Continua la lunga indagine investigativa di Cory Morningstar sul fenomeno mediatico “Greta”, utile a salvare il liberismo da se stesso giustificando con l’emergenza un massiccio orientamento di fondi pubblici e di leggi a favore delle delle big tech della cosiddetta green economy.  Nell’Atto II – di cui abbiamo estrapolato i passaggi chiave – è svolta una puntuale analisi sulla nascente “We Don’t Have Time” e la sua partnership con potenti organizzazioni, come Avaaz, dirette a “programmare”  i giovani della “Generazione Z”, finti attivisti ma in realtà agnelli sacrificali dell’élite dominante.

Qui l’Atto I 

Qui l’Atto III

 

 

di Cory Morningstar, 21 gennaio 2019

 

Sintesi e traduzione a cura di Gabriele Bellerino

 

 Atto II. La scomoda verità dietro la cooptazione dei giovani.

 

Gli attori di “We Don’t Have Time”

 

Il consiglio di amministrazione della fondazione “We Don’t Have Time” comprende, tra gli altri:

 

  • Stuart Scott, capo di “The Climate Reality Project”, la ONG guidata da Al Gore (NdT: vicepresidente degli Stati Uniti dal 1993 al 2001, durante la presidenza di Bill Clinton)
  • Greta Thunberg, consigliere speciale per i giovani e fiduciaria
  • Jamie Margolin, consigliere speciale per i giovani e fiduciaria

 

 

Il comitato consultivo di “We Don’t Have Time” include le seguenti persone:

 

  • Daniela Rogosic, responsabile globale per i rapporti con la stampa, gruppo IKEA
  • Tove Ahlström, CEO di “Global Utmaning” (NdT: Think Thank svedese), ed anche esso affiliato a “The Climate Reality Project” di Al Gore

 

 

 

 

La presenza di Ikea nel comitato consultivo di “We Don’t Have Time” deve essere debitamente sottolineata. Nel 2017 Ikea ha assegnato una sovvenzione di 44,6 milioni di dollari dalla “Fondazione IKEA” all’associazione “We Mean Business“ (fondata nel 2014). Questa sovvenzione è stata “la seconda donazione mai realizzata dal braccio caritatevole del gigante della vendita al dettaglio IKEA”. I soci fondatori dell’associazione “We Mean Business” includono, tra gli altri (lista completa), il B Team (NdT: per approfondimenti a riguardo: qui).

 

Il B Team è gestito da Purpose, lo studio di relazioni pubbliche for-profit, gestito dal co-fondatore di Avaaz, Jeremy Heimans (NdT: qui e qui per approfondimenti su Avaaz, in particolare riguardo il tam-tam sulla guerra in Siria. Le organizzazioni fondatrici di Avaaz, “Res Publica” e “Move On”, hanno avuto George Soros  tra i loro cospicui finanziatori.)

 

Nel seguente estratto dell’articolo di Maclean del 28 gennaio 2016, intitolato “Abbiamo raggiunto il picco delle vendite? Ikea dice che c’è spazio per crescere”, si manifesta ancora una volta il fervore climatico, anche a livello aziendale, che sta investendo il mondo:

 

Quindi, come conciliare “il picco massimo potenziale” di Ikea, con le sue intenzioni “di aumentare le vendite”? Un portavoce riporta i commenti di [Steve] Howard [capo della sostenibilità in Ikea] secondo il quale “siamo parte di un contesto globale più ampio, in cui molte persone hanno ancora mezzi molto limitati”, mentre Sjostrand suggerisce che l’obiettivo è “continuare a far crescere il nostro business, ma crescere in modo più sostenibile.” Traduzione: Ikea ti venderà più mobili e arredi per la casa, ma farà di tutto per non farti sentire in colpa per questo. Il che spiega perché i report aziendali dell’azienda sono festeggiati come esempi di iniziative di sostenibilità, dalla vendita di illuminazione solo compatibile con LED, al servire in modo responsabile del pesce in caffetteria“.

 

Avaaz

 

Qui faremo alcune brevi osservazioni sia su Avaaz che su 350.org, in relazione alle campagne globali di “sciopero per il clima“. Un corpus esauriente di ricerche che mette a nudo la funzione e i desideri di entrambe le ONG, basate su indagini svolte dal 2012 a oggi, è disponibile sul sito Wrong Kind of Green. Incoraggio i lettori a familiarizzare con queste due organizzazioni.

 

Il 14 dicembre 2018, “350.org” ha inviato un comunicato stampa contenente i seguenti estratti:

 

“Katowice, Polonia – Oggi, 30 scolari di tre scuole locali a Katowice, hanno risposto alla chiamata di Greta Thunberg, e hanno portato il #ClimateStrike (“sciopero per il clima“) globale dentro il Palazzo delle Nazioni Unite nell‘ultimo giorno dei colloqui sul clima.”

