Uno degli sviluppi più interessanti e forse meno compresi dell’attuale politica italiana è una maggiore attenzione ai rapporti con la Cina. Riteniamo che la strategia geopolitica della Cina sia in generale poco conosciuta in Italia, e non sufficientemente spiegata dai media. La Cina viene spesso dipinta come un pericolo per le nostre industrie , una potenza economica allo stesso tempo predatoria ed ineluttabile, ma la storia è molto più complessa. Da alcuni anni la Cina ha lanciato una serie di iniziative che collettivamente fanno parte di una visione di amplissimo respiro, denominata in vari modi, “One Belt and One Road” (OBOR), “Nuova Via della Seta” o, in lingua cinese, “Yi Dai Yi Lu” (YDYL).

 

 

Per permettere ai nostri lettori di orientarsi e contestualizzare l’iniziativa traduciamo un articolo di Zero Hedge non recentissimo ma esplicativo. La vasta portata dell’iniziativa, che comprende tra le altre cose opere infrastrutturali, investimenti industriali, scambi culturali e molto altro ancora, non permette di trattarla in profondità in un breve articolo. Speriamo però così di contribuire con una presentazione iniziale a stimolare le ricerche individuali dei lettori che fossero interessati a saperne di più.

 

 

da Zero Hedge, 6 agosto 2015

 

 

Nell’aprile 2015, il presidente cinese Xi Jinping si recò in una visita d’importanza epocale nel vicino Pakistan. La Cina, attraverso l’iniziativa “One Belt, One Road” di Pechino, era intenzionata ad investire circa $50 miliardi in infrastrutture in Pakistan, tra cui centrali elettriche, strade, ferrovie e, forse ancora più importante, il gasdotto Iran-Pakistan. Un somma considerevole, che rappresenta il 53% in più rispetto agli aiuti totali degli Stati Uniti ad Islamabad negli ultimi 13 anni. La Cina intendeva anche investire una somma altrettanto cospicua in Brasile e prendeva in considerazione anche la costruzione di una ferrovia sulle Ande, per collegare il Brasile alla Cina attraverso il Pacifico e i porti del Perù.

 

In Europa, l’Ungheria è stato il primo paese europeo ad aver firmato un memorandum d’intesa sulla Via della Seta. Qui il commento di Reuters:

 

L’Ungheria è diventata il primo paese europeo a firmare un accordo di cooperazione per la nuova iniziativa cinese “Silk Road” per lo sviluppo di infrastrutture commerciali e di trasporto in tutta l’Asia e oltre, ha dichiarato il ministero degli esteri cinese.

 

La Cina invita un numero sempre maggiore di paesi europei a guardare verso est, e rafforzare la cooperazione con la Cina e altri paesi asiatici, ed a partecipare alla “One Belt, One Road” in vari modi, ha dichiarato Wang Yi, ministro degli esteri della Cina, in una dichiarazione separata sul sito web .

 

L’Ungheria spera di cooperare strettamente con la Cina e proseguire con la ferrovia ungaro-serba e altri importanti progetti infrastrutturali, secondo quanto riportava l’allora presidente ungherese Janos Ader dal ministero degli esteri cinese.

 

La Cina ha contribuito a finanziare e costruire la ferrovia che collega l’Ungheria alla Serbia.

 

I progetti previsti dal piano comprendono una rete di ferrovie, autostrade, oleodotti e gasdotti, reti elettriche, reti Internet, collegamenti marittimi e di altre infrastrutture attraverso l’Asia centrale, occidentale e meridionale fino a Grecia, Russia e Oman, incrementando i collegamenti della Cina con l’Europa e l’Africa.
Sebbene sia stato molto pubblicizzato, “One Belt, One Road” è di fatto tuttora poco compreso (il che riflette in parte le dimensioni e la portata dell’iniziativa). Il programma è stato definito da alcuni come un Piano Marshall cinese, un’interessante caratterizzazione, dal momento che l’AIIB [Asian Infrastructure Investment Bank, Banca asiatica d’investimento infrastrutturale, N.d.T.] è stata subito vista come un tentativo implicito da parte di Pechino di istituire una sorta di Dottrina Monroe in salsa cinese. Per inciso, questo dimostra ancora una volta l’irrefrenabile tendenza a vedere il mondo attraverso le lenti dell’unipolarismo che ha dominato la politica globale per più di sei decenni. O forse è un riflesso del fatto che la Cina è davvero un egemone in ascesa, e in quanto tale le sue politiche e programmi assomigliano a quelli degli Stati Uniti nei momenti storici critici in cui Washington ha colto le opportunità per espandere l’influenza americana.

