Come riporta il Telegraph, prosegue il calvario dei disfattisti pre-Brexit: il FMI è costretto a correggere due volte al rialzo nel giro di tre mesi le previsioni di crescita del Regno Unito. Sfruttando i dati economici positivi, il premier Theresa May ha deciso di indire elezioni anticipate, per consolidare la propria leadership e presentarsi alle trattative di uscita con l’UE nella posizione migliore per ottenere un buon accordo. Con buona pace dei bulli eurocrati che speravano di poter intimidire uno dei loro migliori clienti.

 

Di Szu Ping Chan , 18 aprile 2017

 

Martedì Theresa May ha potuto celebrare la solidità dell’economia britannica, dato che il Fondo monetario internazionale ha aggiornato al rialzo le previsioni di crescita per quest’anno per il Regno Unito – previsioni superiori a qualsiasi altra grande economia.

La sterlina ha toccato il massimo da quattro mesi a questa parte contro il dollaro, dopo che il Primo Ministro ha annunciato elezioni anticipate e ha promesso che avrebbe “portato a termine il lavoro” della Brexit.

La May ha dichiarato che le elezioni generali del prossimo 8 giugno daranno compattezza a Westminster, così come “certezza, stabilità e forte leadership”, qualità necessarie al Regno Unito per iniziare i negoziati per l’uscita dall’UE.

L’annuncio della May è arrivato mentre il FMI alzava le previsioni di crescita del Regno Unito nel 2017, per la seconda volta nel giro di tre mesi.

Facendo ulteriormente marcia indietro rispetto all’allarme pre-referendum su una possibile recessione e un collasso della borsa, il FMI ha alzato le previsioni di crescita 2017 al 2%, dall’1,5% dello scorso gennaio.

Si tratta del più elevato rialzo tra le maggiori economie e significa che il Regno Unito dovrebbe crescere a un ritmo superiore alla Francia, alla Germania e a tutte le altre economie del G7, a parte gli USA.

Anche se la crescita britannica è prevista rallentare all’1,5% nel 2018, poiché l’inflazione in crescita dovrebbe rallentare la spesa dei consumatori, il prossimo anno l’economia dovrebbe comunque crescere allo stesso ritmo di quella tedesca.

Il Primo Ministro ha sottolineato che la solidità dell’economia le ha dato la fiducia necessaria per chiedere l’approvazione parlamentare per le elezioni anticipate.

La May ha dichiarato: “Nonostante le previsioni di un immediato pericolo economico e finanziario, a partire dal referendum abbiamo visto la fiducia dei consumatori rimanere alta, un numero record di posti di lavoro, e una crescita economica che ha superato tutte le aspettative”.

La sterlina è volata a 1,2715 dollari dopo l’intervento della May, ribaltando un ribasso iniziale, per arrivare al suo livello più alto da inizio anno.

I Pound Traders  (coloro che investono sulla sterlina, ndVdE)  ovviamente vedono la May come una forza stabilizzatrice” dice Kathleen Brooks, direttrice delle ricerche presso City Index.

La Brooks ha dichiarato che la sterlina potrebbe portarsi a  1,3 dollari se le elezioni dovessero avere il risultato che ci si aspetta (ossia una vittoria della May, NdVdE).

Dopo la grande vendita di sterline seguita al referendum dello scorso anno, oggi il mercato sembra dare il benvenuto alla decisione di Theresa May di tentare di consolidare la sua leadership alla guida del governo britannico in vista della Brexit”.

Il FMI ha affermato che la crescita è rimasta “robusta” anche dopo il risultato del referendum dello scorso giugno grazie alla fiducia dei consumatori, che si è rivelata stabile.

Il Fondo ha dichiarato che le previsioni di crescita del Regno Unito si basano sull’ipotesi di trattative agevoli con Bruxelles, che dovrebbero “procedere senza causare eccessiva incertezza” e “infine andare in porto in maniera da evitare un aumento molto consistente delle barriere economiche”.

Ciononostante – così afferma il report del Fondo, che ha preceduto l’annuncio della May – le previsioni mantengono un “alto grado di incertezza”.

Il FMI si aspetta ancora qualche “incremento nelle barriere al commercio e all’immigrazione, così come una potenziale riduzione del settore dei servizi finanziari”, che potrebbero pesare sulla crescita.

Il Regno Unito dovrebbe anche continuare a indebitarsi per poter compensare il gap tra le entrate fiscali e le spese pubbliche, anche nel prossimo decennio.

Il Fondo crede che il Regno Unito nel 2022 avrà ancora un deficit dello 0,8% del PIL, circa 14 miliardi di sterline ai prezzi correnti  (vale a dire un deficit ridicolmente basso, che andrebbe decisamente a ridurre il rapporto debito/PIL in presenza di una crescita simile all’attuale, NdVdE).

L’Office for Budget Responsibility (Ufficio per la Responsabilità Fiscale: se il nome già vi suona ridicolo, è perché lo è,  NdVdE), l’organo di vigilanza indipendente del governo, crede che, secondo il piano attuale, il Regno Unito non raggiungerà il pareggio di bilancio prima del 2025 (ma la domanda vera è: perché mai dovrebbe raggiungerlo? NdVdE).

Philip Hammond, il Cancelliere, insiste che i fondamentali dell’economia del Regno Unito rimangono forti, mentre i politici continueranno “a investire nelle capacità necessarie a costruire un Regno Unito più forte e più equo” che nel frattempo possa “giocare un ruolo attivo e impegnato nell’economia globale”.