L’economista francese Jacques Sapir presenta un quadro della possibile evoluzione dello scontro in atto tra il governo italiano e le istituzioni europee: i prossimi passi e le possibili mosse delle parti da qui alla definitiva approvazione del bilancio a fine anno, quando potrebbe essere formalmente avviata una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia, sino a possibili nuove elezioni il prossimo anno.  Il futuro appare molto incerto perché non è chiaro quanto le istituzioni europee intendano davvero forzare la situazione. Quello che invece sembra abbastanza sicuro è la volontà del governo di andare avanti e riconfermare la sua scelta, a dire il vero assai razionale, di portare avanti una politica economica anticiclica di rilancio, indispensabile in un paese come l’Italia, ancora al di sotto dei livelli di Pil precedenti alla crisi. Anche se una politica di questo tipo è contraria agli interessi e all’ideologia di Bruxelles.

 

 

di Jacques Sapir, 13 ottobre 2018

 

La presentazione del bilancio italiano sta sollevando un problema di compatibilità con le istituzioni europee (sulla misura del deficit) e una vivace polemica all’interno del Paese. Ormai è chiaro che ci stiamo dirigendo verso una grave crisi tra l’Unione europea e l’Italia.

 

Un bilancio orientato verso le classi disagiate

 

Il governo italiano ha infine optato per il limite di deficit del 3,0% del PIL, fermandosi al 2,4% per il 2019. Questo obiettivo è in totale contrasto con il quadro delle finanze pubbliche stabilito per l’Italia dall’Unione europea, che fissa il deficit massimo attorno allo 0,7%.

 

Ancora più importante, nelle dichiarazioni del governo italiano non si fa menzione alcuna di un obiettivo di bilancio in pareggio per i prossimi tre anni. Di fatto, ciò significa che, se ci atteniamo alle regole di bilancio dell’UE, dovrebbero essere finanziati circa 24 miliardi di euro che in realtà non ci sono. Di questa somma, 12,4 miliardi saranno utilizzati per ridurre drasticamente gli aumenti dell’IVA, come promesso in campagna elettorale; 1,5 miliardi di euro dovrebbero essere destinati alla ristrutturazione bancaria per compensare le perdite dei risparmiatori e 8 miliardi sono previsti per finanziare la cancellazione della legge sulle pensioni e i pensionamenti anticipati per circa 400.000 lavoratori. Inoltre, 10 miliardi di euro saranno spesi per redditi a 6,5 milioni di persone; infine, è necessario calcolare un calo della pressione fiscale equivalente ad una diminuzione delle entrate fiscali dai 3,5 a 4,5 miliardi di euro. Questo bilancio è chiaramente un bilancio di stimolo, che combina il sostegno alla domanda e le riduzioni di imposta. Il fatto che la maggior parte di queste diminuzioni si riferisca all’IVA mostra la dinamica sociale di questo bilancio. Dei 24 miliardi di deficit aggiuntivo previsto nel progetto di bilancio, circa 20 miliardi dovrebbero essere destinati alle famiglie più povere e alle classi medie.

 

Cronologia degli eventi

 

La decisione del governo è importante. Inoltre, questa decisione è stata pienamente confermata dal ministro dell’Economia, Giovanni Tria, che era stato presentato come un sostenitore delle regole dell’UE. O ci si era sbagliati sulle idee di Tria, oppure Tria avrà ceduto ai desideri di Di Maio e Salvini.

 

Tuttavia, la presentazione degli obiettivi di bilancio è solo il primo passo di un procedimento più complesso. L’ufficio parlamentare di bilancio, l’UPB, che è un’agenzia indipendente dal governo, deve esprimere il proprio parere. Probabilmente sarà negativo. Ma il governo può ignorare questo parere consultivo.

