Contrariamente a quanto oscuramente preconizzato dai tanti profeti di sventura pronti a salutare nello spread l’esecutore di un governo a loro non gradito, la condanna dei mercati nei confronti della coalizione gialloverde per ora si fa attendere. Al contrario, come rimarca anche Bloomberg, i titoli di Stato italiani stanno godendo di un autentico periodo di grazia. E la Commissione, nelle sue minacce contro l’Italia, si ritrova non soltanto a difendere regole sempre più evidentemente screditate, ma anche con in mano armi spuntate.

 

 

 

di JohnFollain, John Ainger e Chiara Albanese, 12 giugno 2019

 

Matteo Salvini deve un favore ai mercati finanziari. Il leader della Lega, partito di destra, è in rotta di collisione con l’Unione europea, ma gli investitori in titoli di Stato stanno acquistando entusiasticamente obbligazioni italiane, dandogli così spazio per proseguire nella sua crociata per tagliare le tasse.

 

Mentre la Commissione europea si appresta ad aprire una procedura di infrazione contro l’Italia per il mancato contenimento del debito pubblico, la pressione degli investitori nei confronti del governo populista si è alleggerita, grazie a un’offerta di obbligazioni conclusa con un pieno successo.

 

Mentre l’anno scorso la guerra con Bruxelles sulle finanze pubbliche aveva fatto schizzare lo spread tra btp decennali italiani e bund tedeschi a livelli che si erano visti ai tempi della crisi del debito dell’eurozona, la reazione dei mercati alle ultime minacce di punizioni contro l’Italia è stata scarsa. Nelle ultime settimane le obbligazioni italiane sono andate alla grande, sostenute dalla prospettiva di un altro stimolo monetario da parte della Banca centrale europea.

 

 

Questo rimbalzo lascia i funzionari di Bruxelles con meno strumenti in mano per costringere l’Italia a rimettere velocemente in linea le sue finanze pubbliche, e così la resa dei conti, se e quando arriverà, potrebbe essere ancora più rovinosa. Il debito del paese rappresenta una bomba a orologeria finanziaria che mette a rischio lo stesso euro, vista la posizione dell’Italia come terza maggiore economia dell’eurozona.

 

 

 

Cosa dicono gli economisti di Bloomberg…

 

“I recenti cambiamenti nei rendimenti dei titoli sovrani italiani suggeriscono che gli investitori stanno concedendo al governo populista il beneficio del dubbio sul fatto che alla fine troverà un modo per ridurre la spesa. Ma i finanziatori alla fine vogliono una prova concreta, come nei documenti di bilancio per il prossimo anno, che saranno pubblicati in ottobre.” David Powell

 

Eppure, il sentire del mercato potrebbe inasprirsi, con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il ministro delle Finanze Giovanni Tria in lotta entrambi per persuadere Salvini, la forza dominante nella coalizione, e il vice-premier Luigi Di Maio, del movimento anti-establishment Cinque Stelle, a limitare i loro tagli di imposte e programmi di spesa.  Ma gli investitori stanno comprando il debito italiano, a dispetto dei piani fiscali di Salvini e di Di Maio. Dato che il potere della Commissione in parte dipende dalle reazioni dei mercati, l’atteggiamento benevolo degli investitori concede respiro alla litigiosa coalizione di governo. Questo a sua volta aumenta il rischio politico di Bruxelles nell’infliggere una sanzione. La stessa Commissione si sta concentrando sulle misure correttive che vuole vedere adottate dal governo italiano – in mancanza di ciò, si prevede che il gruppo attiverà presto una formale procedura di infrazione.

 

Lo sprint italiano

I rendimenti sono crollati, a dispetto delle prospettive di una rinnovata tensione con l’UE

 

Il Tesoro italiano mercoledì ha approfittato dei rendimenti bassi per vendere 6 miliardi di euro di obbligazioni a 20 anni tramite un consorzio di collocamento, ricevendo ordini di acquisto quattro volte maggiori.

 

I rendimenti decennali sono ora in bilico intorno al 2,40%, un livello visto l’ultima volta prima che andasse al potere la coalizione populista a giugno dello scorso anno, e ben al di sotto del livello del 3,81% registrato in ottobre. Il differenziale rispetto ai rendimenti delle obbligazioni tedesche di durata simile, un indicatore di rischio chiave nel Paese, rimane elevato, a 266 punti base, dopo aver toccato il minimo del mese martedì.

 

Uno spread al livello di 400 punti base è stato ampiamente propagandato come il livello al quale il governo potrebbe collassare. Salvini una volta ha scherzato sullo spread, sostenendo che “ce lo mangiamo a colazione”.

 

Il recente sprint del mercato obbligazionario ha reso attraenti i titoli del debito italiano perché gli investitori sono alla ricerca di rendimenti più elevati. “Quando lo spread a dieci anni arriva a 280 punti base, è un’opportunità semplicemente troppo buona per farsela scappare, nonostante la rischiosità connessa all’Italia”, ha dichiarato Richard McGuire, responsabile della strategia degli investimenti della Rabobank International.

 

Obbligazioni protette

 

Secondo Raffaella Tenconi, fondatrice della società di consulenza ADA Economics di Londra, le obbligazioni italiane sono al momento protette.

 

“In un mondo in cui i titoli del Tesoro USA stanno comprimendosi strutturalmente e le tre banche centrali globali più importanti distorcono il mercato verso politiche di allentamento monetario, è praticamente impossibile che le obbligazioni italiane vengano svendute al punto da danneggiare seriamente l’economia o la sua struttura finanziaria”, dichiara Tenconi. “E in ogni caso, qualsiasi svendita è un’opportunità di acquisto per gli investitori”.

 

Pierre Moscovici, commissario europeo per gli affari economici e finanziari, ha ricordato al governo di Roma che Bruxelles attende maggiori informazioni.

 

Siamo pronti a prendere in considerazione tutti i nuovi elementi che l’Italia potrebbe proporre, ma non perdiamo tempo”, ha dichiarato Moscovici mercoledì ai giornalisti a Bruxelles. “La palla è nel campo dell’Italia“.

 

La Commissione deve vedere un “percorso credibile per il 2019 e il 2020“, ha aggiunto il commissario. “Nessuno dovrebbe dubitare che applicheremo le regole se i criteri non sono soddisfatti“.