Il giornalista Martin Jay sottolinea che è difficile per l’occidente, e per l’Unione europea in particolare, condannare il comportamento antidemocratico della Turchia di Erdogan. La Ue ha dato ripetutamente prova di disprezzare la democrazia, ignorando il risultato delle consultazioni popolari quando non piaceva alle élite, intralciando il processo democratico di paesi stranieri, prevedendo addirittura un parlamento che non può avviare il processo legislativo. A Bruxelles perfino il quarto potere – i media – è di fatto strutturalmente colluso con l’eurocrazia.

 

 

DI Martin Jay, 10 maggio 2019

 

 

Il primo di aprile è ormai passato da qualche settimana, ma quando leggiamo la notizia che il presidente Erdogan farà ripetere le elezioni di Istanbul alcuni di noi pensano a uno scherzo. Però il momento più spettacolare non è quando ti rendi conto di quello che sta avvenendo in Turchia – un paese che ha sicuramente problemi con i diritti umani – ma di come l’occidente si compatta per deprecarlo. L’ipocrisia è davvero stupefacente.

 

E quale altro idiota potrebbe mai essere il primo a farsi sentire, in questo ridicolo obbrobrio, se non il parlamentare giullare dell’Unione europea, Guy Verhofstadt, un classico euro-elitario che si fa fatica a ignorare, ma ne vale la pena. Questo ex primo ministro belga ha recentemente eiaculato al parlamento europeo i suoi importanti pensieri sulla Turchia ed Erdogan, allineandosi con altri ex parlamentari pronti a saltare sul carro quando questo fa i loro interessi federalisti – prima di ritrattare e permettere al circo dell’accesso [della Turchia, ndVdE] alla Ue di riversarsi su Bruxelles quando a loro conviene. In questo momento, quando mancano pochi giorni alle elezioni Ue e stando ai sondaggi i partiti populisti aumenteranno molto i loro consensi, non sorprende che l’odioso liberale belga sia salito sul palco per riversare doverosamente disprezzo sulla Turchia.
Ma ci sono momenti, in questo mondo parallelo della UE, in cui la realtà sembra essere stata soppiantata dal Truman Show. Sta accadendo davvero?

 

L’Unione europea, probabilmente l’organizzazione esistente più corrotta, anti-democratica, suprematista bianca, massonica e autocratica, che ha praticamente inventato il manuale delle fake news, degli insabbiamenti di casi di corruzione e di come corrompere giornalisti e finanziare dittatori in giro per il mondo, sta veramente chiedendo conto alla Turchia della sua reputazione democratica?

 

“Questa decisione oltraggiosa sottolinea come la Turchia di Erdogan stia scivolando verso una dittatura” è stato l’erompente tweet del parlamentare europeo belga. “Sotto una simile leadership, i colloqui sull’accesso sono impossibili. Pieno sostegno al popolo turco che protesta per i suoi diritti democratici e per una Turchia libera e aperta!”.

 

Ma aspetta un attimo. Per caso questa è la stessa Unione europea che, quando nel 2004 fu interrogata dal colossale problema di corruzione della Romania e Bulgaria (la cui polizia giudiziaria è diretta da organizzazioni mafiose) ha risposto “li lasceremo entrare, e poi li riformeremo”, solo per vedere in seguito giornalisti uccisi a colpi di arma da fuoco in Bulgaria, e che la Romania ha così tante organizzazioni anti-corruzione, che si ironizza di chiedere alla Ue un permesso per esportarle? O, per restare in argomento, è la stessa Ue che chiede ripetutamente una seconda elezione quando i risultati non sono quelli di cui ha bisogno, come in Irlanda e più recentemente nel Regno Unito con la Brexit?

 

Questa è la stessa Unione europea che ha firmato un mandato di arresto per il giornalista tedesco Hans Martin-Tillack nel 2003 – e lo ha consegnato alla polizia belga – in modo che la casa del giornalista potesse essere messa a soqquadro e il suo computer violato, mentre lui veniva sbattuto nel retro di una camionetta della polizia dove un poliziotto gli ha detto “Vabbè, non siamo in Myanmar”?

 

O è la stessa Ue che, nello stesso periodo in cui iniziava un processo di riforma, in realtà radunava semplicemente coloro che avevano denunciato dall’interno le malversazioni e li appendeva a un gancio, solo per farne un esempio e scoraggiare altri all’interno delle istituzioni Ue?

