Dal blog di Tom Luongo, una stimolante ipotesi sulla strategia europea di Salvini. Col vento populista in poppa e il supporto della guerra valutaria e commerciale che Trump sta muovendo al vecchio continente, il vice primo ministro italiano, come dimostra l’incontro con Orban e la proposta di una “Lega delle Leghe”, sta cercando di formare un’alleanza di partiti sovranisti europei che possa prendere il controllo del Parlamento europeo dopo le prossime elezioni di maggio 2019. A quel punto, con il governo della Merkel travolto dal successo di AfD e Macron all’angolo, questa coalizione sarà in grado di controllare anche l’elezione del prossimo Presidente della Commissione europea. E allora saranno i globalisti a piangere.

 

 

di Tom Luongo, 5 settembre 2018

 

Il Grande Riallineamento sta per arrivare in Europa l’anno prossimo. È già tutto scritto.

 

Questa estate ha visto la Cancelleria tedesca Angela Merkel sopravvivere alla sfida alla sua leadership da parte del socio di coalizione Horst Seehofer sulla politica sull’immigrazione.

 

La Merkel ha bisogno di riportare delle vittorie politiche per mantenere la sua presa sul potere. Mantenere la posizione contro il presidente Trump sul gasdotto Nordstream 2 e tenere un incontro di vertice cordiale col presidente russo Vladimir Putin sono un buon inizio.

 

Perché gran parte d’Europa è stanca  1) che la Germania stabilisca le politiche per l’intera Unione europea e 2) delle sanzioni contro la Russia, che stanno ammazzando il commercio.

 

Ma le proteste nella città di Chemnitz, in Sassonia, che vanno avanti ormai da una settimana a causa dell’accoltellamento di un uomo del posto, la incalzano. I numeri dei sondaggi per la Merkel continuano a scendere.

 

Più si indebolisce, più l’opposizione si fa coraggiosa.

 

Ad esempio il vice primo ministro italiano Matteo Salvini e il presidente ungherese Viktor Orban. Si sono incontrati per studiare una strategia per porre fine alla politica delle porte aperte nella UE. A una visione superficiale,  Italia e Ungheria sembrano in disaccordo sul tema.

 

L’Italia vuole chiudere i suoi confini e che i suoi migranti siano redistribuiti in tutta Europa.

 

L’Ungheria rifiuta fermamente di farsi carico anche di un solo migrante.

 

Secondo i media e i politici europei, questa dicotomia metterà questi due ribelli titani in conflitto tra di loro.

 

Ma, come ha fatto recentemente notare Mike Shedlock su Townhall.com, questi due uomini hanno degli obiettivi più grandi sui quali sono completamente d’accordo – proteggere i propri confini per preservare l’identità culturale e nazionale.

 

Questo è il motivo per cui Salvini sta invocando “una Lega delle Leghe” in Europa. E ci riuscirà.

 

Questo è l’uomo che è riuscito a trasformare la secessionista Lega Nord nel partito MIGA – Make Italy Great Again [“Rendi di nuovo grande l’Italia”, una chiara citazione dello slogan trumpiano, ndt].

 

Quindi lui e il leader del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio si sono fatti strada nella Palude Italiana fino a formare un governo che secondo gli esperti non poteva funzionare, neutralizzando il candidato dell’establishment Silvio Berlusconi.

 

Grazie al genio strategico di Salvini la politica italiana non sarà più la stessa. I sondaggi adesso danno la sua Lega attorno al 30%, il che fa ben sperare per le elezioni del Parlamento europeo del prossimo anno.

 

Perché adesso egli punta al MEGA – Make Europe Great Again (Rendi di nuovo grande l’Europa, ndt).

 

I  “quisling media” europei (sinonimo di collaborazionisti e traditori, ndt) gli saltano addosso ogni qual volta possa essere percepita una differenza di opinioni tra Salvini e Di Maio, descrivendo la coalizione come debole e precaria.

 

Hanno riportato i colloqui tra Orban e Salvini insieme alla richiesta di Di Maio di condividere l’onere dei migranti all’interno della UE. Questo per seminare discordia dove in realtà non c’è.

 

I due si muovono a ranghi serrati nel fronteggiare Bruxelles sul programma di austerità. Correttamente comprendono che l’austerità distruggerà l’economia italiana e la sua cultura. Il programma non ha nulla di diverso da quello imposto alla Grecia o da quello che sta distruggendo di nuovo l’Argentina, la cui valuta è implosa la scorsa settimana.

 

La loro speranza [dei sostenitori dell’austerità] è che questa ondata di populismo che sta dilagando in Europa sia soltanto un capriccio, che finirà in lacrime.

 

Ma non si piange nella politica del potere.

