La riflessione sull’importanza e le responsabilità dei giornalisti che abbiamo seguito in questi giorni si arricchisce di un nuovo capitolo: i grandi media hanno seguito pedissequamente la versione governativa francese su un episodio in realtà provocato dalla violenza della polizia e completamente stravolto nella narrazione ufficiale per denigrare i gilet gialli. Già il giorno dopo la verità è stata portata alla luce, grazie anche al ruolo fondamentale dei social media. E dunque, chi è che diffonde le cosiddette fake news? I social oppure i governi e i media che si fanno loro portavoce? Dal sito World Socialist Web Site.

 

di Will Morrow, 4 maggio 2019

 

 

Sono bastate meno di 24 ore per far crollare come un castello di carte la storia inventata dal governo Macron sui manifestanti in gilet giallo che il Primo Maggio avrebbero attaccato l’ospedale Pitié-Salpêtrière a Parigi. È venuto alla luce che non è stata altro che un’ulteriore menzogna per presentare come rivolta criminale la protesta contro le disuguaglianze sociali e sostenere la messa in atto da parte di Macron di uno stato di polizia francese contro la classe operaia.

 

I fatti in questione sono avvenuti poco dopo le 16 di mercoledì (Primo Maggio, ndt), sul Boulevard de l’Hôpital, nel 13° arrondissement di Parigi. La strada era affollata di migliaia di manifestanti, solo una parte delle oltre 40.000 persone che quel giorno manifestavano in città, quando la polizia in assetto antisommossa ha sparato gas lacrimogeni sulla folla fittamente ammassata e ha scatenato un’ondata di panico.

 

Un giornalista del quotidiano conservatore Le Figaro, Wladimir Garcin-Berson, presente alla scena, ha twittato che c’era stata “un’ondata di gas lacrimogeno, l’aria è diventata irrespirabile”. I video pubblicati successivamente sui social mostrano i manifestanti in fuga dal gas soffocante mentre forzano il cancello di ferro del complesso ospedaliero. Diverse decine di persone hanno cercato rifugio all’interno di uno degli edifici dell’ospedale, ma sono state respinte dal personale e in seguito arrestate.

 

Nel giro di poche ore, l’incidente è stato trasformato, nelle parole del ministro dell’Interno francese Christophe Castaner, in un “attacco” all’ospedale da parte di rivoltosi. In una conferenza stampa tenuta mercoledì sera (Primo Maggio, ndt), in cui ha cercato di confondere le proteste di massa con i piccoli gruppi di anarchici black bloc, Castaner ha dichiarato che “la gente ha attaccato un ospedale. Le infermiere sono state costrette a difendere l’area del Pronto Soccorso. Le nostre forze di polizia sono immediatamente intervenute per difendere il Pronto Soccorso”.

 

Un’ora dopo, Castaner ha twittato: “Qui a Pitié-Salpêtrière, è stato attaccato un ospedale. Il personale sanitario è stato aggredito. E un poliziotto inviato per proteggerli è stato ferito”. Il tweet era accompagnato da immagini sia al grandangolo sia ravvicinate di un risoluto Castaner che stringe la mano alla polizia in assetto antisommossa e cammina attraverso il reparto ospedaliero a fianco del personale sanitario.

 

La foto twittata dal ministro degli Interni Castaner mercoledì notte.

 

Il ministro della Solidarietà e della Salute di Macron, Agnès Buzyn, ha definito l’evento “inqualificabile” e “indegno”.

 

“Forse c’erano persone che cercavano rifugio e altri che volevano rubare”, ha dichiarato, senza fornire alcuna prova di quest’ultima affermazione. Come per enfatizzare il presunto desiderio di sangue dei manifestanti, è quindi emersa la notizia che un agente di polizia era ricoverato nello stesso momento in quello stesso ospedale per un incidente, suggerendo così che lui o lei avrebbe potuto essere l’obiettivo di un attacco di rappresaglia organizzato.

 

I media in Francia e all’estero hanno immediatamente ripetuto e amplificato le bugie del governo Macron.

 

L’edizione francese di The Local ha pubblicato una relazione intitolata: “‘Inqualificabile’: perché dozzine di manifestanti hanno fatto irruzione in un ospedale di Parigi durante le manifestazioni del 1° maggio?”. Il Sun, di proprietà di Murdoch, in Gran Bretagna ha riportato “PERICOLO DI MORTE: furia a Parigi, manifestanti in gilet giallo irrompono nell’ospedale dove morì la principessa Diana.” Le Figaro ha dichiarato che “dozzine di ‘black bloc'” avevano fatto irruzione nell’ospedale.

