Mentre sui media mainstream impazza la corsa incondizionata all’economia “Green” (ovviamente sovvenzionata dal pubblico), bisogna ricordare anche i lati oscuri di questa “rivoluzione”. Perché si diffonda l’utilizzo delle auto elettriche, occorrono molte batterie ad alta capacità, che si basano sull’utilizzo del cobalto. Questo elemento proviene in larga parte dal Congo, dove spesso l’industria estrattiva utilizza lavoro minorile in condizioni di salute e sicurezza inaccettabili, come certifica un rapporto di Amnesty International.

 

 

Di Eric Worrall, 10 febbraio 2016

 

 

Amnesty International ha pubblicato un rapporto scioccante riguardo alle condizioni nella Repubblica Democratica del Congo, e ai lavoratori bambini che estraggono gran parte del cobalto a livello mondiale. Il cobalto è un elemento essenziale delle batterie moderne ad alta capacità, come le batterie dei computer portatili, dei cellulari e delle auto elettriche.

 

Ecco l’introduzione del rapporto:

 

 “ECCO PER CHE COSA MUORIAMO”: GLI ABUSI DEI DIRITTI UMANI NELLA REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO ALIMENTANO IL COMMERCIO INTERNAZIONALE DEL COBALTO.

 

Questo rapporto documenta le condizioni pericolose nelle quali minatori artigianali, inclusi migliaia di bambini, estraggono cobalto nella Repubblica Democratica del Congo. Prosegue tracciando la maniera in cui questo cobalto viene utilizzato per alimentare i cellulari, i computer portatili e altri apparecchi elettronici portatili. Usando semplici attrezzi manuali, i minatori estraggono rocce da profondi tunnel sotterranei, e gli incidenti sono comuni. Nonostante gli effetti potenzialmente letali dell’esposizione prolungata al cobalto, adulti e bambini lavorano senza neanche minime protezioni. Questo documento è il primo rapporto completo su come il cobalto entra nella catena di fornitura di molti marchi leader mondiali. Le risposte delle aziende che sono state contattate durante la redazione del rapporto possono essere trovate nel documento AFR 62/3412/2016 disponibile sul nostro sito.

 

Leggiamo quanto segue all’interno del rapporto.

 

Più della metà della fornitura mondiale di cobalto arriva dalla Repubblica Democratica del Congo (DRC). Secondo le stime stesse del governo, il 20% del cobalto attualmente esportato dalla DRC è estratto da minatori artigianali della parte meridionale del paese. Ci sono circa tra i 110.000 e i 150.000 minatori artigianali in questa regione, che lavorano di fianco ad altre industrie molto più grandi.

 

Questi minatori artigianali, che vengono definiti “creuseurs” nella DRC, scavano a mano, usando gli attrezzi più semplici per estrare le rocce da profondi tunnel sotterranei. I minatori artigianali includono anche bambini di età a partire dai sette anni, che cercano rocce contenenti cobalto nei depositi di scarti delle industrie minerarie, e che lavano e riordinano il minerale prima che venga venduto.

 

 Viene ampiamente riconosciuto a livello internazionale che il coinvolgimento dei bambini nell’industria mineraria costituisce una delle peggiori forme di lavoro minorile, riguardo al quale i governi sono chiamati a intervenire per eliminarlo. La natura del lavoro che i ricercatori hanno scoperto essere svolto dai bambini nell’estrazione artigianale del cobalto nella DRC è pericolosa, e può probabilmente minare la salute e la sicurezza dei bambini.

 

È possibile scaricare il rapporto completo qui.

 

Naturalmente, il mondo non rinuncerà alle batterie a lunga durata dei cellulari e dei pc portatili. Ma possiamo fare qualcosa per le auto elettriche.

 

Accettando l’ipotesi che le auto elettriche si diffondano, la quantità di cobalto usata nelle batterie delle automobili (che tipicamente è di centinaia di chili) renderà trascurabile la quantità di cobalto usata nelle batterie dei cellulari e dei pc portatili. Un’impennata nella richiesta di auto elettriche creerebbe per le compagnie minerarie nella DRC un enorme incentivo finanziario ad aumentare la produzione.

