Se gli storici del futuro dovessero indicare un esempio della propaganda europeista negli anni terminali della moneta unica, potrebbero scegliere i toni usati per l’accordo firmato venerdì scorso dall’Eurogruppo per suggellare il ritorno della Grecia al finanziamento del debito attraverso il mercato. Non solo la Grecia sarà costretta a politiche di austerità per decenni (dovrà garantire un surplus primario del 3,5% del PIL fino al 2022 e del 2,2% fino al 2060!) – fonte KeepTalkingGreece – , ma più di un terzo della popolazione rimane a rischio povertà – fonte Ekathimerini -, percentuale che salirebbe ad oltre il 50% senza i sussidi sociali. E i tagli a pensioni e indennizzi continueranno anche nei prossimi anni. Insomma, la cura ha avuto successo, ma il paziente è morto – l’importante è che i creditori della Grecia abbiano avuto indietro il proprio denaro e che la Grecia continui a garantire la loro rendita, sotto la disciplina dei mercati e con la benedizione del governo Tsipras.

 

Più di un terzo della popolazione del paese – il 34,8% o 3,7 milioni di persone – è considerata a rischio povertà o di esclusione sociale secondo il sondaggio 2017 dell’ELSTAT (l’ente nazionale delle statistiche) sui redditi delle famiglie e le condizioni di vita.

 

La cifra è scesa lievemente se confrontata con l’anno precedente, perché nel 2016 era considerato a rischio povertà o esclusione sociale il 35,6% della popolazione, o 3,79 milioni di persone.

 

I dati mostrano che il rischio è maggiore tra le persone in età lavorativa (da 18 a 64 anni) – il 38,6%. In particolare, nel medesimo gruppo di età il rischio in Grecia è di gran lunga maggiore tra gli stranieri – ne è toccato il 62,9% – contro il 36,5% dei greci tra i 18 e i 64 anni.

 

La soglia di povertà è stata fissata sul reddito annuale di 4.560 euro per persona e di 9.576 euro per famiglia formata da due adulti e due bambini di età inferiore a 14 anni. Le famiglie a rischio povertà o esclusione sociale sono 789.585 su un totale di 4.162.442 famiglie in Grecia.

 

Senza i sussidi sociali, il 50,8% della popolazione del paese sarebbe considerato a rischio povertà, la qual cosa indica l’impatto che pensioni e sussidi sociali – come l’indennità per i percettori di piccole pensioni (EKAS) e il sussidio alla disoccupazione – hanno sulla vita delle persone.

 


 

L’atmosfera del venerdì mattina è buona. I creditori della Grecia esultano, i media internazionali e persino quelli tedeschi salutano l’accordo dell’Eurogruppo come “la fine della crisi greca”, “la Grecia esce dal salvataggio” e “il debito greco è sostenibile”. Ma l’Eurogruppo dei 19 ministri delle finanze non ha concesso alla Grecia nessuna riduzione del debito. Nemmeno tassi di interesse più bassi o clausole di crescita. Quello che hanno fatto è estendere:

 

    – il rimborso degli interessi sul debito EFSF e la maturazione dei titoli greci di 10 anni;
    – una rigorosa austerità;
    – una stretta supervisione;
    – e più “riforme”.

L’accordo, raggiunto nelle prime ore del mattino di venerdì a causa delle obiezioni tedesche sul tempo di estensione del debito, apre la strada anche all’uscita della Grecia dal suo programma di salvataggio di 8 anni.

 

Inoltre, la Grecia ottiene una tranche di 15 miliardi di euro, un cosiddetto “buffer” che è un ulteriore prestito. Di questi 15 miliardi, 3,3 possono essere usati per ripagare i prestiti del FMI. […]

 

Nella dichiarazione ufficiale, l’Eurogruppo dà il benvenuto all’impegno della Grecia a mantenere:

    – un surplus primario del 3,5% del PIL fino al 2022
    – un surplus primario del 2,2% del PIL in media nel periodo dal 2023 al 2060.

[…]

 

Il presidente dell’Eurogruppo, Mario Centeno, a valle dell’incontro ha detto: “Possiamo affermare con sicurezza che il debito greco è sostenibile in futuro, facciamo le congratulazioni alla Grecia”.

 

Tra le altre cose ha aggiunto che la Grecia ha emanato 450 interventi legislativi soltanto nel contesto del 3° programma di salvataggio. Non ha osato menzionare quelli connessi al salvataggio nei primi due programmi di aggiustamento fiscale.

 

Con misure di lungo termine fino al 2060, i guai della Grecia non sono davvero finiti il 22 giugno né finiranno il 18 agosto, quando uscirà ufficialmente dal 3° programma di salvataggio. […]

 

Ma più essenziale è vedere come questo “grande accordo”, come “la più grande solidarietà che il mondo abbia mai mostrato” (così ha detto il direttore del ESM Regling) influenzerà la vita e le tasche dei greci. Di sicuro le pensioni saranno ulteriormente tagliate nel 2019 e i poveri saranno tassati col restringimento dell’area tax-free (i redditi non tassati) nel 2020.

 

Alla fine dei giochi, ci ritroviamo al punto di partenza, con un debito ben più altro rispetto al 2010: nel 2010 il debito greco ammontava a 262 miliardi, nel 2018 a 323 miliardi di euro.