Il resoconto di Bloomberg sull’accordo al vertice UE conclusosi nelle prime ore del mattino dopo una nottata di trattative, mette in luce come il governo italiano abbia ottenuto molto più di quanto non siano riusciti a ottenere, in anni di suppliche, i governi precedenti. E anche se l’accordo non sembra poter risolvere il problema, ma semplicemente rimanda a soluzioni future che non saranno facili da attuare, la novità è che l’Italia ha fatto sentire chiaramente la propria voce, mettendo gli altri paesi di fronte alla necessità di tentare di risolvere il problema. Che poi l’Unione europea possa effettivamente riuscirci, questo è certamente un altro paio di maniche.

 

 

 

di John Follain, Gregory Viscusi e Patrick Donahue, 29 giugno 2018

 

Il nuovo primo ministro italiano, Giuseppe Conte, è uscito dal suo primo summit dell’Unione europea con un pacchetto di misure per arginare il flusso dei migranti e condividere l’onere di gestire gli arrivi.

 

Durante i colloqui a Bruxelles, che si sono conclusi dopo le 4:30 di venerdì, gli stati membri hanno concordato di incrementare la sicurezza delle frontiere, istituire centri di detenzione per gestire i richiedenti asilo e imporre controlli più severi alle ONG che salvano i migranti sul Mar Mediterraneo. Un funzionario italiano ha detto che Conte ha ottenuto circa il 70% di quello che avrebbe voluto.

 

L’Italia non è più sola“, ha detto il premier ai giornalisti mentre lasciava la sede del vertice.

 

In seguito all’accordo, che ha disinnescato la disputa che apriva vecchie e nuove fratture all’interno dell’UE, l’euro è salito dello 0,8%.

 

I colloqui sono ripresi venerdì mattina con due ore di ritardo rispetto a quanto previsto, con i 27 leader che, dopo la partenza del primo ministro Theresa May, rientrata a Londra, hanno discusso sullo stato dei negoziati sulla Brexit. La dichiarazione, che contiene un avvertimento sui rischi di un divorzio senza accordo, è stata approvata in meno di un minuto, secondo il primo ministro maltese Joseph Muscat, che ha fatto il confronto con le quasi nove ore impiegate per l’accordo sui migranti. Non è ancora chiaro se l’accordo aiuterà la cancelliera tedesca Angela Merkel a evitare una rivolta del suo partito gemello bavarese, l’Unione sociale cristiana, che potrebbe privarla della maggioranza parlamentare. I primi segnali sono promettenti, poiché Hans Michelbach, un vice leader del CSU – e moderato all’interno del partito – ha accolto favorevolmente l’accordo. “È un segnale positivo che le cose si stanno muovendo in Europa nella giusta direzione. Dobbiamo riconoscere che c’è stato movimento e da parte nostra questo può certamente essere visto come positivo“, ha detto alla televisione tedesca ARD.

 

Alexander Dobrindt, un altro funzionario della CSU fortemente critico nei confronti del cancelliere, ha affermato che avrebbe esaminato attentamente l’accordo, notando che contiene delle dichiarazioni sui flussi migratori interni che sono la principale preoccupazione della Germania.

 

All’interno dell’Unione permangono divisioni profonde tra coloro che hanno una posizione relativamente liberista nei confronti della migrazione, come Merkel o Pedro Sanchez della Spagna, e leader come l’ungherese Viktor Orban. Quest’ultimo al suo arrivo ha detto ai giornalisti che “l’invasione deve essere fermata“. Dopo un’impennata nel 2015 i flussi migratori sono effettivamente diminuiti drasticamente.

 

Nella preparazione dei colloqui, l’amministrazione populista di Conte ha animatamente discusso con la Spagna e in particolare con la Francia per la sua decisione di bandire le navi di salvataggio migranti dall’attracco nei porti italiani. E tuttavia nel corso dei negoziati a Bruxelles il Presidente francese Emmanuel Macron ha assunto un ruolo chiave nella gestione dell’accordo.

 

Conte e Macron si sono brevemente confrontati prima che iniziassero i colloqui e poi hanno tenuto due incontri separati faccia a faccia durante la notte. Un funzionario italiano ha accolto con favore quello che ha definito un cambio di atteggiamento da parte francese. L’immagine dei due leader che lavorano insieme – a un certo punto Macron ha twittato una foto – potrebbe aiutare a ristabilire i rapporti tra i due governi, che nelle ultime settimane si sono scambiati insulti.

 

Con Giuseppe Conte stiamo lavorando insieme per trovare un accordo europeo sulla condivisione dei rifugiati“, ha scritto Macron in un tweet.

 

Molto dell’accordo rimane poco chiaro, tuttavia, non ultimo il fatto se sia effettivamente possibile implementarlo più di quanto non sia accaduto con i precedenti tentativi di condivisione degli oneri. La promessa di nuovi fondi UE per combattere la migrazione illegale potrebbe aiutare. Ma finora l’Italia, la Spagna, il Belgio e la Bulgaria hanno tutti dichiarato che non accetteranno l’invito a creare nuovi centri su base volontaria.

 

Giovedì, Conte aveva minacciato di bloccare l’intero programma del summit a meno che non avesse ottenuto il sostegno richiesto. Alla fine ha ottenuto più di qualsiasi altra cosa i suoi predecessori siano riusciti a strappare in anni di suppliche, da quando la crisi dell’immigrazione è esplosa nel 2015.

 

Tuttavia, la lotta per riuscire a condividere queste misure dà il segnale delle ulteriori battaglie che saranno necessarie in futuro, poiché i sostenitori della linea dura, in paesi come l’Austria, l’Italia e l’Europa dell’est, sentono che questo è il momento di portare avanti la loro causa. In un discorso al Bundestag, giovedì, Merkel ha avvertito che la questione dell’immigrazione “potrebbe trasformarsi in un problema che mette in gioco il destino dell’Unione europea“.

 

Mentre lasciava il summit, la Merkel ha sorriso stancamente salutando l’accordo come un “messaggio positivo“. Macron l’ha considerato un approccio coerente al fenomeno della migrazione e ha dichiarato:

 

Questo è il frutto di uno sforzo congiunto ed è il frutto di una cooperazione a livello europeo, mentre un mancato accordo o delle decisioni a livello nazionale non sarebbero state né efficaci né durature“.