Il governo tedesco è ormai dilaniato internamente dalla questione dell’immigrazione. Mentre la CSU (Seehofer) sente sul collo il fiato del partito anti-immigrazione AfD, la cancelliera Merkel non vuole spostarsi a destra, anche per non perdere l’alleato SPD. Di conseguenza il governo è entrato in una fase di totale stallo. E questo rende impossibile il rilancio dell’Europa che qualche mese fa sognavano la Merkel e Macron, a sua volta alle prese con enormi problemi di consenso elettorale.

 

 

 

Di Moritz Koch, 20 settembre 2018

 

Horst Seehofer durante la sua lunga carriera politica ha raggiunto molti traguardi, ma era difficile pensare che potesse contrastare la forza di gravità, almeno finora. E invece Seehofer non ha potuto evitare le dimissioni del suo confidente Hans-Georg Maassen, ma ha potuto evitare la sua caduta.

 

La teorica vittima ha abbandonato il suo precedente incarico di presidente dell’Ufficio Federale per la Protezione della Costituzione per approdare alle alte sfere del ministero dell’Interno. Gli è stata evitata una dura caduta in ritiro temporaneo forzato.

 

Seehofer ha sottolineato che Maassen ha reso un ottimo servizio al paese, specialmente nella lotta al terrorismo. Ma non occorre metterlo in discussione, per sostenere che Maassen ha minato la fiducia in lui e nella sua autorità nelle ultime due settimane. Se il capo del servizio di intelligence interna mette in allarme il pubblico con speculazioni poco credibili, nessuno dovrebbe sorprendersi se il prossimo allarme terrorismo non verrà preso seriamente. Il comportamento di Maassen dopo le schermaglie a sfondo neonazista a Chemnitz è stata la ragione delle sue dimissioni. Il premio: una promozione alla segreteria di Stato con uno stipendio aumentato del 20 per cento (in sostanza, Maassen si è rifiutato di dipingere l’episodio come un rigurgito neonazista, e ha quindi violato il politicamente corretto NdVdE).

 

Per quanto possano essere corrette le critiche a Maassen, sarebbe sbagliato ridurre il cosiddetto caso-Maassen alla sua persona. All’ex capo dello spionaggio tedesco potrà anche piacere porsi al centro dell’attenzione nelle sue interviste, ma in fin dei conti è una figura di poco conto. La cancelliera ha recentemente sottolineato che la coalizione “non si romperà per il capo di un’agenzia sussidiaria”. È corretto. Tuttavia allo stesso tempo Angela Merkel ha taciuto l’argomento sul quale il suo governo potrebbe spaccarsi: le sue contraddizioni interne e le lotte di potere irrisolte. La grande coalizione è composta dal partito Socialdemocratico, che vuole governare solo a certe condizioni, e un’alleanza di centrodestra che ha poteri limitati per governare. Il risultato è un equilibrio instabile, che ha prodotto due crisi esistenziali in sei mesi.

 

Non è una coincidenza che le controversie avvengano al ministero dell’Interno. Sotto la guida di Seehofer qui si sta formando una sorta di governo di opposizione. Nel suo futuro ruolo di segretario di stato per la sicurezza, Maassen incontrerà il suo vecchio amico Dieter Romann, capo della polizia federale, con cui condivide la posizione di netto rifiuto della politica della Merkel sui rifugiati. Con questi uomini, una cosa è certa: i conflitti non diminuiranno all’interno della coalizione in crisi della Merkel.

 

Tuttavia il principale problema della cancelliera è Seehofer, che non ha mai voluto seguire le sue direttive per determinare la politica sui rifugiati. Quando parla di fare marcia indietro sulla politica del diritto d’asilo, non si riferisce a una classica revisione per mostrare l’impronta di un nuovo ministro nel tempo. Intende umiliare la sua rivale. La politica del governo è caratterizzata da un’impasse tra la Merkel e Seehofer. Questa è la situazione. C’è un equilibrio di poteri che è in realtà un equilibrio di debolezze. Seehofer è stato duramente colpito dalla sconfitta del suo partito nelle elezioni nazionali dello scorso anno. Non ha la forza di disarcionare la cancelliera. Ma anche la Merkel non è più abbastanza forte per liberarsi del suo avversario.

 

Gli alleati della Merkel sperano in una sconfitta della CSU in Baviera

 

Il risultato è una continuazione dell’attuale conflitto riguardo alla politica sui rifugiati. La Merkel prende tempo. I suoi alleati sperano che il problema-Seehofer si risolva da solo dopo le elezioni in Baviera. Si profila una sconfitta storica per la CSU, e molti daranno la colpa al capo del partito Seehofer. Ma quello che verrà dopo non si sa. Anche se la CSU dovesse inviare un nuovo ministro a Berlino, la disputa ideologica fondamentale rimane, per decidere se i due partiti gemellati – la CDU della Merkel e la CSU di Seehofer – debbano rimanere ancorati al centro o debbano andare verso lo spettro conservatore. Questo è precisamente il nocciolo della questione dei rifugiati.

 

In mezzo al fronte CDU/CSU sta la SPD, che in realtà avrebbe voluto posizionare il Vice Cancelliere Olaf Scolz come alternativa alla Merkel e che improvvisamente si trova ad essere la guardia del corpo della cancelliera. I Socialdemocratici si prendono la maggior parte delle colpe per il cambiamento di guida dell’importante ministero di Seehofer. Anziché celebrare i successi del lavoro del governo – la legge per migliorare i centri diurni di guardia che è appena stata approvata, o la riduzione dei contributi di disoccupazione, per esempio – la SPD viene utilizzata come uno sparring partner. Non c’è da stupirsi che i rivali della coalizione si sentano rassicurati. Il discontento della base potrebbe rapidamente trasformarsi in rivolta.

 

Ci si è quasi dimenticati nel frattempo che l’accordo di coalizione era stato proclamato “una nuova partenza per l’Europa”.  La speranza era che un asse franco-tedesco potesse condurre l’Europa in un momento di incertezza. Sei mesi dopo, nessuno a Berlino sembra rendersi conto che il presidente riformatore, Emmanuel Macron, è in grossi guai. Mentre il governo tedesco è assorbito dai suoi problemi interni, un’opportunità storica sta sfumando. I nemici dell’Europa, sia interni sia esterni, si rallegrano aspettando che accada il peggio.