 

Né Salvini né Orban sono dei deboli inclini al dubbio. E la loro nascente alleanza va oltre il mettersi in mostra sulla politica sull’immigrazione.

 

Con la Merkel debole, isoleranno il presidente francese Emmanuel Macron, la loro nemesi, e dopo le elezioni del prossimo anno rifaranno il Parlamento Europeo .

 

Perché il vero obiettivo è prendere il controllo della Presidenza della Commissione europea, estromettendo l’odioso Jean-Claude Juncker.

 

Una “Lega delle Leghe” riunirebbe i partiti sovranisti di tutta Europa in un unico partito all’interno del Parlamento europeo. Il Partito Popolare Europeo controlla l’Europarlamento assieme ai Social Democratici, in una grande coalizione in stile Germania, che non ha altro obiettivo che un controllo più centralizzato da parte dei tecnocrati UE.

 

Come Juncker.

 

Salvini e Orban vogliono che gli altri paesi di Visegrad e l’Austria formino la base di questa coalizione.

 

Sarà abbastanza? Il gorilla da 360kg nella stanza è Alternativa per la Germania (AfD). Partito ufficiale d’opposizione nel Bundestag, AfD guadagnerà seggi nel Parlamento europeo, dove attualmente ne ha soltanto uno.

 

È il jolly nell’azzardo di Salvini e Orban.

 

Come ho già detto altre volte, AfD è in procinto di “fare il grande salto” da partito minore a grande partito. Gli ultimi sondaggi, vecchi quasi di un mese, davano AfD tra il 16 e il 18% a livello nazionale.

 

Se AfD avrà un’impennata come la Lega, dal 15% circa al 30%, il governo della Merkel cadrà.

 

AfD entrerà nel Parlamento europeo col vento in poppa per vedere i desideri di Salvini e Orban che si avverano.

 

Questo spiega perché le proteste a Chemnitz sono importanti. Perché l’ascesa di AfD nella Baviera dominata dalla CSU è così importante.

 

La frustrazione pubblica per la violenza degli immigrati potrebbe spostare di molto  l’elettorato tedesco da qui alle elezioni di maggio, poiché sempre più tedeschi sentono con orgoglio il senso della comunità locale.

 

Inoltre c’è il fattore Trump.

 

Quanto più Donald Trump mette sotto pressione la leadership dell’UE nella sua politica interna tanto più questa  passa per debole e stupida. Nonostante Juncker, Merkel e Macron parlino tanto, le aziende europee stanno abbandonando i loro commerci con l’Iran in seguito all’uscita degli Stati Uniti dall’accordo JCPOA.

 

Più cercano di affossare la Brexit, rivelandosi globalisti e antidemocratici quali sono, peggiori saranno le ripercussioni che cadranno loro addosso.

 

Il nuovo governo spagnolo desidera discutere di una maggiore autonomia per la Catalogna, piuttosto che incarcerare tutti e spaccare il cranio alle vecchie signore per le strade di Barcellona.

 

Immagini come queste sono la faccia della UE della Merkel. Come la gente a Chemnitz, vestita di nero, che sfila portando i cartelloni con le foto delle vittime della violenza dei migranti in un vigile silenzio.

 

Questo non è un capriccio. Queste sono emozioni reali. Conseguenze reali.

 

Le loro lacrime sono reali e non sono in vendita.

 

I mercati scommettono sempre che quelli al potere rimarranno al potere. L’euro manca di segnalare questi cambiamenti nel vento della politica. Nessuno di quelli che sono al potere vuole che l’euro cada troppo e troppo in fretta, o, come la Merkel, che cada affatto.

 

Perché per lei l’euro forte  è il meccanismo principale attraverso il quale mantenere debole la sua opposizione, gettando le colpe sugli sperperi e l’indolenza degli italiani, quando è la errata valutazione del costo del lavoro italiano a causa dello stesso euro sopravvalutato la ragione per cui l’Italia non può crescere e ridurre il suo debito.

 

Formando un’alleanza per riformare l’UE dall’interno, Salvini e Orban contrastano questa narrazione intraprendendo un  percorso politicamente sostenibile, dato il forte sostegno di cui ancora gode l’UE da parte di molti elettori.

 

Questa allenza fornisce a Salvini il randello con cui colpire l’Unione europea per la sua intransigenza sulle questioni di bilancio. Gli permette di dire: “Vedete, non voglio uscire dall’euro, ma Bruxelles non negozia per un’Italia migliore”.

 

E dati i risultati di quest’uomo fino ad ora, non scommetterei contro di lui quando gli elettori infuriati andranno a votare quest’inverno.

 

E allora saranno i globalisti a piangere.