Nonostante la forte espansione dell’economia tedesca e il quarto cancellierato della Merkel, i segni di instabilità si moltiplicano: da Bloomberg, una serie di mappe che illustrano le sfide a cui il Paese si trova davanti. Certo, avanti a tutte un’industria manifatturiera per l’80% rivolta alle esportazioni.  

 

 

 

di Andre Tartar, Dodge Sam e Jeremy Scott Diamond

 

2 ottobre 2018

 

Nel cuore dell’Europa stanno comparendo delle crepe. Nonostante la storica espansione economica della Germania e la cancelliera Angela Merkel all’inizio del suo quarto mandato, ci sono sempre più segni di instabilità.

 

La globalizzazione e la tecnologia minacciano di portare cambiamenti strutturali profondi nel Paese, legato alla tradizione, dove non tutti hanno ugualmente beneficiato della crescita, e l’afflusso di rifugiati nel 2015 ha portato allo scoperto un sentimento nazionalista. Il sostegno ai principali partiti politici, incluso il blocco della Merkel, si sta esaurendo, e il populista AfD è in crescita, specialmente nelle sacche dove permane un alto tasso di disoccupazione.

 

 

Per tutto l’anno, i giornalisti di Bloomberg hanno viaggiato attraverso la Germania per esplorare le sfide di un paese al bivio.

 

Ciò che rende la Germania particolarmente complessa è il fatto che la sua potenza economica è distribuita dal Nord al Sud e dall’Est all’Ovest, piuttosto che concentrata in una capitale dominante – retaggio della divisione del dopoguerra e di forti stati federali. Questa struttura stratificata e decentralizzata rischia tensioni su molti fronti.

 

Un’analisi di Bloomberg su indicatori come occupazione e produzione mostra la distribuzione delle principali industrie nei circa 400 distretti della Germania. Le seguenti mappe distinguono i diversi distretti per intensità di colore (a seconda del grado di concentrazione dell’industria) e per intensità di tratteggio (sul loro grado di specializzazione).

 

 

Il marchio “Made in Germany” è di grande importanza nella storia di successo economico del paese. Che si tratti di turbine a gas di Siemens AG, trapani elettrici di Robert Bosch GmbH o componenti speciali prodotte dai cosiddetti “campioni nascosti” delle piccole e medie imprese a conduzione familiare, gli esportatori tedeschi hanno diffuso il vangelo della superiorità dell’ingegneria tedesca in tutto il mondo. Il rischio è che la manodopera qualificata è sempre più difficile da trovare e le tecnologie digitali stanno minando il valore del know-how meccanico della vecchia scuola.

 

Nel 2017, il più grande settore manifatturiero impiegava circa otto milioni di lavoratori tedeschi (circa uno su cinque) e contribuiva per quasi 700 miliardi di euro al prodotto nazionale lordo, ovvero il 23% del totale. Questa attività è concentrata soprattutto nella Renania settentrionale-Vestfalia e Baden-Württemberg, dove hanno sede più della metà delle oltre 1.600 compagnie considerate leader del mercato globale, con una particolare concentrazione attorno a Stoccarda. Il tasso di disoccupazione medio nei distretti manifatturieri di più alto livello è del 5% inferiore a quello degli altri settori.

 

 

Dato che la Germania è la patria di Volkswagen, Porsche, Mercedes-Benz, Audi e BMW, non si può sottovalutare l’importanza dell’industria automobilistica. Il passaggio graduale a un’era di veicoli elettrici a guida autonoma rappresenta una sfida significativa per i marchi tradizionali associati a potenza e maneggevolezza.

 

Mentre c’è un forte gruppo attorno alla sede centrale di Daimler AG a Stoccarda, Volkswagen – la più grande casa automobilistica del mondo – ha sede a Wolfsburg, nel nord, mentre BMW in Baviera. Anche l’Est ex-comunista è diventato una base manifatturiera dopo la riunificazione.

 

Nel 2017, le case automobilistiche del Paese hanno prodotto all’interno 5,6 milioni di autovetture, di cui quasi l’80% destinato all’esportazione. In questo contesto, i politici locali hanno messo in guardia contro lo smantellamento del libero mercato globale in favore del protezionismo.

 

 

Mentre Londra è ancora il principale centro finanziario d’Europa, la Brexit rappresenta un’opportunità d’oro per Francoforte, il secondo in classifica. A partire da marzo, le banche hanno già annunciato la rilocalizzazione di almeno 3.000 posti di lavoro presso la casa madre Deutsche Bank AG e Commerzbank AG, che hanno avuto problemi di bassa redditività e compiuto passi falsi strategici. I guai delle due maggiori banche hanno portato alla richiesta, da parte degli ambienti di governo, di un campione bancario europeo con sede in Germania, abbastanza grande e abbastanza forte da sostenere gli esportatori.

