Ambrose Evans Pritchard  rappresenta nei suoi ultimi articoli sul Telegraph la situazione italiana in tutta la sua rischiosità, ma anche nella sua grande potenzialità.

 

Nell’articolo del 17 maggio “I ribelli italiani fanno infuriare la Germania e rischiano il congelamento dei pagamenti da parte della BCE” Pritchard rileva come la proposta di contratto di governo Lega-5 Stelle, soprattutto nella sua formulazione originaria, abbia suscitato le vibranti proteste del professor Clemens Fuest, presidente dell’IFO Institute, e di tutto l’establishment tedesco, di fronte a quello che è stato definito come ”un ultimatum da parte dei ‘ribelli italiani’, i quali pretenderebbero trasferimenti da parte della Germania minacciando in caso contrario di uscire dall’euro”. A detta degli economisti tedeschi, l’Italia in questo modo mette una pietra tombale sulla proposta di unione fiscale avanzata dalla Francia. Tuttavia, come sottolinea lo stesso Pritchard,  era in realtà già ”molto difficile che la proposta potesse veramente realizzarsi”: la “lega anseatica” degli stati del Nord guidata dagli olandesi aveva infatti già avvisato di non essere affatto disposta a farsi trascinare in “avventure romantiche” mentre Olaf Scholz, ministro delle finanze tedesco della SPD, aveva dichiarato che ”molto del piano di Macron non vedrà mai la luce”.

 

Nel suo articolo successivo del 21 maggio ”Gli insorti italiani si ribellano allo spread e alle minacce della UE” Pritchard osserva come i moniti all’Italia si vadano moltiplicando: anche l’agenzia di rating Fitch ha lanciato l’allarme sul nuovo rischio paese, mentre il leader conservatore al Parlamento europeo, Manfred Weber, ha dichiarato che gli italiani stanno ”giocando con il fuoco” e il ministro delle finanze francese ha avvertito che l’Italia potrebbe trovarsi in un disastro di tipo “greco”.

 

Le misure di spesa e di riduzione delle tasse previste nel programma Lega-5 Stelle arriveranno a costare, secondo Citigroup, il 6% del PIL, e il deficit di bilancio raggiungerà la doppia cifra. Ma oltre a questo, l’abolizione del bail-in, lo stop alla privatizzazione del Monte dei Paschi di Siena, la volontà di ignorare le norme dell’UE in materia di aiuti di Stato per quanto riguarda l’Alitalia e l’industria siderurgica, sono passi che equivalgono, dice Pritchard, a “una rivolta totale“. Ma l’Italia non è la Grecia, e il suo peso nell’unione monetaria non può essere ignorato:

 

I mercati obbligazionari hanno preso coscienza dell’enormità di ciò che sta accadendo in un paese che non può essere facilmente schiacciato e sottomesso “à la Grecque”, e che è abbastanza grande da distruggere l’unione monetaria.

 

Benché lo spread di rischio sul debito italiano a dieci anni sia salito di 65 punti base nelle ultime tre settimane e il contagio abbia cominciato a diffondersi sul debito spagnolo e portoghese, secondo Pritchard non siamo ancora in una situazione di pericolo reale:

 

“Il dramma nei mercati obbligazionari in questa fase è ancora simbolico. L’Italia ha ‘anticipato’ gran parte del suo fabbisogno finanziario per quest’anno. La Banca centrale europea sta ancora assorbendo gran parte delle emissioni di debito dell’Italia attraverso l’allentamento quantitativo. Il problema si presenterà alla fine dell’anno, quando la BCE chiuderà il rubinetto del QE.

 

In quel momento, l’Italia non avrà più un prestatore di ultima istanza alle sue spalle. Il Paese sarà nuovamente esposto alle forze del mercato. Un salvataggio sarà disponibile solo se il Paese entrerà in un programma di salvataggio ufficiale (ESM-OMT) a condizioni draconiane, che dovrà essere votato dal Bundestag tedesco e dall’olandese Tweede Kamer.”

 

A quel punto, Pritchard prevede zero possibilità di una accettazione delle condizioni da parte della Lega e dei “Grillini”, che inizierebbero ad attivare i minibot, ripristinando il pieno controllo sovrano sulla Banca d’Italia e sul sistema bancario italiano.

 

Tuttavia, nonostante per il momento l’Italia sia coperta dall’esposizione ai mercati, non è improbabile che si possa arrivare a una resa dei conti molto prima, secondo Pritchard.