 

L’Unione europea ha una storia scioccante di abuso sui diritti umani non solo sul proprio suolo, ma più significativamente in giro per il mondo, con i regimi che sostiene con aiuti. La maggior parte dei dittatori dei paesi centrafricani sono sostenuti dal denaro della Ue, che, di conseguenza, porta a un abuso maggiore dei diritti umani su larga scala – il quale poi conduce all’esodo di migranti che finiscono in Libia, venduti come schiavi, violentati e abusati. In molti paesi gli stessi programmi ambientali sono fasulli e servono per convogliare fondi neri ai dittatori che l’Ue sostiene, come per esempio in Libano, dove i sistemi di riciclaggio e compostaggio sono in realtà così pessimi che stanno avvelenando l’acqua dei paesi e sono legati al numero di casi di cancro in aumento.

 

Questa è la realtà dei precedenti della Ue in termini di diritti umani e del suo controllo della democrazia. La lista si può allungare a piacere ed è meravigliosamente curioso che il “paese del terzo mondo” della Ue (il Belgio), che ha uno scioccante deficit in termini di libertà di stampa ed è un paese tristemente famoso per la pedofilia su vasta scala, quello che storicamente rappresenta la base finanziaria (tramite ricatti) per finanziare i partiti politici, è lo stesso paese che ha prodotto Verhofstadt e ospita i suoi patetici sermoni nel Parlamento europeo, l’unica assemblea del mondo talmente inutile che i suoi Parlamentari non possono nemmeno dare inizio al processo legislativo.

 

Verhofstadt è un membro accreditato della Wet Dream Society, o come era una volta chiamato del “Gruppo Spinelli” – una sorta di pensatoio massonico composto da coloro che credono che la Ue potrebbe un giorno diventare una superpotenza e avere un’autentica politica estera. Pertanto è normale per lui prendersi il palcoscenico e propinarci simili discorsi splendidamente noiosi e totalmente ridicoli, che se va bene sono utopistici e se va male sono semplicemente le fantasie di un vecchio. Come il sogno di Verhofstadt del 2004 di essere Presidente della Commissione Europea – un tentativo stoppato da Tony Blair.

 

Ma ecco la vera ciliegina sulla torta, se vi piace l’ironia a dosi massicce. Il Parlamento europeo utilizza uno schema per cui sussidia tutti i media per le loro spese di produzione, spendendo centinaia di milioni di euro. Se non lo facesse, la maggior parte delle emittenti non parlerebbe nemmeno di questi noiosi eventi che ottundono il cervello. Qualcuno potrebbe dire che si comprano la stampa, dal momento che c’è ovviamente una “contropartita” nell’aiutare la Ue a promuovere se stessa. Ma Euronews, che ha mostrato il discorso di Verhofstadt e gli ha dato grande enfasi, non solo guadagna da questo sistema, ma di fatto ottiene enormi sussidi dallo stesso budget annuale di Bruxelles per coprire mediaticamente i parlamentari europei – un doppio colpo, quindi. Di fatto, i vaneggiamenti di Verhofstadt erano una fake news in sé. E questa è un’istituzione – il Parlamento europeo – che ha recentemente votato per finanziare davvero le operazioni dei media perché facciano propaganda pro-Ue.

 

Sono cose talmente incredibili che non si riuscirebbe a inventarle

 

Ma nel frattempo, arrivano notizie dall’altra sponda dell’Atlantico, una vera super potenza, che suggeriscono che la CNN di Atlanta potrebbe mandare dei giornalisti alla CNN turca per far loro imparare il mestiere. Dal momento che praticamente tutti i loro reporter più famosi fabbricano le loro storie quando viaggiano per il mondo – Anderson Cooper, Christiana Ammanpour e Parisa Khosravi – come mi ha detto Elise Labbot, una ex “reporter” della CNN che non è intralciata da abilità giornalistiche, anche questa potrebbe allora essere una parodia, o una fake news. La CNN turca viene attaccata dall’occidente perché è filo-Erdogan, senza che si riconosca in alcun modo che la CNN di Atlanta è essa stessa totalmente di parte e che manipola regolarmente le notizie in favore della Clinton o di chiunque subentrerà nel suo ruolo.

 

Quantomeno la CNN non manderà a Istanbul la Labott, una reporter che si è costruita una carriera inventandosi le storie al punto che ad Atlanta alla fine hanno dovuto separarsi da lei a inizio anno, dopo che non meno di tre indagini sulla sua incredibile mancanza di etica giornalistica hanno battuto tutti i record.

 

 

Martin Jay è un giornalista freelance e commentatore politico che vive a Beirut, Libano. Ha vinto nel 2016 il prestigioso premio Elizabeth Neuffer Memorial delle Nazioni Unite a New York.