Da qualche tempo in Germania si è riaperto pubblicamente il dibattito, mai del tutto sopito, sul dotarsi di armamenti nucleari (ne avevamo già parlato un anno fa qui). Ad innescarlo le recenti dichiarazioni di Trump; e a fronteggiarsi due opposte strategie: da un lato chi sostiene che la Germania dovrebbe assurgere al ruolo di potenza nucleare; dall’altro chi, come il prestigioso Handelsblatt, da cui è preso questo articolo, ritiene una simile mossa destabilizzante per gli equilibri europei e caldeggia una strategia progressiva per rafforzare le (scarse) capacità militari della Bundeswehr, proseguendo nell’integrazione con le altre forze armate europee (a guida tedesca, come sosteneva Foreign Policy) e coronando il sogno di dotarsi di armamenti nucleari grazie al nucleare francese, messo a fattor comune all’interno di una difesa comune “europea”. Insomma, è chiaro che la Germania, a fronte del suo successo economico fondato sull’euro, si sta riappropriando delle sue ambizioni geopolitiche, tanto che non è più in dubbio il principio del dotarsi di armi nucleari, ma solo i modi e i tempi con cui arrivarci.

 

 

 

di Wolfgang Ischinger, 8 agosto 2018

 

 

Come nel gioco degli scacchi, ci sono mosse geopolitiche con le quali un paese può – involontariamente – darsi scacco matto da solo. Eppure questo è esattamente quello che alcuni tedeschi hanno recentemente proposto. I sostenitori di una Germania dotata di armamenti nucleari affermano che l’ombrello nucleare della NATO ha perso tutta la sua credibilità a causa delle dichiarazioni del presidente degli USA, Donald Trump.

 

Ci sono almeno tre buone ragioni per cui valutare l’opzione nucleare sarebbe imprudente per la Germania. Per iniziare, la Germania l’ha ripetutamente ripudiata, per la prima volta nel 1969 firmando (e più tardi ratificando) il Trattato di Non Proliferazione delle Armi Nucleari (NPT), e ancora nel 1990 firmando il cosiddetto Trattato sullo stato finale della Germania [in inglese Two Plus Four Treaty, ndt], che ha aperto la strada alla riunificazione tedesca.

 

Gettare dubbi su questi impegni danneggerebbe seriamente la reputazione e l’affidabilità della Germania in tutto il mondo. La Germania metterebbe in discussione la credibilità della deterrenza nucleare della NATO, e così l’alleanza stessa, assieme all’intero regime di non proliferazione nucleare.

 

Vale la pena notare che dalla sua creazione, nel 1949, la NATO è stata uno degli strumenti di più grande successo al mondo per la prevenzione della proliferazione. Non un singolo stato membro della NATO – ad eccezione degli Stati Uniti, del Regno Unito e della Francia – ha ritenuto necessario dotarsi di armi nucleari per proprio conto.

 

Il rischio dell’effetto domino

 

Se la Germania dovesse ora abbandonare il suo status di potenza non nucleare, cosa impedirebbe alla Turchia o alla Polonia, ad esempio, di seguirne l’esempio? La Germania come becchino del regime internazionale di non proliferazione nucleare – chi potrebbe volerlo?

 

In secondo luogo, una bomba nucleare tedesca danneggerebbe il contesto strategico in Europa – a svantaggio della Germania. La Russia interpreterebbe i passi tedeschi verso un arsenale nucleare come una minaccia diretta alla propria sicurezza nazionale e adotterebbe probabilmente delle contromisure militari. Questo, a sua volta, renderebbe ancora più difficile perseguire la visione di un ordine pan-europeo di pace e sicurezza, obiettivo fondamentale della politica estera di tutti i governi tedeschi a partire da quello di Konrad Adenauer. Oltretutto, le ambizioni nucleari della Germania potrebbero mettere a repentaglio il delicato equilibrio di potere in Europa – incluso quello tra la Germania e la Francia, per esempio – con conseguenze incalcolabili per la coesione a lungo termine dell’Unione Europea.

 

Infine, non è difficile prevedere che la ricerca di armi nucleari porterebbe a una significativa opposizione da parte dell’opinione pubblica, in particolar modo visto che una mossa del genere rappresenterebbe un dietrofront totale per il governo della cancelliera tedesca Angela Merkel, che, soltanto pochi anni fa, si è mossa per eliminare del tutto l’energia nucleare. È difficile immaginare un fiasco più grande per la politica estera e la sicurezza della Germania che proporre una strategia nucleare e poi non riuscire a ottenerne l’approvazione in parlamento.

 

Alternative ragionevoli

 

Ci sono modi più intelligenti a lungo termine per rinforzare la difesa nucleare europea rispetto al proporre una bomba tedesca. Per esempio, la Francia potrebbe essere disponibile a prendere in considerazione l’idea di svolgere un ruolo esteso nella deterrenza nucleare, assieme a quello degli Stati Uniti e del Regno Unito, dentro la NATO. Anche se ciò richiederebbe un riorientamento fondamentale e una europeizzazione della strategia nucleare francese, la Germania e gli altri partner europei potrebbero offrire dei contributi finanziari per un’iniziativa come questa, nel contesto di una futura unione di difesa europea con una componente nucleare. Ma queste sono, nel migliore dei casi, opzioni di lungo termine.

 

In breve, non importa quel che Trump dice, la Germania rimarrà dipendente dall’ombrello nucleare statunitense per il futuro prevedibile.

 

Il miglior modo per mantenere la credibilità della NATO e per essere presi seriamente dagli Stati Uniti è lavorare seriamente per l’obiettivo, stabilito dall’alleanza, di raggiungere il 2% del PIL per le spese militari e investire con maggior forza nella capacità militare convenzionale. Non per soddisfare le richieste degli Stati Uniti, ma per proteggere i nostri stessi interessi di difesa e sicurezza. Ma non si tratta semplicemente di spendere di più; si tratta di spendere in modo più intelligente, in particolare mettendo in comune e condividendo le capacità, e con sistematici approvvigionamenti congiunti con la Francia e altri partner europei, anche attraverso il Fondo di Difesa dell’UE, istituito recentemente.

 

Niente di questo funzionerà se la Germania non inizia a definire la strategia militare, la sicurezza e la difesa come priorità politiche di primo piano. Soltanto allora il Bundestag [il Parlamento tedesco, ndt] potrà dare alla Bundeswehr [l’esercito tedesco, ndt] – spesso definito un “esercito parlamentare” – quel che le serve per fare il proprio lavoro. L’alternativa – ovvero considerare lo sviluppo di armi nucleari – sarebbe una mossa perdente.