Un articolo di Mike Shedlock ridicolizza l’attuale narrazione riguardo i terribili incendi australiani. Questa disgrazia non ha nulla a che fare col riscaldamento globale: è invece da attribuire agli uomini, che quasi sempre causano gli incendi, e alle folli regole imposte dal politically correct ambientale, che vieta gli incendi programmati con funzione preventiva e permette la diffusione di piante a crescita rapida e che tendono a diffondere le fiamme molto rapidamente.

 

 

Di Mike Shedlock, 8 gennaio 2020

 

 

Non meno di 15 milioni di acri in Australia sono stati distrutti dagli incendi. Gli attivisti sul cambiamento climatico sono sul piede di guerra.

 

Prendiamo per esempio l’articolo Perché laggiù va tutto a fuoco.

 

L’attuale ciclo di incendi è iniziato alla fine dello scorso anno. Ha carbonizzato almeno 15 milioni di acri e ucciso più di due dozzine di australiani, compresi alcuni coraggiosi vigili del fuoco volontari che si sono precipitati nell’inferno per salvare case e vite.

 

La storiella del cambiamento climatico è una grossolana semplificazione per spiegare gli incendi boschivi, le cui cause sono complesse così come la loro ricorrenza è prevedibile: l’Australia si trova nel mezzo di una delle sue regolari siccità.

 

Le leggi bizantine di stampo ambientalista impediscono ai proprietari terrieri di eliminare arbusti, cespugli e alberi. I governi statali non fanno la loro parte nel ridurre la quantità di materiale infiammabile nei parchi. Lo scorso novembre un ex capo dei vigili del fuoco di Victoria ha criticato aspramente l’approccio “minimalista” di quello stato nella riduzione dei rischi da incendio durante la bassa stagione. Le lamentele si sentono in tutto il Paese.

 

Lunedì un parlamentare dei Verdi Australiani ha scritto su twitter che un giorno ci vorranno “tribunali climatici” per giudicare i politici conservatori.

 

Le cause principali

  1. 1) Incendi dolosi: più di 180 persone sono state arrestate con l’accusa di aver dato l’inizio agli incendi da quando è iniziata l’attuale stagione.
  2. 2) Causa secondaria: le restrizioni ambientali e la fuorviante ideologia ambientalista.

Forse bisognerebbe invertire l’ordine delle due cose.

 

Non si tratta dei cambiamenti climatici

 

Considerate cortesemente anche Gli incendi boschivi australiani sono stati causati da esseri umani, non da cambiamenti climatici.

 

In quanto a politiche, vegetazione e clima le somiglianze tra Australia e California sono sempre state notevoli. Entrambi i posti sono bellissimi, di estrema sinistra, e politicamente verdi. In entrambi, alla gente piace vivere in mezzo a vegetazione che ogni anno si secca abbastanza da bruciare fino al cielo – con o senza cambiamenti climatici.

 

Questo avviene a causa di stagioni piovose relativamente corte, inserite in un tempo perfettamente balneare. Il paesaggio è verde in maniera spettacolare quando piove, ed estremamente arido quando non piove più. Quando le precipitazioni sono abbondanti, come è stato negli anni recenti in Australia, la vegetazione diventa ancora più rigogliosa, rappresentando così un combustibile ancora più abbondante per gli incendi boschivi.

 

Allo stesso tempo, la nostra cultura che idolatra la vegetazione ci impedisce di bruciarla volontariamente. In California gli incendi controllati sono ora in gran parte proibiti (perché la combustione rilascia la temutissima anidride carbonica), assicurando così che il disastro sia sempre dietro l’angolo. La stessa cosa vale per l’Australia, dove sono consentiti alcuni incendi controllati, ma neppure lontanamente sufficienti.

 

Sono anni che l’Australia è pronta ad esplodere. David Packham, ex capo del Centro di Ricerche Nazionale australiano per gli Incendi Rurali, avvertì in un articolo del 2015 su the Age che i livelli di materiale combustibile erano saliti al loro livello più pericoloso da migliaia di anni. Packham fece notare che questo era il risultato di un’”ideologia verde fuorviante”.

