Una sintesi da Eurointelligence si sofferma su un aspetto del panorama politico tedesco, in parte presente anche in altri paesi, ossia il venir meno di distinzioni nette tra partiti di destra e di sinistra. In particolare si osservano sempre più punti di contatto tra AfD  e la Linke, i due partiti agli estremi opposti dello spettro politico, i quali su una vasta gamma di temi si trovano però molto più in sintonia di quanto non appaia. D’altra parte, tra i partiti tradizionali, i socialdemocratici sono ormai indistinguibili dai neoliberisti di destra.

 

 

22 agosto 2018

 

 

Mentre nell’UE si torna lentamente al lavoro dopo la pausa estiva, un interessante articolo su FAZ discute gli sforzi compiuti da alcuni esponenti di AfD per riposizionare il partito a sinistra per quanto riguarda le politiche sociali, in diretta competizione con l’SPD e la Linke. Ricordiamo il famoso dibattito nel Partito della Linke, in cui Oskar Lafontaine e Sahra Wagenknecht hanno cercato di aprire il partito a destra – con le loro richieste di uscita dall’euro e stop all’immigrazione.

 

 

Esistono ancora alcuni libertari economici all’interno dell’AfD, la cui appartenenza risale ai tempi in cui il partito si concentrava essenzialmente sull’uscita dall’euro, ma molti di loro l’hanno abbandonato, e i rimasti sono ora in minoranza rispetto all’estrema destra.

 

 

La questione politica su cui si concentra adesso il dibattito all’interno dell’AfD è il futuro del sistema pensionistico tedesco. Due importanti esponenti di AfD, Bjorn Hocke, capo del partito in Turingia, una delle roccaforti AfD, e Jurgen Pohl, deputato AfD per lo stesso Land, si sono dichiarati a favore di una pensione statale come parte di un pacchetto più ampio di diritti dei cittadini. Ciò rappresenterebbe la più grande riforma sociale nella Germania del dopoguerra, nel cui sistema pensionistico tutti versano contributi in un fondo, e la pensione è finanziariamente correlata all’importo e al numero di anni di pagamento.

 

 

Il costo stimato per le pensioni statali sarebbe di 125 miliardi di euro all’anno. Hocke è all’estrema destra del partito, ed è lì dove c’è il più grande sostegno per le politiche di welfare sociale di sinistra. L’ala destra del partito vorrebbe inoltre aumentare l’indennità di disoccupazione. L’unica – e, presumiamo, insormontabile – differenza con la SPD è la vicinanza di quest’ultimo ai sindacati.

 

 

A parziale sostegno di questi argomenti si colloca un recente commento di Steve Fuller, un accademico che ha studiato i cambiamenti ideologici e le svolte dei partiti socialdemocratici in Europa. La sua tesi è che i socialdemocratici sono diventati praticamente indistinguibili dai neoliberali, ovvero da quel movimento nato nella Germania del dopoguerra per rafforzare la base istituzionale del liberalismo. A questo proposito cita il sociologo Robert Michels, secondo il quale la socialdemocrazia sarebbe il paradigma di un’ideologia disposta a tutto per mantenere il potere, adattando i propri principi alle circostanze. Tra gli esempi troviamo l’appoggio dato dalla SPD alle riforme sociali di Bismarck, e dopo la seconda guerra mondiale la rottura ufficiale del partito dal marxismo. Fuller sostiene che la principale differenza rimanente tra socialdemocratici e neoliberisti è come reagiscono ai propri fallimenti politici. Mentre i socialdemocratici danno la colpa ai ricchi, i neoliberali danno invece la colpa ai poveri.