 

Si aggiungerebbe alle 385 casse di risparmio pubbliche, note come “Sparkassen”, che rappresentano una forza dominante nel settore bancario al dettaglio, ma rappresentano anche un potenziale rischio nascosto per il panorama finanziario della Germania a causa di una supervisione discutibile.

 

 

La Germania può essere più conosciuta per le sue macchine di fascia alta e per i suoi prodotti industriali, ma anche gli agricoltori sono un gruppo produttivo. Nel 2017 hanno spedito all’estero oltre 37 miliardi di dollari di materie prime e prodotti agricoli trasformati, più della metà del totale e il doppio della Francia. Le maggiori esportazioni tedesche comprendono carne suina (circa 4,8 miliardi di dollari), formaggio e latticini (4,4 miliardi di dollari) più latte e panna (3 miliardi di dollari).

 

Ma la siccità di questa estate ha fatto sì che il secondo produttore di cereali in Europa si sta trasformando in importatore netto, per la prima volta da tre decenni. Tuttavia, l’impatto dei cambiamenti climatici non è stato affatto negativo. I viticoltori tedeschi si aspettano un raccolto eccezionale, perché il clima caldo e secco aumenta la quantità e la qualità delle uve del paese.

 

I principali distretti agricoli si trovano nella Bassa Sassonia e nello stato costiero del Mar Baltico del Meclemburgo-Pomerania occidentale, convenientemente situato in prossimità dei principali porti marittimi della Germania.

 

 

Le miniere di carbone e le acciaierie della Ruhr Valley hanno alimentato la macchina militare tedesca durante due guerre mondiali e l’hanno trasformata in una potenza industriale durante la ricostruzione. Ma i metalli a basso prezzo dall’Asia stanno indebolendo i posti di lavoro nel settore dell’acciaio, e la Merkel ha istituito una commissione per formulare un piano di uscita del Paese dal carbone e lo spostamento verso l’energia rinnovabile. Queste tendenze si scontrano nel nord Reno-Westfalia, dove la proproga di una miniera di lignite a cielo aperto fa salire la tensione.

 

I tassi di disoccupazione nei distretti minerari sono in genere superiori alla media nazionale, a volte fino a 6,8 punti percentuali. Anche i centri di lignite nell’est-Brandeburgo, Sassonia e Sassonia-Anhalt sono sotto pressione.

 

 

Dalle automobili alle macchine tipografiche ai robot industriali, la maggior parte degli esportatori tedeschi esporta via mare. Bremerhaven ha spedito oltre 2,1 milioni di auto nel 2016 e il porto principale del paese è Amburgo, il terzo più trafficato di-Europa.

 

In termini di trasporto aereo, i dati di Eurostat mostrano che l’aeroporto di Francoforte, l’hub di Lufthansa AG, ha gestito oltre la metà del totale nazionale nel 2017, ovvero circa tre milioni di tonnellate. Anche le autostrade del Paese sono importanti per il trasporto, benché molte strade e ponti abbiano un disperato bisogno di manutenzione.

 

 

La divisione politica della Germania fino alla riunificazione del 1990 è evidente nella distribuzione dei posti di lavoro pubblici, con forti concentrazioni non solo a Berlino, ma anche nella capitale della Germania occidentale, Bonn.

 

Le autorità federali e statali hanno oltre tre milioni di tedeschi nei loro libri paga. Può sembrare molto, ma rappresentando circa l’11% dell’occupazione complessiva, è il più basso tasso in Europa. In confronto, l’organico della pubblica amministrazione in Francia rappresenta il 21% dei posti di lavoro.

 

 

Mentre la vicina Francia rimane la principale destinazione europea per i viaggiatori di tutto il mondo, gli hotel e i resort della Germania hanno fatto buoni affari nel 2017, con 459 milioni di pernottamenti totali. Quattro su cinque di questi pernottamenti hanno riguardato turisti tedeschi, che si sono riversati in gran parte sulle coste del Mar Baltico e del Mare del Nord. Berlino è stata una delle principli destinazioni e, a Sud, la Baviera, sede dell’Oktoberfest e di favolosi castelli come Neuschwanstein, l’anno scorso ha attirato 6,2 milioni di visitatori.

 

Nel frattempo, la maggior parte degli stranieri si è fermata a Sud-ovest, lungo il confine con la Francia, il Belgio e il Lussemburgo.

 

 

Come dimostrato nelle mappe, la struttura economica della Germania è a più livelli, con alcune aree più robuste e diverse rispetto ad altre. La sfida consiste nel fare in modo che il divario tra chi ha e chi non ha non si allarghi troppo e fomenti ulteriori tensioni sociali.