Nel tanto male interpretato Giorno della Memoria, riprendiamo parte di un vecchio articolo del giornalista ed editore ebreo Joe Weisenthal, riguardo la vera lezione da ricordare oggi. L’ascesa degli orrori del nazismo non fu semplicemente causata dai deliri di un folle populista, ma prima ancora da ripetute scelte dissennate politiche ed economiche, che hanno portato disoccupazione e deflazione in Germania. Tali scelte sono inscindibilmente legate a un regime di cambio fisso, il Gold Standard, che la Germania si rifiutò di abbandonare. Purtroppo anche oggi  deflazione e cambio fisso fanno parte della realtà quotidiana, e la politica europea continua ad ignorarne i legami con l’insorgere dei movimenti populisti autoritari.

 

Di Joe Weisenthal, 18 Novembre 2011

Nel suo recente pezzo, il prudente analista di SocGen Dylan Grice ci prende in pieno.

Argomenti dell’articolo sono la Repubblica di Weimar, l’iperinflazione, e tutto quello stampare denaro di cui tutti parlano.

Ma è non come vi aspettate. Non dice che la Germania si è messa a stampare denaro, il che ha causato l’iperinflazione di Weimar, il che ha causato il nazismo. Dice che i ricordi di Weimar hanno fatto sì che la Germania abbia abbracciato troppo intensamente l’ideologia antiinflazionistica, il che ha portato la disoccupazione, il che ha condotto al nazismo.

Questo grafico è un vero e proprio pugno allo stomaco.

Qual è la morale di Grice?

Scrive:

Ed ecco un malinconico controfattuale storico: come sarebbe potuta cambiare la storia se i tedeschi avessero inflazionato la propria economia al sorgere della crisi?

Ecco la sua lezione:

Ovviamente è impossibile dirlo. Nel 1931 il mondo era in depressione. La Germania lo sarebbe stata comunque, con o senza il suo patologico terrore per l’inflazione. I nazisti avrebbero potuto comunque ottenere successi elettorali. Ma supponiamo che la Germania avesse re-inflazionato la propria economia, come fece il Regno Unito. Questo grafico paragona la traiettoria della disoccupazione nel Regno Unito dopo aver lasciato il Gold Standard con quella della Germania, che decise di rimanerci.

Dopo aver lasciato il Gold Standard, tra il 1931 e il 1933 il Regno Unito vide la propria disoccupazione scendere circa di un terzo, mentre nello stesso periodo in Germania saliva significativamente. Se la Germania avesse scelto di seguire il Regno Unito nel processo di re-inflazione, e la disoccupazione avesse seguito una traiettoria simile, la disoccupazione sarebbe stata del 17% anziché del 33%. Si sarebbe quindi potuto evitare quello che seguì? Hitler avrebbe vinto le elezioni del marzo 1933 con il 45% dei voti? Il mondo avrebbe sperimentato gli orrori del nazismo al potere? La storia del mondo avrebbe potuto essere molto diversa. Forse non ci sarebbe nemmeno stato l’euro oggi,  figuriamoci poi l’euro-crisi.

[…]

Conclusione di Malachia Paperoga

Ed eccoci qui, più di 80 anni dopo, con così tante analogie alla situazione di allora che è difficile elencarle tutte. Anche oggi un regime di cambi fissi (la moneta unica europea) ha imposto un lunghissimo periodo di deflazione all’Europa. Ancora oggi l’élite tedesca è terrorizzata dall’inflazione. Anche oggi la disoccupazione è mediamente altissima in tutta Europa, a causa delle strette fiscali imposte da Bruxelles. Anche oggi i popoli europei rifiutano i partiti tradizionali, e si aprono enormi spazi politici perché movimenti populisti e autoritari arrivino al potere.

La speranza, in questo Giorno della Memoria, è che i politici europei abbiano stavolta il coraggio di rompere questo schema, di porre rimedio ai drammatici livelli di disoccupazione nel continente, di smantellare l’attuale regime di cambi fissi (la moneta unica) che imprigiona i popoli europei in una tenaglia.

Speriamo che stavolta il Regno Unito, che anche in questa occasione ha preso le distanze dal progetto deflazionistico europeo, serva da esempio, e che ciò possa scongiurare il ripetersi degli orrori che 80 anni fa ebbero inizio nel continente.

La strada per Auschwitz passò per il Gold Standard. Auguriamoci di non percorrere fino in fondo la strada che è partita da Maastricht.