 

Berlino ha minacciato di tagliare la liquidità della banca centrale e di estromettere l’Italia dal sistema dei pagamenti interbancari dell’eurozona, il Target2, nel quale la Germania vanta crediti – principalmente verso Italia e Spagna – per 927 miliardi di euro. Crediti che sono in continuo aumento.

 

A questo proposito Pritchard cita Claudio Borghi, economista della Lega, secondo il quale le minacce della Germania potrebbero rivelarsi un boomerang. Borghi ha dichiarato al Telegraph:

 

Se vogliono davvero giocare duro, il loro gioco gli si ritorcerà contro. È la Germania il creditore di Target2, non noi, e sono loro che subiranno le perdite se noi andiamo in default. Vorrei esortare a un po’ di cautela.

 

“Se qualcuno in Europa pensa di poter aumentare gli spread e che saremo estromessi, ha torto. Abbiamo vissuto tutto questo con Mario Monti nel 2011. Tutti in Italia comprendono che la manipolazione politica degli spread è il modo in cui impongono la loro austerità sul paese. Avremo con l’UE una discussione molto franca”.

 

In merito al nuovo governo, Pritchard commenta la scelta di compromesso per il primo ministro, che ancora attende di essere confermata dal Presidente Mattarella: Giuseppe Conte, un giurista sconosciuto ai più e senza esperienza politica.  Secondo Pritchard, Conte sarebbe in realtà un prestanome di Salvini e Di Maio, che nella sostanza eserciterebbero il potere avvalendosi di un organo speciale di risoluzione delle eventuali controversie composto dai due partiti, una novità al di fuori della struttura costituzionale italiana.

 

Paolo Savona, probabile ministro delle finanze, è definito da Pritchard “il flagello del trattato di Maastricht e dell’euro tedesco”. Nome noto nelle capitali europee, è considerato una persona su cui si può contare, non destinato a soccombere facilmente alle pressioni europee.

 

Infine, Ambrose Evans Pritchard ha intervistato Alberto Bagnai:

 

Alberto Bagnai, senatore della Lega e stratega economico di importanza fondamentale, ha detto che il nuovo governo si adopererà al fine di accelerare la moneta parallela dei minibot per coprire i 70 miliardi di euro di pagamenti arretrati dello Stato verso appaltatori e famiglie: ‘Intendiamo partire entro un anno e probabilmente quest’anno stesso. Ci sono molte aziende in grave difficoltà finanziaria.

 

C’è una fortissima richiesta politica dei minibot. La gente li vuole e li avrà. Se l’UE dice che non possiamo farlo, lo faremo comunque. La Francia ha violato le regole fiscali negli ultimi dieci anni.

 

Se la Germania o le autorità dell’UE tenteranno di ricattare l’Italia, questo alimenterà il risentimento nazionale e la gente in massa voterà per noi. Sono già molto arrabbiati’, ha detto Bagnai. Gli ultimi sondaggi suggeriscono che in eventuali elezioni anticipate le forze populiste anti-UE prenderebbero una valanga di voti.”

 

Pritchard osserva infine come la UE si trovi in una situazione non facile e potrebbe essere costretta a concedere molto di più di quanto ora non dia ad intendere. D’altra parte, anche l’Italia si trova in mezzo a una tempesta, con grandi rischi, ma anche grandi finestre di opportunità. Ecco le conclusioni di Pritchard:

 

”L’UE dovrà procedere con molta attenzione. Sta già affrontando una crisi gemella sulla Brexit e la deriva autoritaria nell’Europa orientale. Rischia una spaccatura strategica con gli Stati Uniti. L’Europa potrebbe dover accogliere le richieste della Lega-Grillini in misura molto superiore a quanto ora non lasci intendere. ‘La voglia di scontro a Bruxelles è praticamente zero’ , ha detto Lorenzo Codogno, ex capo economista del tesoro italiano ora a LC Macro Advisors.

 

L’Italia sta entrando nel vortice di due correnti potenti e opposte. Da un lato, uno stimolo fiscale netto del 2% o del 3% del PIL, man mano che il rallentamento dell’economia si esaurisce e si chiude l’output gap, porterà a un’impennata della crescita. Dall’altro, la crescita dei rendimenti dei titoli e la fuga dei capitali sono indici di una possibile crisi per un paese con un debito pubblico del 132% del PIL.

 

È tutt’altro che chiaro quale delle due tendenze in conflitto prevarrà nei prossimi due anni. Quello che è certo è che l’UE non può rischiare di fare altri errori.”