PIL pro-capite ancora lontano dai livelli pre-crisi (mentre il resto d’Europa ha ormai ampiamente recuperato). Disoccupazione all’11% e crescita asfittica dei posti di lavoro, per lo più a tempo determinato. E nell’ultimo decennio povertà in impetuoso aumento, tasso d’insolvenza in crescita e prezzi immobiliari in caduta libera. E la pressione fiscale più alta d’Europa.  É questa l’impietosa fotografia della situazione economica italiana fatta da Bloomberg ad un passo dalle elezioni politiche del 4 marzo. La fotografia di un fallimento, o di un successo se vista come il compimento della trasformazione dell’economia italiana in senso mercantilista  – un’economia guidata dalle esportazioni e con il mercato interno devastato – voluta dai governi del PD sotto gli austeri auspici della UE. Un successo che gli elettori alle urne non dimenticheranno di premiare.

 

 

 

di Lorenzo Totaro e Giovanni Salzano, 21 febbraio 2018

 

L’economia italiana sta crescendo di nuovo, ma registra ancora le peggiori prestazioni  dell’eurozona, provocando risentimento tra gli elettori prima delle elezioni del 4 marzo.

 

Mentre gli ultimi sondaggi prima del blackout di due settimane che precede il voto mostrano che non ci sarà nessun vincitore assoluto, i partiti stanno focalizzando l’attenzione sull’economia.

 

L’ex primo ministro Silvio Berlusconi promette che i suoi piani di riduzione delle tasse guideranno una crescita più rapida. Il Movimento Cinque Stelle anti-establishment garantisce un “reddito di cittadinanza” per i più svantaggiati.

 

Il Partito Democratico al governo punta su una stabile ripresa dalla peggiore recessione che ha colpito il paese dalla Seconda Guerra Mondiale. Tuttavia è ostacolato da una disoccupazione bloccata quasi all’11%.

 

In pochi seguono da vicino i più recenti dati sull’economia dell’Istituto nazionale di statistica Istat, ma gli italiani sanno che la ripresa ha molti più alti e bassi di quanto non suggerisca la retorica del governo.

 

Questi sette grafici mostrano perché.

 

La crescita c’è, ma è lenta

 

L’economia è cresciuta per 14 trimestri consecutivi, anche se al ritmo attuale occorrerebbero ancora sei anni per tornare al livello precedente alla crisi finanziaria. Nel frattempo, l’economia dell’eurozona a 19 paesi gode della sua migliore crescita in un decennio.

 

Il PIL pro-capite di Italia, Spagna, Regno Unito, Francia, Germania e dell’eurozona dal 2007 al 2019. I dati sono normalizzati rispetto al 2007 (2007 = 1.0) – i dati 2018 e 2019 sono stime. Fonte: AMECO – Direzione Generale degli Affari Finanziari ed Economici della Commissione Europea; ultimo aggiornamento novembre 2017.

 

Bei tempi per le esportazioni

 

Il “Made in Italy” suona ancora magico. Ciò significa che le esportazioni e la produzione industriale aumentano con il miglioramento dell’economia globale.

 

Produzione industriale (in nero) ed esportazioni (in rosso). Valori destagionalizzati, normalizzati al 2007 (2007 = 100). Fonte: calcoli di Bloomberg News basati su dati Istat.

 

Più posti di lavoro, ma più incertezza

 

L’Italia ha creato quasi 1 milione di posti di lavoro da quando il Partito Democratico ha riformato le leggi sul lavoro nel 2014, ma il 59% sono temporanei. In altre parole, il lavoratore sfortunato potrebbe ritrovarsi per strada al termine del contratto.

 

Variazione dei posti di lavoro a tempo indeterminato (in nero) e a tempo determinato (in rosso) da maggio 2014. Fonte: calcoli di Bloomberg News basati su dati Istat.

 

Ci sono più poveri, molti di più

 

Anche nella terza economia più grande della zona euro, per i più sfortunati la possibilità di ritrovarsi poveri è dietro l’angolo. Gli italiani a rischio di povertà sono aumentati di oltre 3 milioni, arrivando a 18 milioni nel decennio fino al 2016, l’ultimo anno per il quale sono disponibili dati.

 

Italiani a rischio povertà, in milioni (a sinistra) e in percentuale della popolazione totale (a destra), nel decennio dal 2006 al 2016. Fonte: calcoli di Bloomberg News basati su dati Eurostat.

 

La Flat Tax guadagna sostenitori

 

In Italia le imposte sul reddito delle persone fisiche, con una aliquota massima comprese le addizionali che arriva al 47,2%, sono tra le più alte in Europa e ben al di sopra della media del 39% dei 28 paesi membri dell’UE. Non c’è da meravigliarsi che la proposta più discussa nella campagna elettorale sia la promessa dell’ex premier Silvio Berlusconi di una tassa uguale per tutti del 23%.

 

Aliquota massima sul reddito delle persone fisiche (incluse addizionali) in Italia (in rosso), rispetto alla media UE (in nero). Fonte: Eurostat.

 

L’incremento dei prestiti in sofferenza

 

Sempre più persone e piccole imprese non riescono a rimborsare i propri prestiti. Nel 2013 le regioni con alti tassi di insolvenza tendevano a votare il Movimento Cinque Stelle. Ciò potrebbe significare guai per il partito di governo.

 

Tasso di insolvenza dei prestiti, calcolato rispetto agli importi dei prestiti (in nero) e rispetto al numero dei debitori (in rosso). Fonte: Banca d’Italia

 

Casa dolce casa svalutata

 

I prezzi delle case italiane sono in calo da più di sei anni in termini nominali e hanno continuato a diminuire lo scorso anno. Si sta esaurendo anche la parziale ripresa del numero di compravendite.

 

Indice del prezzo nominale delle case (in nero), delle nuove case (in rosso) e delle case esistenti (in blu), normalizzato al 2010 (2010 = 100). Fonte: calcoli di Bloomberg news basati sui dati Istat.

 

Anche se l’economia è cresciuta per 14 trimestri consecutivi, ciò non ha convinto gli elettori che il paese ha svoltato l’angolo per avviarsi verso una prosperità duratura. Chiunque dopo il 4 marzo erediterà l’amministrazione dell’economia, troverà ad attenderlo un lavoro molto difficile.