 

Una produzione maggiore nel lungo periodo potrebbe favorire i lavoratori bambini, forzando le compagnie minerarie a rimpiazzare il lavoro minorile con la tecnologia, cosa che creerebbe anche lavori pagati meglio e più specializzati per i loro genitori. Ma non possiamo sapere con certezza su quale orizzonte temporale  questo accadrebbe. Nel breve periodo, la maniera più semplice per aumentare la produzione di cobalto sarebbe quella di aumentare la forza lavoro, o far lavorare più duramente i bambini, spingendo potenzialmente oltre la resistenza umana condizioni di lavoro già ora intollerabili.

 

Esiste una tecnologia alternativa che eliminerebbe la necessità di batterie per le auto elettriche. Per più di dieci anni gli scienziati hanno studiato l’utilizzo di alluminio in polvere per accumulare l’elettricità. Il metallo in polvere può essere bruciato, come il carburante tradizionale, ma gli ossidi bruciati di scarto possono essere riciclati dentro la polvere metallica. L’utilizzo di metallo in polvere come carburante creerebbe un’esperienza di macchina elettrica molto simile a quella delle macchine a gasolio – anziché dover aspettare la ricarica delle batterie, si potrebbe semplicemente riempire il serbatoio con nuova polvere metallica alla stazione di rifornimento.

 

I carburanti puliti esistono in molte forme, ma bruciare ferro o alluminio sembra forzare la definizione – a meno che lo si chieda a un team di scienziati guidato dalla McGill University – che vede un futuro a basso carbonio basato sui metalli. Questo team sta studiando le caratteristiche della combustione delle polveri di metallo per determinare se queste polveri potrebbero rappresentare un’alternativa più pulita e più realizzabile ai carburanti fossili rispetto all’idrogeno, ai biofuel o alle batterie elettriche.

 

I metalli possono sembrare una cosa totalmente incombustibile, ma quando vengono sminuzzati in una polvere fine come la farina o lo zucchero a velo, le cose cambiano. La similitudine è azzeccata, perché le polveri di metallo somigliano alla farina e allo zucchero non solo per la grandezza delle particelle. Qualsiasi cosa macinata così finemente brucia o perfino esplode in determinate condizioni.

 

In condizioni di laboratorio, il team ha scoperto che le fiamme prodotte dalle polveri di metallo sono piuttosto simili a quelle dei combustibili composti da idrocarburi e hanno calcolato che la densità di energia e di potenza del motore alimentato a polvere di metallo sarebbe paragonabile a quello tradizionale a combustione interna.

 

Per saperne di più: http://www.gizmag.com/mcgill-metal-powder-fuel/40869/.

 

Quindi, perché non stiamo tutti guidando automobili a polveri di metallo? Ho una teoria.

 

Prima di tutto, ovviamente, c’è abbondanza di benzina a basso costo, cosa che al momento esclude la reale esigenza di mettere sul mercato carburanti alternativi.

 

In secondo luogo, le sovvenzioni governative per le attuali tecnologie delle batterie per auto eliminano la necessità di innovare.

 

Finché i verdi radical-chic possono guidare le loro automobili con batterie sovvenzionate dallo stato, perché dovrebbero preoccuparsi delle sofferenze dei lavoratori bambini in Congo? Dopo tutto, già ignorano felicemente il danno molto reale che viene compiuto alle persone povere negli USA, dalle tasse energetiche regressive che sostengono, e che servono a finanziare i loro piccoli privilegi verdi.

 

Infine, un disclaimer – a meno che io non abbia notato un qualche richiamo, Amnesty evita di menzionare la tecnologia verde nel suo rapporto, anche se devono certamente essere al corrente della connessione tra il cobalto e le batterie delle macchine elettriche. Forse ci sono interessi e ingiustizie radicate che sono troppo potenti da affrontare, perfino per Amnesty.

 

Aggiornamento: il seguente è uno studio della CDC sulla tossicità del cobalto.

 

http://www.atsdr.cdc.gov/toxprofiles/tp33.pdf