Tra gli effetti più deleteri della globalizzazione e della libera circolazione dei capitali in tutto il mondo vi è l’abbattimento del costo del lavoro  dovuto alla disponibilità di enormi sacche di manodopera a basso costo. In questo articolo di Forbes si mostra come l’ingresso della Cina nel WTO e l’integrazione ad est dell’Unione europea abbiano più che raddoppiato, in poco più di un decennio, la forza lavoro dell’Europa occidentale, comportando una potente pressione al ribasso sul livello dei salari. Tra alcune zone dell’Europa e la Cina non c’è più differenza, o se c’è, è a favore della Cina. L’articolo, che ha una prima occhiata sembra la solita constatazione che “oggi c’è la Cina”, contiene invece due ammissioni rilevanti: la prima, che i salari cinesi stanno crescendo a gran ritmo; la seconda, che la nuova “Cina” del lavoro a basso costo sono i paesi dell’Europa dell’est, quelli che non a caso l’Unione europea sta puntando a inglobare.

 

 

di Kenneth Rapoza, agosto 2017

 

Potremmo vederlo come un bicchiere mezzo pieno. O la Cina sta raggiungendo alcune zone dell’Europa in termini di salari, o le retribuzioni nei paesi entrati più di recente nell’Unione europea sono schiacciati dalla competizione globale sul lavoro, una competizione che la Cina vince a mani basse. In realtà, si tratta di entrambe le cose.

 

Le retribuzioni mensili mediane cinesi a Shanghai ($ 1,135), Pechino ($ 983) e Shenzen ($ 938) sono più alte che in Croazia, nuovo paese membro dell’Unione europea. Lo stipendio medio netto in Croazia è di $ 887 al mese. Ha aderito all’UE nel 2013.

 

Le retribuzioni mediane di Shanghai, in particolare, sono anche maggiori di due dei paesi baltici recentemente diventato membri dell’eurozona : Lituania ($ 956) e Lettonia ($ 1,005), con l’Estonia, che ha aderito all’euro nel 2011, che secondo i dati del governo registra un reddito medio di $ 1,256 al mese nel 2016.

 

Negli ultimi 10 anni, l’Europa ha cercato di integrare dentro l’Unione europea la manodopera qualificata a basso costo dall’Europa dell’Est. Nel 2002 la Cina si è pienamente integrata nella forza lavoro globale entrando a far parte dell’Organizzazione mondiale del commercio. L’entrata di questi due enormi bacini di manodopera nella forza lavoro mondiale ha posto le basi per la stagnazione dei salari tra i lavoratori meno qualificati delle catene di montaggio in tutto il mondo.

 

In gergo economico, questo è descritto come “appiattimento della curva di Phillips“, dice l’economista di VTB Capital Neil MacKinnon.

 

L’impatto della globalizzazione e l’ingresso della Cina nell’OMC nel 2002 ha aumentato notevolmente l’offerta di manodopera globale“, afferma MacKinnon. L’eccesso di offerta di manodopera cinese e il flusso di merci cinesi a basso costo nell’economia mondiale ha creato un vantaggio per i consumatori globali, ma ha significato anche che determinati prodotti e posti di lavoro dell’Europa orientale hanno dovuto competere con la Cina, che ha prezzi più bassi. Catene di approvvigionamento e mercati a parte, il costo maggiore per un’azienda è la sua forza lavoro. La forza lavoro cinese viene finalmente retribuita. Le retribuzioni dell’Europa orientale, simili a quelle cinesi, fanno parte di un mondo il cui motto è diventato: qualsiasi cosa tu possa fare, la Cina può farla a minor costo.

 

La Cina stabilisce il prezzo per la manodopera manifatturiera e, in futuro, per la logistica relativa all’e-commerce. Alcuni europei dovrebbero sperare nei continui aumenti salariali della Cina se vogliono aumentare le loro stesse retribuzioni lorde.

 

La quota della Cina nel commercio mondiale (una media di esportazioni più importazioni) è aumentata da poco meno del 2% nel 1990 a quasi il 15% di oggi, secondo la Bank for International Settlements. Da allora, l’economia di mercato cinese si è integrata all’economia globale, guidata principalmente dalla sua forza lavoro, con un rapporto capitale-lavoro inferiore agli standard globali. La Cina sta iniziando solo ora ad automatizzare.

 

L’integrazione dell’Europa orientale in Occidente è spesso trascurata.

 

 

In un arco di tempo simile, dagli anni ’90 ad oggi, i paesi dell’Europa orientale sono usciti dall’orbita della Russia e si sono spostati verso ovest. Prima della caduta del comunismo, questi paesi erano rimasti più o meno isolati. La forza lavoro era abbondante e ben istruita, ma il capitale e il management erano limitati. Ne è seguita una combinazione fruttuosa: l’Europa occidentale ha fornito i soldi e il management, l’Europa dell’Est ha fornito la manodopera a basso costo.

 

I dati relativi all’integrazione della Cina e dell’Est Europa sono impressionanti. Contando solo la forza lavoro potenziale, la popolazione attiva in Cina e nell’Europa orientale tra i 20 e i 64 anni era di 820 milioni di persone nel 1990 e ha raggiunto 1,2 miliardi nel 2015. La popolazione attiva disponibile nei paesi europei industrializzati era di 685 milioni prima della crisi dell’Unione Sovietica nel 1990 e raggiungeva i 763 milioni nel 2014. Parliamo quindi di un aumento una tantum del 120% della forza lavoro, che ha schiacciato i salari per i lavoratori meno qualificati, secondo la BRI.

 

Usando come indicatore queste tre città cinesi, gli stipendi mediani dei lavoratori dipendenti sono più alti dei salari della parte più povera d’Europa: i vecchi Balcani dell’area comunista.

 

Proprio sul Mar Adriatico, di fronte alla ricca frontiera italiana, si trova una manodopera di tipo cinese. Anzi ancora più economica, in realtà. I lavoratori cinesi a Shanghai, Shenzhen e Pechino, in media, guadagnano più dei lavoratori in Albania, Romania, Bulgaria, Slovacchia e Montenegro, nuovo paese membro della NATO, che ha un reddito medio di appena $ 896 al mese.

 

I salari medi di Shanghai non sono molto diversi da quelli della Polonia, a $ 1,569. Lo stesso vale per la Repubblica Ceca, dove lo stipendio medio a Praga, la sua città più ricca, si aggira intorno a $ 1400. Il salario medio lordo dell’Ungheria sta proprio al livello di Shanghai, a $ 1139 al mese.

 

La crescita dei salari in Cina è impressionante. Ottimo per i cinesi. Ma ha lasciato indietro la crescita dei salari in molti dei paesi a basso reddito in Europa. Ciò che questi numeri dimostrano è che il ruolo della Cina come centro manifatturiero ha posto le basi per qualsiasi aumento futuro delle retribuzioni, in particolare per gli operai non qualificati del settore manifatturiero, ma anche ben presto in altri nuovi settori come l’e-commerce.