 

Ora è molto comodo per gli allarmisti verdi dare la colpa al riscaldamento globale degli incendi in Australia e California. In realtà, sono le politiche che essi stessi sostengono ad esserne responsabili.

 

Incendi boschivi: 67 anni di dati


(La linea verde rappresenta le aree soggette a incendi controllati, la linea rossa le aree interessate da incendi non controllati – NdVdE)

 

Crisi incendiaria

 

Considerate cortesemente anche Non abbiamo solo una crisi di incendi boschivi. Abbiamo anche una crisi da incendi dolosi.

 

Il numero di individui in tutta l’Australia i cui incendi dolosi hanno contribuito all’attuale crisi è ormai superiore a 200.

 

Ecco il mio preferito: “Un vigile del fuoco volontario in Australia è stato accusato di avere innescato deliberatamente le fiamme durante la crisi degli incendi. La polizia ha arrestato l’uomo, 19 anni, per sette capi d’accusa per presunto incendio doloso in una zona a sud di Sydney, nel Nuovo Galles del Sud.”

 

Non si tratta di complottismo. Anche se in passato l’incendio doloso è stato utilizzato come strumento di terrore, gli incendi australiani sembrano derivare dalle azioni di individui scollegati tra loro, che sono disturbati o spericolati. Non è nulla di nuovo; come ha scritto a novembre il criminologo ecologico Paul Read:

 

“Un’analisi satellitare del 2015 di 113.000 incendi dal 1997 al 2009 ha confermato quello che sapevamo da tempo: il 40 per cento degli incendi è acceso deliberatamente, un altro 47 per cento è acceso accidentalmente. Questo corrisponde piuttosto bene ai dati precedenti pubblicati un decennio prima, che circa la metà di tutti gli incendi sono intenzionali o sospettati di essere tali, e il 37 per cento è accidentale. Insieme, raggiungono la stessa conclusione: l’87 per cento degli incendi viene acceso dall’uomo.“

 

Il flagello dell’Eucalipto

Ecco un interessante articolo del 2013: Gli incendi boschivi australiani: la colpa è degli alberi di eucalipto?

 

“Guardando alla foresta di eucalipto fuori dalla mia finestra in Tasmania, vedo un gigantesco pericolo di incendio”, ha detto David Bowman, un ecologista delle foreste dell’Università della Tasmania, in Australia, a KQED. “In un giorno molto caldo, queste cose bruceranno come torce e inonderanno di scintille le nostre periferie”.

 

Come molte piante native delle regioni soggette ad incendi, gli alberi di eucalipto (detti anche alberi della gomma in Australia), si sono adattati per sopravvivere – o perfino per prosperare – durante gli incendi. Le foglie cadute di eucalipto creano densi tappeti di materiale infiammabile, e la corteccia degli alberi si stacca in lunghe stelle filanti che cadono a terra, fornendo materiale aggiuntivo che attira i fuochi a terra sulle foglie, creando un’enorme “corona di fuoco” veloce a propagarsi, nella parte alta delle foreste di eucalipto.

 

Inoltre l’olio di eucalipto, che dà agli alberi il loro caratteristico odore aromatico, è un olio infiammabile: questo olio, combinato con il letto di foglie e i filamenti di corteccia, durante i periodi di siccità, può trasformare in pochi minuti un piccolo fuoco a terra in una terrificante tempesta di fuoco. Ecco perché gli alberi di eucalipto – specialmente gli alberi della gomma blu (Eucalyptus globulus)  che sono comuni in tutto il Nuovo Galles del Sud  – sono talvolta chiamati “alberi di benzina”.

 

Il pericolo rappresentato dai boschi di eucalipto che si estendevano al di fuori dell’Australia venne sottolineato nel 1991, quando un incendio boschivo ha incenerito le colline intorno ad Oakland, in California. L’incendio uccise 25 persone e annientò più di 3.000 abitazioni, secondo l’Agenzia Federale per la Gestione delle Emergenze (FEMA), e fu imputato anzitutto alle miglaia di alberi di eucalipto che si trovavano in tutte le colline di Oakland.

