Anche se molti lo ignorano, quella che noi chiamiamo la Seconda Guerra Mondiale è invece per i Russi la Grande Guerra Patriottica – e a buona ragione. Nonostante in Occidente vengano magnificati eventi come lo sbarco in Normandia, Martin Sieff ricorda su Strategic Culture che la guerra si decise quasi unicamente sul fronte orientale, nello scontro tra forze dell’Asse e Unione Sovietica. La stragrande maggioranza delle truppe tedesche combatté – e morì – sul fronte orientale. I tentativi dell’Occidente di rimuovere il contributo dell’Armata Rossa alla sconfitta nazista – oltre a essere un insulto alla storia e ai popoli coinvolti – compromettono le possibilità di pace tra NATO e Russia, rischiando di provocare un conflitto tra due potenze nucleari.

 

 

Di Martin Sieff, 12 maggio 2019

 

 

Il Giorno della Vittoria – il 9 maggio – è appena trascorso. Come sempre è stata una festa enorme e fiera in tutta la Russia e in molte altre ex repubbliche sovietiche, come il musulmano Kazakistan: ma in Europa e in Nord America è passata in completo silenzio.

 

Nemmeno un americano o un inglese su 100.000 oggi si rende conto o ricorda che il 90 per cento dei soldati nazisti uccisi nella Seconda Guerra Mondiale sono stati uccisi dall’Armata Rossa. Al contrario, come ha fatto notare Tim Kirby su questo sito, in Lettonia oggi è permesso liberamente dal governo indossare le uniformi delle SS, mentre indossare le uniformi dell’Armata Rossa è pesantemente sanzionato. Tuttavia 320 milioni di americani vivono in grave pericolo di una inutile guerra nucleare per difendere questi nostalgici Nazi e negazionisti dell’Olocausto, ansiosi di sfruttare e pervertire la protezione del loro scudo NATO sull’Europa dell’Est.

 

Nessuno oggi potrebbe immaginare, dato lo sbarramento implacabile di scherno e disprezzo nei confronti della Russia, che durante la Seconda Guerra Mondiale i Russi e l’Unione Sovietica erano molto più apprezzati nella tormentata Inghilterra rispetto agli Stati Uniti e agli Americani.

 

Eppure i sondaggi di opinione dall’inizio del 1942 durante tutta la guerra mostravano molti più inglesi che ammiravano le vittorie e i sacrifici del Popolo Russo e si risentivano per la prosperità, la tranquillità, la fiducia in sé stessi e – ai loro occhi – l’arroganza dei soldati Usa che inondavano il loro paese.

 

Dal loro ingresso in guerra dal D-Day fino alla vittoria, milioni di soldati Usa hanno combattuto coraggiosamente e bene per tutta l’Europa continentale, ma dal punto di vista strategico perfino le loro più grandi vittorie non erano che piccoli spettacolini rispetto alle titaniche battaglie che avvenivano a Est.

 

Ironicamente, oggi gli storici britannici rimangono molto più obiettivi di quelli Usa. Eccellenti storici e accademici come Richard Overy, Andrew Roberts e Max Hastings sottolineano liberamente e ripetutamente che la colossale battaglia sul Fronte Orientale è stata il perno strategico di tutta la guerra e che tutto il resto impallidisce a suo confronto.

 

Ma negli Stati Uniti, perfino gli storici teoricamente acclamati come famosi continuano ad avere una visione miope e rifiutano puerilmente i fatti più evidenti. Gli studiosi specialisti scrivono studi di grande livello, ma tra gli storici più famosi e nei documentari televisivi l’ignoranza è imbarazzante.

 

Questa cosa è vergognosa e ha implicazioni gravissime per la pace mondiale. Il comunismo se ne è andato da tempo e il Popolo russo sotto il Presidente Vladimir Putin continua a lavorare duramente e in maniera impressionante per ricostruire la propria società. Ma tutti gli anni, quando arriva il Giorno della Vittoria, i leader, gli studiosi e coloro che modellano l’opinione pubblica ad Ovest continuano a ignorarlo fermamente.

 

Facendolo, non solo disonorano la memoria di milioni di soldati dell’Armata Rossa che sono morti combattendo i Nazisti. Rifiutano anche l’opportunità di allentare le tensioni tra l’Est e l’Ovest.

 

Eppure, l’Armata Rossa si è opposta praticamente da sola ai nazisti dal 22 giugno 1941 fino all’invasione della Normandia, e il ruolo dell’URSS nello stesso D-Day è stato enorme. Il successo del D-Day è stato possibile solo grazie alla spinta straordinaria dell’Armata Rossa da Stalingrado fino al fiume Elba nei due anni che sono seguiti alla vittoria di Stalingrado del 2 febbraio 1943.

 

Solo 11 divisioni della Wehrmacht hanno combattuto gli alleati in Normandia, ma contemporaneamente 228 divisioni naziste stavano combattendo l’Armata Rossa ad Est. Mentre avveniva la Battaglia della Normandia, l’Armata Rossa otteneva una vittoria molto più importante con l’Operazione Bagration, quando l’ultima grande concentrazione di armate di Hitler veniva annientata in quella che oggi è la Bielorussia.

 

È stata inoltre l’Armata Rossa a liberare i più grandi e terribile campi di sterminio nazisti, inclusi Auschwitz, Majdanek, Treblinka e Sobibor. Ma i leader occidentali e gli alleati NATO rimangono unanimemente zitti a riguardo di questo dato cruciale (ricordiamo purtroppo che l’italiano Benigni è riuscito a fare di peggio nel suo film-capolavoro La vita è bella, dove sono gli americani – e non l’Armata Rossa – a liberare Auschwitz, NdVdE).

 

Nel 2015, il governo Polacco ha vergognosamente escluso il Presidente Putin dalla cerimonia per il 70° anniversario della liberazione di Auschwitz. L’ex Primo Ministro ucraino Arseniy Yatsenyuk ha perfino sostenuto che l’Ucraina è stata invasa sia dalla Germania Nazista che dall’Unione Sovietica (la verità è che l’Armata Rossa ha liberato Kiev) e che le forze ucraine avevano liberato i campi di morte per conto loro. Si tratta di una grande bugia, degna del Ministero della Verità di George Orwell.

 

Questi atti provocatori e meschini, accolti con uguale entusiasmo dai neoliberisti e dai neoconservatori americani, sono serviti solo a inasprire ulteriormente i Russi nei confronti dell’occidente.

 

Un sincero e generoso riconoscimento del ruolo di leader che i sovietici hanno avuto nella vittoria del 1945 servirebbe a ricordare quanto gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica sono stati in grado di realizzare insieme nel loro trionfo congiunto sul fascismo. Ricorderebbe agli Americani e ai Russi quanto vitale sia per le due nazioni essere ancora alleate contro il terrorismo, il crimine internazionale, il traffico di droga, la schiavitù sessuale, i cambiamenti climatici e la proliferazione nucleare.

 

Onorare il grande e solenne anniversario del Giorno della Vittoria è semplicemente la cosa giusta da fare – dal punto di vista storico, morale e politico. Il Popolo Russo e i suoi alleati hanno pagato il prezzo colossale in termini di vite umane e sangue che richiedeva la vittoria della Seconda Guerra Mondiale. Disonorare la loro memoria è vergognoso.

 

Martin Sieff è stato per 24 anni corrispondente estero per il Washington Times e per United Press International, lavorando in 70 nazioni e raccontando 12 guerre. È specializzato in questioni economiche USA e globali.