Come riporta Ambrose Evans Pritchard sul Telegraph, negli ambienti governativi ed economici tedeschi circolano forti riserve e critiche sulla strategia seguita da Bruxelles sulla Brexit.

 

Il governo tedesco finora ha evitato qualsiasi critica pubblica alla squadra dei negoziatori della UE, e anzi può essere considerato in parte responsabile di avere esaltato con tono quasi religioso la sacralità del mercato unico, contribuendo a una soluzione inflessibile. Tuttavia, dice Pritchard, lo stesso Sigmar Gabriel, fino all’anno scorso vice-cancelliere e ministro degli esteri, ha messo in guardia sul fatto che con questa strategia la UE rischia l’isolamento in un mondo pericoloso di “pescecani” e dovrebbe fare di tutto per mantenere stretti legami con il Regno Unito – con il suo esercito, la sua sicurezza, e la sua  potenza finanziaria.

 

Da parte sua Günter Verheugen, ex commissario europeo, non usa mezzi termini. Il Telegraph riporta le sue parole:

 

” ‘Bruxelles ci ha insegnato come non trattare con uno stato membro che vuole uscire. Il problema non è dalla parte britannica. Il problema è da parte dell’UE’. 

 

‘Non stiamo perdendo uno stato membro, siamo perdendo l’equivalente di 20 stati membri. Abbiamo quindi interesse a mantenere una alleanza la più stretta possibile’.

 

Secondo Verheugen è stato un errore cercare di bloccare il Regno Unito nell’orbita giurisdizionale della Corte europea, e si sarebbe dovuto offrire alla Gran Bretagna una qualche forma di “codecisione” sulla politica commerciale. ‘Dobbiamo sbloccare questo processo, in modo da poter trovare la soluzione migliore per entrambe le parti’ “.

 

 

Questo disagio degli ambienti politici ed economici tedeschi sull’impatto della Brexit verte da un lato sul rischio geopolitico di allontanare la Gran Bretagna spingendola verso altri blocchi strategici; dall’altro, riguarda la situazione dell’economia tedesca, ormai in fase di stallo.  Il Telegraph riporta un grafico con gli ordinativi della produzione industriale, in evidente calo:

 

 

e quindi commenta:

 

“La Brexit sta già svolgendo un ruolo in questo rallentamento, ma questo è niente in confronto allo shock traumatico che potrebbe verificarsi in uno scenario di  rottura senza accordo, che porterebbe a dazi sulle auto e gravi danni alla filiere industriali della Germania, oltre a uno shock finanziario che metterebbe presto in evidenza la carenza di capitali nei mercati finanziari dell’Europa.

 

Un risultato di questo tipo, in una fase del genere, rischia di precipitare l’eurozona nella terza recessione del decennio e potrebbe riaccendere la crisi del debito italiano. L’Unione monetaria è rimasta senza difese, con tassi di interesse già negativi, a meno 0,4 punti percentuali.”

 

Anche l’autorevole direttore dell’Istituto Ifo, Clement Fuest, si aggiunge al coro delle critiche, osservando che trattare la Gran Bretagna come fosse la Turchia non ha alcun senso, è un comportamento infantile e denso di pericoli. Pritchard riporta:

 

 

“Il professor Fuest ha detto che l’UE dovrebbe essere in grado di accelerare la sua strategia e offrire al Regno Unito un tipo diverso di unione doganale. Dovrebbe essere un’istituzione comune, con lo stesso status sovrano per la parte britannica e una clausola di uscita unilaterale stabilita per legge che possa reggere nel tempo.

 

‘Una hard Brexit nella situazione attuale con una recessione già in corso è un vero pericolo. Dobbiamo superare questa divisione tra l’UE e il Regno Unito. Avrà un impatto sull’Europa per decenni’, ha affermato.”

 

 

Anche Gabriel Felbermayr, capo del Kiel Institute for the World Economy, ha dichiarato che la strategia dell’UE sulla Brexit è andata fuori dai binari e dovrebbe essere completamente rivista. Secondo lui, occorrerebbe ricominciare da zero, offrendo alla Gran Bretagna un accordo su base paritaria, perché cercare di intrappolare i britannici in una sorta di relazione “coloniale” non può avere un futuro:

 

 

“Il professor Felbermayr ha affermato che la soluzione migliore sarebbe un’unione doganale su un piano di parità. L’UE e la Gran Bretagna dovrebbero poter regolare le tariffe in maniera condivisa. Gli inglesi potrebbero aderire a un ‘parlamento in materia doganale’ formato da membri di entrambi i Parlamenti, europeo e britannico, per preservare la loro legittimità democratica.

 

‘In questo modo gli inglesi non sarebbero lasciati in balia della UE. Il Regno Unito è dopo tutto la seconda più grande economia europea. La stessa Germania non avrebbe mai accettato un regime tariffario senza poteri di codecisione’ ha detto Felbermayr al Frankfurter Allgemeine.

 

Secondo Felbermayr qualsiasi accordo con la Gran Bretagna che sia percepito come coercitivo cadrà a pezzi. ‘Se si vuole essere credibili, devono esserci benefici reciproci’.

 

 

Avvertimenti simili sono stati espressi anche da Marcel Fratzscher, capo del German Institute for Economic Research (DIW) di Berlino, che ha detto chiaramente che tentare di costringere alla sottomissione il Regno Unito puntandogli una pistola alla tempia è un comportamento assolutamente “stupido” e potenzialmente denso di “conseguenze catastrofiche”:

 

 

“Il professor Fratzscher ha dichiarato che il Parlamento di Westminster è pienamente giustificato nel respingere un backstop perpetuo con nessun sistema di revoca: ‘Nessuna nazione sovrana potrebbe accettare questi termini. Lo stesso Bundestag in circostanze simili non avrebbe votato diversamente.’

 

‘A seconda di come gestirà la Brexit, l’Europa rischia di autoinfliggersi un immenso disastro che durerà per decenni.'”