Da The Canary, una lettera attribuita ad Assange e indirizzata ai suoi sostenitori: il fondatore di WikiLeaks denuncia l’enorme quantità di risorse messe in campo dai suoi nemici all’interno dell’amministrazione americana per metterlo a tacere, e invita i suoi sostenitori ad aiutarlo nell’imminente processo che lo vede imputato di 17 capi d’accusa collegati all’Espionage Act del 1917, in quello che viene definito il più grande attacco alla libertà di stampa dai tempi della guerra in Vietnam. Una battaglia che tutti dovrebbero sostenere, se vogliamo continuare a chiedere conto ai potenti dei loro misfatti.

 

 

di John McEvoy, 24 maggio 2019

 

 

The Canary ha avuto accesso esclusivo a una lettera scritta a mano, presumibilmente di Julian Assange, nella prigione di Belmarsh. La lettera, datata 13 maggio 2019, rivela le condizioni di prigionia di Assange e le sue difficoltà nel costruire la propria difesa. È anche una critica ai tentativi di Washington di soffocare la libertà di stampa, ed è una chiamata all’azione per i suoi sostenitori.

 

17 nuovi capi d’imputazione

 

Il governo statunitense oggi ha incriminato Assange di 17 nuovi capi d’imputazione riferibili al Espionage Act. Daniel Ellsberg, l’informatore che nel 1971 rilasciò al New York Times e ad altri giornali i Pentagon Papers sulla guerra del Vietnam, ha dichiarato al proposito a Democracy Now!:

 

“Non c’era stato un attacco così sostanziale alla libertà di stampa… dal 1971, quando ci fu il mio caso dei Pentagon Papers “.

 

Il direttore esecutivo del Reporters Committee for Freedom of the Press (RCFP) [Comitato dei giornalisti sulla libertà di stampa, ndt] Bruce Brown, nel frattempo, ha dichiarato:

 

“Ogni uso governativo dell’Espionage Act per criminalizzare la ricezione e la pubblicazione di informazioni classificate pone una terribile minaccia ai giornalisti che cercano di pubblicare tali informazioni nell’interesse pubblico, indipendentemente dall’affermazione del Dipartimento di Giustizia secondo cui Assange non è un giornalista.”

 

Assange attualmente sta scontando 50 settimane di prigionia a Belmarsh per violazione della cauzione – una sentenza che WikLeaks descrive come “scioccante e vendicativa“. Anche il gruppo di lavoro dell’ONU sulla detenzione arbitraria ha dichiarato che è “una sentenza sproporzionata” per quella che viene descritta come una “violazione di minore entità”.

 

La lettera

 

La lettera attribuita ad Assange è stata mandata al giornalista indipendente Gordon Dimmack, che è uno dei tanti ad aver scritto ad Assange nelle ultime settimane. Dimmack spiega di aver avuto una certa riluttanza a condividere la lettera prima delle ultime imputazioni del governo contro Assange.

 

Altri sostenitori di Assange hanno recentemente confermato che le loro lettere gli sono state recapitate. Ciononostante è difficile autenticare completamente la lettera, data l’attuale situazione di Assange, detenuto in una prigione di massima sicurezza. The Canary è stata informata che Dimmack non è l’unica persona ad aver ricevuto una risposta, e che la caligrafia sembra essere quella di Assange.

 

“La verità, in definitiva, è tutto ciò che abbiamo”

 

La lettera – che è stata inviata dall’ufficio postale di Mount Pleasant a Londra – è stata scritta a mano su fogli a righe. E dopo la descrizione delle condizioni in carcere, rivolge un appello:

 

“L’altro lato? Una superpotenza che si è preparata per 9 anni, con centinaia di persone e milioni di dollari spesi su questo caso. Sono senza difese e conto su di te e altre brave persone per salvarmi la vita. Sono integro, anche se letteralmente circondato da assassini, ma i giorni in cui potevo leggere, parlare e organizzarmi per difendere me stesso, i miei ideali e il mio popolo, sono finiti, finché non sarò di nuovo libero! Tutti gli altri devono sostituirmi. Il governo statunitense, o piuttosto, quei deprecabili elementi al suo interno che odiano la verità, la libertà e la giustizia, vogliono barare per portarmi all’estradizione e alla morte, piuttosto che permettere al pubblico di ascoltare la verità, per la quale ho vinto il più alto riconoscimento del giornalismo e sono stato nominato per 7 volte al Nobel per la Pace. La verità, in definitiva, è tutto ciò che abbiamo.”

 

Qui sotto la lettera originale.

 

 

“Tutti gli altri devono sostituirmi”

 

L’accanimento contro Assange non dovrebbe allarmare soltanto i difensori della libertà di stampa. Deve preoccupare sicuramente tutti. Perché il nostro diritto all’informazione è in pericolo. E se vogliamo continuare a chiedere conto al potere, dobbiamo tutti difendere questo diritto.