 

Ai 30 studenti è stato concesso un accesso speciale per partecipare ai colloqui delle Nazioni Unite  per portare il loro messaggio ai delegati e al governo polacco: ” soli 12 anni (NdT: ???) rimasti per liberare il mondo dai combustibili fossili, i leader devono agire subito.” [Enfasi nell’originale]

 

E subito i media internazionali hanno pubblicato foto come questa:

 

 

E questo è il retroscena:

 

 

Nella parte inferiore del comunicato stampa di 350.org, sotto il titolo “Ulteriori informazioni”, il comunicato stampa rivela: “NOTA BENE che 350.Org e Avaaz NON stanno organizzando queste azioni, ma stanno aiutando gli studenti a diffondere il loro messaggio.” [Enfasi nell’originale]

 

Anche se sembra, invece, che Avaaz abbia svolto un ruolo di primo piano nell’organizzazione dell’iniziativa da mandare sotto i riflettori dei media.

Una delle principali funzioni delle ONG… è quella di stimolare una richiesta che parta dal basso, da parte della cittadinanza, che servirà a sostenere la legislazione necessaria ai progetti che fanno comodo all’industria, piuttosto che alle persone e al pianeta. Prima che i contratti siano firmati o sia aperta la strada all’ “architettura globale dell’era della quarta rivoluzione industriale”, è necessaria una legislazione. E proprio come una proverbiale palla di neve che si trasforma in una valanga, la legislazione crea il denaro, lo stanziamento che farà partire gli ordini e la realizzazione delle opere.

 

Quale modo migliore per creare una richiesta di qualcosa che va a detrimento sia dell’ambiente che della popolazione, che impacchettarla come soluzione per il cambiamento climatico promossa dal volto adorabile e innocente di Greta. Con un rovesciamento della realtà, l’industria non deve imporre la sua volontà alla gente, ma sarà la gente a imporla sé stessa, tramite Avaaz e altre simili organizzazioni. Le persone vengono così riprogrammate per richiedere false soluzioni, che le società private hanno tenuto nel taschino per anni e persino decenni.

[Approfondimenti: AVAAZ: la rete di cambiamenti comportamentali più grande e potente del mondo]

 

 

Jamie Margolin – Zero Hour

 

Jamie Margolin è la fondatrice adolescente di “This Is Zero Hour“ e “una delle  13 persone che hanno citato in giudizio lo Stato di Washington per non aver intrapreso un’azione adeguata sui cambiamenti climatici” (come rivelato nell’Atto I di questa serie, a Margolin – e alla sua ONG Zero Hour – rimandano due dei sei account taggati da “We Don‘t Have Time”, nel primo post che riportava lo sciopero scolastico di Greta Thunberg). Margolin ha partecipato al Climate Reality Leadership Corps di Al Gore (una conferenza di tre giorni) che si è tenuta a Seattle dal 27 al 29 giugno 2017. [Fonte] Nel luglio 2017, Margolin ha iniziato a organizzare una marcia per i giovani sul clima a Washington, ed ha lanciato Zero Hour. Il 27 febbraio 2018, esattamente otto mesi dopo il suo primo giorno al Climate Reality Leadership Corps, Margolin sarebbe apparsa sulla rivista Rolling Stone. Prima della sua ascesa verso la celebrità, Margolin aveva fatto un tirocinio nell’ufficio elettorale di Hillary Clinton a Seattle. Il seguente passaggio mostra cosa sia diventata ai giorni nostri la promozione mediatica della gioventù da parte delle corporations:

 

“La più giovane oratrice al Global Climate Action Summit (GCAS) a San Francisco questa settimana è Jamie Margolin di Seattle, che ha fondato la marcia giovanile per il clima di Zero Hour lo scorso luglio, ed ha guidato la sua azione a Washington. A 16 anni, Margolin presenta un contrasto generazionale rispetto alla maggior parte dei leader del GCAS, come il governatore della California Jerry Brown (80 anni), l’ex sindaco di New York Michael Bloomberg (76) e il principale diplomatico cinese sul tema del clima, Xie Zhenhua (68 anni).” [Fonte]

 

I leader dei movimenti e delle rivoluzioni prodotte nel XXI secolo (fabbricati da media finanziati dalle corporations o di loro proprietà), non sono più nemici dell‘establishment. Piuttosto, fanno eventi insieme a figure dell‘establishment, come il sindaco di New York Bill de Blasio, il quale adula i nostri nuovi “rivoluzionari”, taggandoli e twittando le loro lodi. Quando l’establishment stesso ama i nostri movimenti e i nostri “volti del futuro “, dobbiamo capire che abbiamo già perso.

 

 

Sopra, Margolin presta la sua immagine per pubblicizzare i marchi Global Citizen e Johnson & Johnson.

 

Le ONG non sono le uniche organizzazioni a sfruttare i giovani. I soci delle corporations che li finanziano  forniscono  elevate somme di denaro per cercare di rendere “più verdi” le loro scorie tossiche.

