Nella rassegna stampa di Eurointelligence di oggi, diretta dall’editorialista del Financial Times Wolfgang Münchau, si commenta il disegno di legge di bilancio dell’Italia come un’aperta e chiara sfida alle regole di bilancio europee e al Patto di stabilità. E tuttavia si sottolinea il noto e importante precedente del 2003, quando fu la Germania, con la Francia, a violare apertamente le regole, sostenendo che lo sforamento era necessario a seguito delle riforme effettuate per il rilancio dell’economia del paese, per di più giustificandosi ufficiosamente (e odiosamente) con la considerazione che alcuni paesi sono senza dubbio più uguali degli altri. L’Italia è certamente un paese di peso, e vedremo come andrà a finire. Münchau lamenta che questa sfida aperta costituisca un ostacolo alle tanto necessarie riforme che renderebbero l’eurozona un’unione monetaria sostenibile. Ma in verità a noi appare evidente come sia proprio la inevitabilità di questa sfida a dimostrare che le vagheggiate riforme sono in realtà un mito, ben lontano dalla reale volontà politica di Bruxelles.

 

 

 

Eurointelligence, 23 ottobre 2018

 

 

È difficile immaginare una sfida più importante all’autorità della Commissione europea dell’annuncio, arrivato da uno stato membro, di avere l’intenzione di infrangere le regole deliberatamente e consapevolmente – come ieri ha fatto l’Italia. Una simile inosservanza intenzionale minaccia l’intero edificio dell’autorità della Commissione, basato sulle regole e, in ultima analisi, la stessa integrazione europea basata sui trattati. Fu per questo motivo, con una mossa sensazionale che pochi all’epoca compresero, che la Commissione giunse a portare l’Ecofin dinanzi alla Corte europea quando nel 2003 la maggioranza dei ministri delle Finanze votarono per autorizzare la decisione di Germania e Francia di violare deliberatamente e apertamente le regole sul disavanzo contenute nel Patto di Stabilità originale. Un anno dopo, la Commissione vinse il ricorso e lo screditato Patto di Stabilità fu revisionato, e fu il primo dei molti tentativi di far funzionare meglio l’unione monetaria.

 

Nell’attuale confronto tra Bruxelles e Roma sul bilancio italiano, uno sguardo indietro agli anni 2003-2005 è tanto divertente quanto istruttivo. Allora furono Francia e Germania a rompere il Patto di Stabilità, come riportava con soddisfazione il Daily Telegraph – leggete l’articolo se avete tre minuti a disposizione e avete voglia di farvi una risata mattutina. Ricordiamo che Hans Eichel sosteneva con veemenza che la programmata violazione temporanea della regola del disavanzo da parte della Germania fosse una conseguenza inevitabile del pacchetto di riforme strutturali che il suo governo stava attuando, che avrebbe portato a una conseguente ripresa della crescita e a un ridimensionamento del deficit. Sfortunatamente, Eichel allora dichiarò anche, confidenzialmente, che il Patto di Stabilità non era stato istituito per disciplinare paesi del calibro della Germania.

 

La lettera di ieri di Giovanni Tria alla Commissione in alcune parti riecheggia Eichel. Tria promette che l’infrazione alle regole sarà temporanea e dichiara che è accompagnata da un intero pacchetto di riforme strutturali che è stato sottovalutato e amplificherà il potenziale di crescita dell’Italia, argomento sostenuto anche da Giuseppe Conte nei suoi colloqui con i leader dell’UE a Bruxelles la scorsa settimana. Una differenza significativa è che Tria sottolinea la necessità di alleviare la difficile situazione delle fasce più povere della popolazione italiana, dopo un decennio di stagnazione economica, mentre Eichel sosteneva una dura medicina per il welfare state tedesco.

 

Quindi, come reagirà oggi la Commissione? Non siamo ancora arrivati al punto di una interruzione delle comunicazioni: nella sua lettera di ieri, e nelle dichiarazioni di tutte le parti in causa, è stata enfatizzata la volontà di continuare a dialogare, e saggiamente, dato l’umore politico che circola in Italia. Tria ha cercato di tendere un rametto d’ulivo, affermando che l’Italia correggerebbe la sua programmazione di bilancio nel caso in cui la crescita non fosse all’altezza delle proiezioni del governo, quasi universalmente considerate eccessivamente ottimistiche. Ma non vediamo altra strada da percorrere per la Commissione che continuare a chiedere a Roma di riportare la programmazione del bilancio in linea con gli obiettivi, e di intensificare gradualmente la disciplina richiesta dal Patto di Stabilità fino al raggiungimento dell’obiettivo. Riconoscendo così apertamente il mancato rispetto delle regole da parte dell’Italia e facendo eco alla ribellione franco-tedesca del 2003, Tria ha trasformato la questione italiana nella prima importante sfida al Patto di Stabilità rafforzato emerso dall’ultimo round di riforme.

 

Prendiamo nota per inciso del fatto che questo suona come una campana a morto per qualsiasi speranza di realizzare qualsiasi significativa riforma dell’eurozona quest’anno o l’anno prossimo. Se un importante Stato dell’Unione è bloccato in un conflitto fondamentale con la Commissione e con gli altri partner, qualsiasi sostanziale progetto di riforma verrà messo da parte e relegato fuori agenda. Con le elezioni europee del prossimo anno, un nuovo sforzo di riforma non avrà nessuna possibilità di essere messo seriamente in discussione prima del 2020 o anche oltre.