 

Nonostante la loro meritata reputazione di incubo peggiore dei vigili del fuoco, gli alberi di eucalipto rimangono un esemplare paesaggisticamente apprezzato, rinomati per la loro crescita rapida, che genera alti alberi che fanno ombra e che, secondo alcune ricerche, aiutano a respingere gli insetti grazie a quello stesso olio profumato di eucalipto accusato di alimentare gli incendi.

 

“I boschetti di eucalipto sulle colline ripide – come quelle sulle colline di East Bay – sono estremamente infiammabili quando… i venti di fine estate e d’autunno iniziano a soffiare e a rendere impossibile il controllo di un fronte di fiamme in movimento fino a quando i venti si fermano,” ha detto Tom Klatt, gestore ambientale del campus UC Berkeley, in un rapporto dalla Divisione di Agricoltura e Risorse Naturali dell’università.

 

Tree idee per l’eucalipto

  1. 1 – Ehi, piantiamo eucalipti, crescono in fretta.
  2. 2 – Quando seccano, evitiamo di fare incendi controllati, perchè emetterebbero anidride carbonica.
  3. 3 – Se qualcosa va storto con i punti 1 e 2, diamo la colpa al riscaldamento globale.

 

 

Che diavolo hanno fatto gli esseri umani?” ha detto Bowman. “Abbiamo diffuso una pianta pericolosa in tutto il mondo.

 

Ma questa storia non fa vendere. Ci vuole altro. Tipo questa:

 

I negazionisti del clima si stanno arrostendo

I negazionisti del clima si stanno arrostendo se stessi… e tutti gli altri.

 

L’Australia, come molti altri paesi (inclusi gli Stati Uniti) è patologicamente dipendente dai combustibili fossili, e per questo sta arrostendo se stessa e il pianeta. Senza una forte politica internazionale, ci saranno in futuro siccità, incendi, e altri disastri che faranno sembrare l’attuale crisi come un sogno ad occhi aperti.

 

Complessivamente, questa storia si merita appena un 7- o un 6+, perché non finisce con una premonizione come quelle di Alexandria Ocasio-Cortez secondo cui il mondo finirà in 12 anni se non facciamo niente.

 

A Miami affogheranno tutti in 6 anni

 

“Si bruceranno da soli” è OK, ma l’articolo in sé è moscio.

 

Per ottenere davvero attenzione ci vuole un titolo come questo “A Miami affogheranno tutti entro sei anni”.

 

Ecco, questo è un titolo da 8++, che sicuramente susciterà interesse.

 

Bugie e manipolazioni

https://twitter.com/StunnedMulletNZ/status/1208187874446721024

 

Roba incredibile.

 

La polizia verde ha scartato le temperature in lungo e in largo e ha manipolato al ribasso le temperature più vecchie.

 

Il mio esempio preferito: la polizia climatica ha scartato le alte temperature record perché la persona che le ha misurate lo ha fatto di domenica. Sostengono che il misuratore non avrebbe dovuto lavorare di domenica, pertanto il record al rialzo non avrebbe dovuto essere registrato.

 

Naturalmente hanno spostato i termometri negli aeroporti con un numero sempre maggiore di aeroplani e asfalto bollente, ecc. E infine, sono passati recentemente a misure elettroniche che tendono a dare indicazioni più alte dei termometri a mercurio.

 

Tutto riguarda il cambiamento climatico, ma…

 

Oltre alle bugie, alle manipolazioni della temperatura, alla cattiva gestione delle ustioni, agli incendi dolosi, alle restrizioni ambientali e ad altre ideologie verdi fuorvianti, questa storia riguarda tutta il cambiamento climatico.

 

Purtroppo, una storia politicamente scorretta come questa non va da nessuna parte. Ma “A Miami, affogheranno tutti entro sei anni ” potrebbe andare.

 

Oh, a proposito, propongo che la ragione più probabile degli incendi è che gli attivisti del riscaldamento globale vogliono darne la colpa al cambiamento climatico.