 

Un commento di Barclays fa luce sul “Yi Dai Yi Lu”:

 

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Più di un piano Marshall: più esteso, più completo e più inclusivo

 

L’iniziativa Yi Dai Yi Lu (YDYL) è stata etichettata come il “piano Marshall cinese”. Ci sono alcune somiglianze tra la nuova iniziativa della Cina e il Programma di ripresa europeo post-Seconda Guerra Mondiale, condotto dagli Stati Uniti (popolarmente noto come Piano Marshall dal nome del Segretario di Stato americano George Marshall).

 

  • L’enfasi sulle infrastrutture e sull’industria pesante è la modalità per rilanciare la crescita o la ricostruzione.

Il capitale stanziato per il piano Marshall di 13 miliardi di dollari USA (circa $120 miliardi al valore attuale del dollaro) è nello stesso ordine di grandezza degli iniziali 40 miliardi di dollari previsti per il New Silk Road Fund.
L’istituzione della Asian Investment Infrastructure Bank (AIIB) potrebbe essere percepita come analoga alla formazione del FMI e della Banca mondiale per aiutare la trasformazione strutturale delle economie.
Esiste la percezione (in alcuni ambienti) di una potenziale egemonia cinese nei paesi YDYL.

 

Tuttavia, ci sono anche alcune differenze evidenti.

 

Innanzi tutto, il mondo non sta attualmente affrontando le conseguenze di una guerra mondiale. In effetti, la maggior parte dei paesi potenziali beneficiari del progetto YDYL potrebbero progredire anche senza l’impulso del progetto (per quanto i tassi di crescita sarebbero probabilmente inferiori).
L’iniziativa YDYL è aperta a tutti i paesi, indipendentemente dal loro regime politico o economico.
Bisogna tener presente che il governo cinese ha espresso un certo disappunto al paragone con il Piano Marshall. Un portavoce del governo ha dichiarato all’inizio di marzo 2015: “Non è appropriato descrivere semplicemente le iniziative di Belt and Road come un altro piano Marshall. Queste iniziative mirano allo sviluppo comune di paesi con diverse etnie, religioni e culture, basandosi su un’ampia consultazione, un contributo comune e benefici condivisi.”

 

Più che uno slogan politico: questo concetto a nostro avviso ha un buon potenziale

 

È comprensibile come le aziende in Cina, sia statali (SOE) che le imprese private, abbraccino l’iniziativa YDYL, identificando il valore che potrebbe apportare alle loro imprese, piuttosto che semplicemente prestando attenzione agli slogan della leadership. Riteniamo che YDYL abbia catturato l’immaginazione del mercato. Durante il FY14, circa il 70% delle aziende di metalli e miniere cinesi – inclusi sia SOE (ad esempio, Shenhua, Chalco, Jiangxi Copper) e società private (ad esempio, Hongqiao) – avevano preso in considerazione YDYL nelle loro strategie e piani in una forma o nell’altra.
Non solo grandi progetti: la costruzione di infrastrutture è solo l’inizio

 

