La diplomazia Usa è sempre più spudorata nel perseguire con ogni mezzo gli interessi esclusivi delle multinazionali americane. Mentre – riguardo al Venezuela – si dibatte per stabilire se Maduro sia un eroe socialista rivoluzionario da preservare o un dittatore incompetente da abbattere, la Sicurezza Nazionale Usa ammette candidamente che il Presidente va rimosso per consentire alle compagnie petrolifere Usa di mettere la mani sulle vaste riserve venezuelane di petrolio. Un film già visto altre volte, per esempio in Iraq e in Libia, che in genere ha un finale tragico.

 

 

 

Da Zero Hedge, 28 gennaio 2019

 

Possiamo perdonare l’inguaiato presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, di essere convinto dell’esistenza di una cospirazione esterna contro di lui e di avere ripetutamente accusato gli Usa di orchestrare un “colpo di stato” e una “guerra economica” contro il suo governo, specialmente considerando che i consulenti Usa ammettono ormai apertamente che è esattamente quello che sta succedendo. Infatti subito dopo la  contestata rielezione di Maduro e il suo giuramento per un secondo mandato di sei anni, il suo ministro degli esteri Jorge Arreaza ha dichiarato a Democracy Now che “l’opposizione non fa niente senza il permesso o l’autorizzazione del Dipartimento di Stato Usa… dicono: “dobbiamo consultarci con l’ambasciata. Dobbiamo consultarci con il Dipartimento di Stato ”.

 

Anche se quest’ultima affermazione potrebbe essere semplicistica, i funzionari della Casa Bianca non rendono certo la vita facile all’opposizione, nel suo essere dipinta da Maduro come burattini in mano straniera. Come esempio palese, il consulente di Trump per la sicurezza nazionale John Bolton ha recentemente ammesso a Fox Business che gli USA  hanno “molto in gioco” nell’attuale crisi del Venezuela, dato che il paese possiede le più grandi riserve di petrolio note al mondo. Bolton ha dichiarato a Trish Regan:

 

“Economicamente, farebbe una grande differenza per gli Stati Uniti se potessimo avere le compagnie petrolifere americane che investono e sfruttano le capacità petrolifere del Venezuela.”

 

Quindi sembra che mentre il governo Usa prevede di aumentare le pressioni economiche e politiche per favorire il leader dell’opposizione nell’Assemblea Nazionale, Juan Guaidó, e mentre “tutte le opzioni sono contemplate” come hanno detto alti funzionari la scorsa settimana, Bolton ci ha fatto dare un’occhiata – in un momento di sincerità largamente ignorato dai media mainstream – alle motivazioni non esattamente innocenti del governo riguardo al Venezuela.

 

“Il Venezuela è uno dei tre paesi che chiamo ‘la troika della tirannia’ ha continuato Bolton (in precedenza aveva identificato le altre due in Cuba e Nicaragua). Dopo avere sostanzialmente ammesso che la politica degli Usa in Venezuela si concentra sulla conquista da parte delle compagnie petrolifere americane delle vaste riserve petrolifere inutilizzate del paese socialista, ha concluso esprimendo la speranza che possiamo farlo avvenire nel modo giusto”.

 

Nel frattempo, in un’altra apparizione su Fox della scorsa settimana, Bolton ha toccato un argomento simile, benché meno esplicito, dicendo che un cambiamento di regime è l’obiettivo finale degli Usa in Venezuela, come “potenziale passo fondamentale” per l’avanzamento degli “affari” Usa nella regione.

 

Queste ammissioni sono avvenute mentre i funzionari USA stanno cercando di dirottare le ricchezze del Venezuela che sono fuori dal paese verso Guaidó, per contribuire a sostenere le sue possibilità di prendere effettivamente il controllo del governo.

 

Nel fine settimana è stato svelato che il governo in crisi di Maduro, nello sforzo disperato di tenere le mani sul mucchio di contanti che ha all’estero, è stato ostacolato nel suo tentativo di rimpatriare gli 1,2 miliardi di dollari in oro depositati presso la Banca d’Inghilterra. Si tratta di una grossa tranche degli 8 miliardi di dollari di riserve estere detenute dalla banca centrale Venezuelana; tuttavia, il luogo in cui gran parte di esse sono conservate è sconosciuto.

 

Statistiche OPEC a fine 2017: l’81,89% delle riserve di petrolio mondiali sono in mano all’OPEC. Di queste, la quota maggiore (circa un quarto, spicchio arancione) è del Venezuela (NdVdE).

 

La decisione della Banca d’Inghilterra di respingere la richiesta di ritiro dell’oro fatta dai funzionari di Maduro è avvenuta dopo che alte personalità Usa, incluso il segretario di Stato Michael Pompeo e il consigliere per la Sicurezza Nazionale John Bolton, hanno spinto le loro controparti del Regno Unito ad aiutarli a tagliare fuori il governo di Maduro dai suoi beni oltremare, secondo fonti che lo hanno riferito a Bloomberg.

 

Tenendo conto di tutto questo, sembra sempre più chiaro che le crescenti pressioni diplomatiche ed economiche potrebbero presto mettere Washington sulla rotta di un qualche livello di intervento militare a Caracas. Rispetto a questa evoluzione, un rapporto Axios predice che “ci aspettiamo che il governo Trump metterà nel mirino il petrolio e i beni offshore di Nicolas Maduro nelle prossime settimane, e cercherà di indirizzare questa ricchezza verso il leader dell’opposizione, Juan Guaidó…” . Sembra che questo processo sia già iniziato sul serio.