 

L’esempio migliore del ruolo dei media come portavoce della propaganda di stato è dato dal canale di informazione pubblico France Info. Il suo servizio, intitolato “Intrusione al Pitié-Salpêtrière: “La discussione non era possibile “, racconta la direttrice dell’ospedale” mostrava la foto di un uomo incappucciato che attacca un cancello con un palo di metallo.

 

Foto pubblicata da France Info

 

A poche ore dalla pubblicazione dell’articolo, il fotografo che ha scattato la foto, Geoffrey VdH, ha dichiarato in un tweet che la foto era stata scattata lo stesso giorno, ma in un luogo completamente diverso, fuori dalla sede centrale della polizia di Parigi.

 

France Info successivamente ha rimosso la foto e l’ha sostituita con l’immagine di un uomo che brandisce minacciosamente un martello fuori dall’ospedale, davanti a un edificio diverso da quello dove si è verificato l’incidente.

 

L’immagine aggiornata pubblicata da France Info

 

Come documentato dalla rubrica “CheckNews” di Liberation, l’immagine è stata tagliata in basso per far sparire dozzine di “gilet gialli” che inveivano contro l’individuo armato di martello, dicendogli che non avrebbero permesso una simile provocazione. La foto originale era stata pubblicata da Le Parisien lo stesso giorno.

 

L’immagine originale pubblicata su Le Parisien

Le menzogne del governo Macron sono crollate davvero e completamente giovedì, con la pubblicazione di numerosi video dell’incidente sui social media. Un video girato da uno dei lavoratori dell’ospedale mostra un gruppo di manifestanti che scappano da una squadra di polizia antisommossa lungo una via d’accesso all’ospedale, salendo la scalinata verso l’ingresso di un edificio e fermandosi al ripiano superiore, evidentemente terrorizzati dall’attacco della polizia. Il personale li informa che si tratta di un’area di Pronto Soccorso  che ospita pazienti e si rifiuta di lasciarli entrare. Si possono sentire gli operatori dell’ospedale che parlano tra di loro all’interno dell’edificio. “Sono spaventati, hanno solo paura”, dice uno, a cui un altro risponde: “Sì, loro [la polizia] li ha inseguiti”. Un altro afferma: “Non sapevano [che era il Pronto Soccorso], stavano solo cercando una via di fuga”. I lavoratori dell’ospedale hanno anche rilasciato interviste in cui smentiscono categoricamente di essere mai stati minacciati.

 

L’intero incidente nel video si conclude in pochi minuti. La polizia arriva e arresta i manifestanti senza alcuno scontro. Con il crollo della menzogna del governo, tutti e 32 sono stati rilasciati ieri: la maggior parte di loro, secondo quanto è stato riferito, sarebbero ragazzi, studenti universitari.

 

Castaner ha controbattuto con rabbia a tutti quelli che lo hanno accusato di avere mentito, dichiarando assurdamente che potrebbe avere “sbagliato parola” e che non avrebbe dovuto usare il termine “attacco”. Da molteplici parti sono state richieste le sue dimissioni.

 

La questione sottolinea una realtà politica essenziale. Il governo Macron, come le sue controparti a livello internazionale, guidate dal Partito Democratico negli Stati Uniti, utilizza la bandiera della lotta alle “fake news” per censurare internet e i social media e impedire ai lavoratori di accedere a fonti di informazione alternative che sfuggono al controllo del governo e delle grandi aziende. Ma chi diffonde fake news, in realtà, è il governo e i suoi portavoce nei grandi media.

 

Le menzogne del governo Macron su un inesistente attacco ospedaliero hanno uno scopo ben preciso: diffamare l’opposizione di sinistra al governo come criminale e moralmente riprovevole e giustificare il continuo scatenarsi della violenza dello stato di polizia contro la classe operaia.

 

A febbraio, un oscuro confronto verbale tra un “gilet giallo” e un opinionista ebreo di destra e sionista, Alain Finkielkraut, è stato usato allo stesso modo per diffamare l’intero movimento dei “gilet gialli” come antisemita.

 

La polizia è stata filmata mentre saccheggiava i negozi durante i violenti scontri sugli Champs-Élysées di marzo, a cui Macron ha reagito incolpando di tutti i saccheggi i “gilet gialli” e vietando le proteste sul viale. Il governo quindi ha dispiegato i soldati della missione anti-terrorismo Operazione Sentinella schierandoli contro i “gilet gialli”, con l’autorizzazione a sparare.

 

Lo smascheramento di questa menzogna sfacciata su un “attacco” alla Pitié-Salpêtrière scredita i grandi media che hanno diffuso la storia, ma non solo: tutte le accuse infondate del governo Macron hanno giustificato l’intensificazione della repressione contro i “gilet gialli”.