Riteniamo che non sia esagerato affermare che il potere economico della Cina fino ad oggi non è rispecchiato dalla sua influenza sul mondo. Il potere economico della Cina non si è tradotto in “soft power” proiettato verso il mondo esterno.
Tre fasi dell’iniziativa YDYL hanno iniziato a plasmare l’influenza della Cina all’estero nel corso di pochi decenni:
1 – Infrastrutture finanziate (prevalentemente) dalla Cina che utilizzano molti materiali e macchinari prodotti in Cina, tecnologia “adottata” e imprese di costruzione cinesi (con un elevato contributo della forza lavoro cinese, almeno nelle fasi iniziali).
2 – Maggiore consapevolezza e domanda di marchi cinesi, prodotti di consumo e prodotti culturali a seguito di una maggiore interazione tra i paesi che ricevono gli investimenti YDYL e la Cina (in breve, la Cina sta diventando “cool”). Le società cinesi di beni di consumo potrebbero capitalizzare la fase di crescita internazionale – molto simile a Coca Cola e Disney quando divennero esportazioni statunitensi negli scorsi decenni.
3 – Piena integrazione della Cina nell’economia globale in quanto le influenze globali (non solo dei paesi economicamente vincenti) vengono filtrate in Cina. Creazione di società internazionali di matrice cinese che abbiano un carattere veramente transnazionale (ad es. Unilever), piuttosto che mere fusioni.
Un economista cinese, Jian Chang, ritiene inoltre che lo sviluppo lungo la New Silk Road potrebbe contribuire alla sostenibilità della crescita della Cina al 5-7% nei prossimi anni e avere un impatto positivo sulla modernizzazione industriale e sulla trasformazione economica della Cina.

 

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Come si può vedere, One Belt, One Road ha implicazioni di vasta portata per la Cina. Per le società statali cinesi, il ROI diminuisce (rendimenti decrescenti a fronte di sovrapproduzione) e ora si trova appena sopra il 4%. Gli investimenti nei Treasury statunitensi rendono ancora meno.

 

 

D’altra parte, Barclays stima che il ROIC sui progetti YDYL sia compreso tra il 10-15%, un evidente progresso rispetto agli investimenti nazionali e al denaro parcheggiato in beni rifugio statunitensi.

 

Nel contempo, intraprendere grandi progetti infrastrutturali con destinatari YDYL può anche contribuire ad alleviare uno dei problemi urgenti della Cina. La transizione dalla crescita guidata dagli investimenti a un’economia trainata dai consumatori e la carenza della domanda globale hanno collettivamente trainato il settore industriale cinese in uno stato di perenne sovrapproduzione.

 

 

 

I paesi YDYL offrono uno sbocco potenziale (una valvola di rilascio della pressione, se vogliamo) in quanto vi è una necessità pressante di investimenti fissi sotto forma di strade, ferrovie e produzione energetica. Mentre lo sviluppo delle infrastrutture in questi paesi ha il potenziale per fornire una spinta economica a breve termine per la Cina, un’espansione della presenza cinese potrebbe anche produrre benefici a medio e lungo termine. Ecco come Barclays riassume la situazione:

 

La Cina potrebbe trarre vantaggio nel breve, medio e lungo termine dal raggiungimento di vari livelli degli obiettivi delineati nell’YDYL. Molti settori potrebbero beneficiare di maggiori entrate, mentre potrebbero manifestarsi benefici non monetari come prestigio e peso politico se la Cina riuscisse a migliorare l’economia dei paesi in via di sviluppo.
Nel breve termine: Assorbimento dell’eccesso di capacità industriale, creazione di domanda di capitali e beni di consumo cinesi. Un contributo alla riduzione della disparità economica tra la Cina continentale e costiera, dato che i progetti basati a terra YDYL si concentrano sulla Cina centrale e occidentale.
A medio termine: Aumento della domanda di beni capitali cinesi e prodotti cinesi in generale, che agevola efficacemente la transizione della Cina verso un’economia trainata dai consumi. Crescita sostenuta delle esportazioni.
A medio-lungo termine: Internazionalizzazione della valuta cinese poiché alcuni prestiti ai paesi YDYL includono RMB nel paniere di valute utilizzate per denominare e regolare i prestiti, rispetto al solo utilizzo di dollari USA.
Nel lungo termine: Promozione di viaggi, scambi culturali e cooperazione a lungo termine in aree geopolitiche, militari e commerciali. Miglioramento dell’immagine generale della Cina sulla scena mondiale. Aumento dei rendimenti per la parte delle riserve della Cina destinate ai fondi di sviluppo e diversificazione dei rischi. Potenziale allentamento delle tensioni tra paesi e di dispute territoriali.