 

Nel luglio 2018, Johnson & Johnson è stata condannata a pagare “quasi 4,7 miliardi di dollari per danni a 22 donne e alle loro famiglie, in seguito al fatto che l’amianto contenuto nel talco Johnson & Johnson aveva provocato loro un carcinoma ovarico… Sei delle 22 persone che hanno sporto denuncia nell’ultimo processo sono morte di cancro alle ovaie… Mark Lanier, avvocato dei querelanti, ha affermato in una dichiarazione, che Johnson & Johnson aveva coperto le prove della presenza di amianto nei suoi prodotti per più di 40 anni.” [Fonte]

 

Fa parte del gioco che un segno distintivo del complesso industriale non profit sia la partnership e le sponsorizzazioni da parte di corporations aggressive sui bambini e sul pianeta. Questa non è l’unica causa intentata contro Johnson & Johnson, né sarà l’ultima. Ci sono altre 1200 cause pendenti solo negli Stati Uniti contro questa corporation. Johnson & Johnson non è l’eccezione: è la normalità.

 

Anche nella campagna di Greta Thunberg è data grande rilevanza alla corsa per conquistare i Millennial e la Generazione Z. Questa conquista viene sempre più esercitata tramite”movimenti” di giovani creati a tavolino e pesantemente finanziati. “Movimenti” brulicanti di potenziali consumatori, pienamente sfruttabili da coloro che beneficiano, e in molti casi contribuiscono, al flusso costante di finanziamenti. Il titolo Generation Z è attribuito a coloro che, dalla nascita, sono collegati ai media online (NdT: “nati con Internet“), per i quali “la gratificazione immediata è la norma”. Oggi, questo segmento demografico è il pubblico più potente e ricercato del Nord America. A titolo illustrativo della popolarità del termine, la Margolin di Zero Hour si riferisce a se stessa come “generazione Z”.

 

L’articolo di Barclays dell’8 novembre 2018, “Gen Z: Step Aside Millennials” (“Generazione Z: un passo avanti rispetto ai Millenials”, ndt), riporta che questo gruppo demografico (i ragazzi nati tra il 1995 e il 2009), ossia lo stesso gruppo demografico di cui fanno parte, a cui si appellano e che influenzano i leader della gioventù come Greta Thunberg e Jamie Margolin, sta diventando rapidamente il nuovo “colosso dei consumi” e il “grande influencer”:

 

“Entro il 2020, la generazione Z sarà il più grande gruppo di consumatori a livello globale. Rappresenteranno il 40% dei consumatori negli Stati Uniti, Europa e BRIC, e il 10% nel resto del mondo. Le aziende che non coinvolgono con successo la Gen Z  potrebbero perdere rapidamente quote di mercato. Alcuni di loro possono avere anche solo 9 anni, ma la Gen Z ha già un enorme potere di spesa. Negli Stati Uniti, Gen Z ha attualmente un potere di acquisto diretto di 200 miliardi di dollari, e ben 1000 miliardi di potere di spesa indiretto, tramite l’influenza sulla spesa delle famiglie. Le avanzate conoscenze digitali della Gen Z e la capacità di valutare fattori come prezzo e disponibilità sin dalla giovane età, la rende sempre più influente nelle decisioni di spesa delle famiglie “.

 

Agli occhi dei banchieri e dei capitalisti, questo gruppo di giovani sono dei meri consumatori. Dei simboli del dollaro. Non ragazzi, giovani o tantomeno persone.

 

Il finto attivismo ha molti vantaggi, tra cui i salari a sei cifre, le luci della ribalta e i “Ted Talks“. Il denaro per comprare i migliori marchi  ecologici “hipster”. Ma forse, il beneficio più allettante è l’accesso. L‘accesso alle sale del potere. Con i media che ovunque adulano ogni parola progressista,il finto attivista può innamorarsi ancora una volta della propria immagine. Tutti vogliono essere una star. Tutti vogliono vivere una vita lussuosa. Tutti vogliono appartenere al “circuito dello champagne”.

 

E tutto sulle spalle dei più oppressi. Dei più vulnerabili. E infatti il paradosso è questo: noi siamo i veicoli. La nostra resistenza è catturata e reincanalata direttamente a sostegno del sistema che ci sta distruggendo.

 

[Ulteriore lettura: From Stable a Star – The Making of North American “Climate Heroes” (“Dalle stalle alle stelle – La creazione degli “eroi climatici“ del Nord America“)]

 

[Ulteriore lettura: Targeting Millennials: The 30 Trillion Dollar Jackpot (“Mirare ai Millenials: il Jackpot da 30 mila dollari“)]

 

[Ulteriore lettura: The Pygmalion Virus in Three Acts (2017 AVAAZ SERIES, PART II) (“Il virus di Pigmalione in tre atti (La Serie di Avaaz, 2017, parte II)“]