Traduciamo sommario e conclusioni di un importante paper pubblicato su International Macroeconomics nel 2001. De Grauwe e Polan dimostrano che l’assunzione,  così diffusa sulla nostra stampa e nella mentalità comune, per cui la stampa di moneta provoca sempre inflazione  non ha alcun riscontro pratico nelle economie, come quelle dell’eurozona, caratterizzate da bassa inflazione. Era quindi noto fin dal 2001 che le politiche della BCE – che pretendono di calibrare l’inflazione agendo sugli aggregati monetari – sono inutili e destinate a fallire. Questo paper tra l’altro risulta utile a inquadrare un certo dibattito in corso…

 

 

Di Paul De Grauwe e Magdalena Polan, giugno 2001

 

 

Sommario

 

Utilizzando un campione di 160 paesi negli ultimi 30 anni, verifichiamo la relazione tra moneta e inflazione esposta dalla teoria quantitativa. Analizzando l’intero campione di paesi troviamo una relazione positiva forte tra l’inflazione di lungo periodo e il tasso di crescita della moneta. La relazione, tuttavia, non è proporzionale. Il forte collegamento tra l’inflazione e l’espansione monetaria è quasi interamente dovuto alla presenza nel campione di paesi ad alta (o altissima) inflazione. La relazione tra inflazione ed espansione monetaria per i paesi a bassa inflazione ( negli ultimi 30 anni inferiore in media al 10% annuo) è debole. Troviamo che l’inflazione media di lungo periodo e i fattori specifici per paese hanno un’influenza significativa sulla forza della relazione. Confermiamo anche che l’espansione monetaria e la crescita economica nel lungo periodo sono indipendenti; ossia tassi più alti di crescita monetaria non portano a maggiori tassi di crescita del Pil.

 

[…]

 

Conclusioni

 

La teoria quantitativa della moneta è basata su due asserzioni. In primo luogo, nel lungo periodo c’è proporzionalità tra la crescita monetaria e l’inflazione, ossia quando la crescita monetaria aumenta di una data percentuale, l’inflazione aumenta anch’essa della stessa percentuale. Inoltre, nel lungo periodo l’espansione monetaria da una parte e la crescita economica e i cambiamenti nella velocità di circolazione della moneta dall’altra sono indipendenti, ossia produzione e cambiamenti di velocità di circolazione non vengono influenzati dalla crescita della moneta.

 

Abbiamo sottoposto queste asserzioni a verifica empirica utilizzando un campione che comprende la maggior parte dei paesi del mondo negli ultimi trent’anni. I nostri risultati possono essere riassunti come segue. In primo luogo, analizzando l’intero campione di paesi, troviamo una forte relazione positiva tra l’espansione monetaria di lungo periodo e l’inflazione. Tuttavia, questa relazione non è proporzionale.

 

Il nostro secondo risultato è che questo forte legame tra inflazione e crescita della moneta è quasi interamente dovuto alla presenza nel campione di paesi ad alta inflazione (o con iperinflazione).  La relazione tra l’inflazione e la crescita monetaria per i paesi a bassa inflazione (in media inferiore al 10% annuo nei 30 anni) è debole, se non inesistente. Dall’ analisi dei dati panel da noi raccolti concludiamo che per i paesi a bassa inflazione (ossia con inflazione annua inferiore al 10%) non ci sono prove di una relazione proporzionale di lungo periodo tra espansione monetaria e inflazione, come invece previsto dalla teoria quantitativa. Troviamo anche, peraltro, che questa mancanza di proporzionalità tra espansione monetaria e inflazione non è dovuta a una relazione sistematica tra espansione monetaria e crescita della produzione. Troviamo che, conformemente alla seconda asserzione della teoria quantitativa della moneta, nel lungo periodo l’espansione monetaria e la crescita economica sono indipendenti, ossia tassi più alti di espansione monetaria non portano a maggiori tassi di crescita economica. Questo risultato è coerente con il gran numero di analisi econometriche che usano serie temporali su singoli paesi. La maggior parte di questi studi ha dimostrato che nel lungo periodo la moneta è neutrale, ossia non ha effetti permanenti sul livello di produzione.

 

Un terzo risultato (ottenuto da un’analisi di dati panel) indica che effetti specifici per paese assumono un’importanza crescente quando il tasso di inflazione aumenta. Interpretiamo questo risultato nel senso che la velocità accelera al crescere dell’inflazione; portando così a tassi di inflazione superiori ai tassi di crescita degli aggregati monetari.  Ciò spiega anche perché nelle regressioni trasversali i tassi di inflazione aumentano più che proporzionalmente alla crescita della moneta nei paesi ad alta inflazione.

 

Infine, troviamo che nei paesi a bassa inflazione la crescita della moneta e i cambiamenti nella sua velocità di circolazione sono inversamente correlati, mentre nei paesi ad alta inflazione è vero il contrario, ossia l’espansione monetaria e la crescita della velocità sono correlate positivamente. Quest’ultimo risultato conferma la nostra interpretazione della correlazione positiva tra espansione monetaria ed effetti fissi nel nostro modello di dati longitudinali.

 

Si può dare a questi risultati la seguente interpretazione. Nel gruppo dei paesi a bassa inflazione, l’inflazione e la crescita del Pil sembrano fenomeni di derivazione esogena, per lo più non correlati al tasso di crescita degli aggregati monetari. Di conseguenza, i cambiamenti della velocità di circolazione della moneta devono necessariamente condurre a cambiamenti di natura opposta negli aggregati monetari (data la definizione p+y=m+v).

 

La situazione è molto diversa nei paesi ad alta inflazione. Nel loro caso, un aumento nella crescita degli aggregati monetari porta  a un incremento sia dell’inflazione che della velocità. Quest’ultima rinforza la dinamica inflazionistica. Questo processo è stato ben documentato negli studi empirici sull’iperinflazione ed è confermato dai nostri risultati (vedere Cagan, 1956).

 

Tutto questo porta alla conclusione che per i paesi a bassa inflazione respingiamo la previsione di proporzionalità della teoria quantitativa. Confermiamo, d’altra parte, che moneta e  produzione nel lungo periodo sono indipendenti.

 

I nostri risultati hanno delle implicazioni sulla questione dell’utilizzo degli aggregati monetari come obiettivi intermedi della politica monetaria. Come ben noto, la Banca centrale europea continua a dare un ruolo di primo piano al tasso di crescita degli aggregati monetari nella sua strategia di politica monetaria. La BCE basa questa strategia sulla considerazione che “l’inflazione è sempre e ovunque un fenomeno monetario”. Ciò può essere vero per i paesi ad alta inflazione. I nostri risultati, tuttavia, indicano che non esiste alcuna prova di questa affermazione in contesti di inflazione relativamente bassa, che è una caratteristica dei paesi dell’eurozona. In questo ambiente la crescita monetaria non è utile a segnalare condizioni inflattive. Ne consegue anche che l’uso degli aggregati monetari come strumento per indirizzare le politiche economiche verso l’obiettivo della stabilità dei prezzi non sarà di alcuna utilità per i paesi a inflazione storicamente bassa.