 

In sintesi, la Cina trae vantaggi economici dall’YDYL in tre modi principali. Innanzitutto, investire nei paesi in cui sono necessari investimenti fissi per migliorare le infrastrutture non solo aiuta le aziende di stato cinesi a ottenere un ROIC più elevato di quanto potrebbero ottenere sul mercato interno, ma aiuta anche ad alleviare la sovrapproduzione industriale della Cina. In secondo luogo, stabilire una presenza cinese in economie emergenti e in rapida crescita stimola la domanda di prodotti cinesi, che facilita il paese nella sua transizione verso un modello economico guidato dai consumi. Terzo, usare lo yuan per regolare i prestiti AIIB aiuterà a stabilire il renminbi e diminuire la dipendenza dal dollaro USA, contribuendo ad inaugurare una nuova era caratterizzata dall’egemonia yuan.

 

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Bonus: Sempre da Barclays, alcune considerazioni sulla misura in cui YDYL alleggerirà il problema della sovrapproduzione industriale della Cina e un cenno sulle differenze tra il Silk Road Fund e l’AIIB.

 

La domanda generata dall’YDYL dovrebbe aiutare la Cina ad esportare la sua sovrapproduzione

 

Stimiamo che i progetti YDYL assorbiranno parte della sovrapproduzione nelle industrie cinesi come cemento, acciaio e alluminio, anche nelle ipotesi più prudenti. Se prevediamo uno scenario ipotizzando che strade, ferrovie, produzione energetica e le attività di distribuzione dell’energia crescano del 5% rispetto alla base di attività esistente tra i paesi YDYL, ciò potrebbe creare una domanda per 137 milioni di tonnellate di acciaio in base alla base di attività esistente. Già questo rappresenta circa il 14% della capacità produttiva totale di acciaio della Cina a partire dal 2014. Un tale aumento della domanda potrebbe effettivamente restituire ai produttori di acciaio in Cina un potere di determinazione dei prezzi, in quanto l’industria passerebbe dal 22% di saturazione all’8%, secondo le nostre stime.

 

 

 

Asian Investment Infrastructure Bank (AIIB)

 

L’AIIB è stata presentata dal presidente Xi nel suo discorso al parlamento indonesiano il 3 ottobre 2013. È stato pensata per finanziare la costruzione di infrastrutture e promuovere l’interconnessione regionale e l’integrazione economica. La lista dei membri fondatori di AIIB è stata chiusa il 31 marzo 2015 e 57 paesi sono stati riconosciuti membri fondatori. La Cina ha dichiarato che non cercherà di essere l’unico azionista di maggioranza e punta a diluire il suo 50% di capitale man mano che altri paesi aderiscono e contribuiscono con il proprio capitale. La banca sarebbe stata istituita alla fine del 2015.

 

Fondo delle infrastrutture per la Via della Seta

 

Un fondo di 40 miliardi di dollari USA per le infrastrutture della Via della Seta è stato destinato a fornire finanziamenti per realizzare infrastrutture, risorse, cooperazione industriale, cooperazione finanziaria e altri progetti relativi all’YDYL. La società che gestisce il fondo, la Silk Road Fund Co. Ltd, è finanziata dalle riserve valutarie cinesi, China Investment Corp, Export-Import Bank of China e China Development Bank. Il fondo è entrato in funzione a febbraio 2015 con un capitale di 10 miliardi di dollari, che per il 65% è stato versato da China SAFE, che gestisce la Foreign Reserve cinese. Il fondo è presieduto da Jin Qi, l’assistente governatore della PBOC.

 

Jin Qi, amministratore delegato del Silk Road Fund, ha dichiarato a marzo 2015 che il fondo investirà in progetti con ritorni ragionevoli a medio e lungo termine, e non è da considerarsi un’agenzia di aiuti internazionali senza scopo di lucro. Ha aggiunto che il Silk Road Fund non sarà l’unico finanziatore dei progetti, ma che cercherà di cooperare con altre istituzioni finanziarie in futuro.