 

Il Parlamento italiano probabilmente approverà il bilancio, perché il governo dispone di una maggioranza sufficiente. Il Presidente Mattarella, che ha già lanciato un avvertimento in proposito, dovrebbe quindi dichiarare che il bilancio non è compatibile con il quadro dei conti pubblici (che in realtà è solo una fotocopia del quadro di bilancio europeo) e dovrebbe respingerlo. Tuttavia, la procedura prevede che il governo possa richiedere un nuovo voto in Parlamento. Quest’ultimo dovrebbe quindi riconfermare il proprio sostegno al bilancio. A questo punto, il Presidente non avrebbe altra scelta che firmarlo. Solo in un secondo momento la Corte costituzionale potrebbe respingere il bilancio in quanto incostituzionale. Tuttavia, per motivi pratici ciò potrebbe richiedere diversi mesi, ma soprattutto provocherebbe una grave crisi politica in Italia, che probabilmente porterebbe a nuove elezioni. Queste ultime, secondo gli attuali sondaggi, potrebbero vedere una forte vittoria del M5S e della Lega (accreditati rispettivamente al 27% e al 33% delle intenzioni di voto). Ciò potrebbe comportare una maggioranza dei due terzi in Parlamento, che consentirebbe al governo di procedere a una revisione della Costituzione.

 

Lo scontro con l’UE

 

Entro il 15 ottobre, il governo dovrà inviare il disegno di legge di bilancio a Bruxelles. Il 20 ottobre il bilancio verrà ufficialmente reso pubblico, al di là di quelli che sono semplicemente gli obiettivi di disavanzo. Il 22 ottobre la Commissione invierà una prima lettera al governo italiano, in cui probabilmente si dichiarerrà preoccupata della situazione e proporrà una proroga di una settimana, per apportare gli adeguamenti necessari e ripresentare nuovamente il progetto. Se il governo dovesse modificare il bilancio (come accaduto nel 2014), la situazione tornerebbe normale e conforme. Se il governo, tuttavia, mantiene la sua proposta di bilancio – e le ultime dichiarazioni vanno in quella direzione – il conflitto sarà inevitabile. Se, pertanto, il governo italiano non dà seguito alle riserve della Commissione europea e mantiene gli obiettivi e il bilancio originari, allora il 29 ottobre la Commissione procederà a respingerlo ufficialmente.

 

Nelle prossime tre settimane, tuttavia, il governo avrebbe ancora l’opportunità di modificare il bilancio, ma la volontà del governo di attuare i suoi piani, qualunque sia l’opinione della Commissione europea, sembra essere ben ferma. Di conseguenza, il 21 novembre i pareri ufficiali sui progetti di bilancio per i diversi paesi saranno presentati al Comitato economico e finanziario, il Comitato Ecofin per i paesi dell’eurozona. Il Comitato potrebbe quindi formulare una raccomandazione formale in base al cosiddetto articolo 126, paragrafo 3, il che rappresenta il primo passo per avviare la procedura per disavanzo eccessivo nei confronti dell’Italia. Altri passi formali dovrebbero seguire. Nel caso di un dibattito politico, e ci sarà certamente un dibattito importante perché l’Italia nel Comitato economico e finanziario ha degli alleati, dovrebbe comunque esserci il tempo sufficiente per consentire ai ministri di prendere le loro decisioni all’inizio di dicembre e poi al Consiglio europeo alla fine dell’anno. Ma la decisione dovrebbe essere confermata all’inizio del 2019: una dichiarazione di non conformità e il probabile avvio della procedura per i disavanzi eccessivi.

 

Il futuro incerto

 

L’Italia sarà quindi sottoposta a molte pressioni, sia da parte delle autorità dell’Unione europea che dal suo interno (la stampa attualmente è schierata contro il governo) che dai mercati finanziari. Ma il governo italiano sembra essere preparato a resistere. Può contare sui presidenti delle due commissioni economiche della Camera e del Senato (Claudio Borghi e Alberto Bagnai), le cui convinzioni euroscettiche sono ben note, sui membri del governo (da Salvini a Savona), su un certo sostegno all’estero, ma anche, cosa più importante, sul consenso della maggioranza degli italiani.

 

Il fatto che Stefano Fassina, dirigente storico della sinistra italiana, che si era dimesso dal governo rompendo con il PD di Matteo Renzi, e poi è stato eletto alla Camera sotto la bandiera di Liberi e Uguali, abbia annunciato la sua partecipazione a un convegno organizzato da Alberto Bagnai (“Euro, mercati, democrazia 2018 – Sovrano sarà lei!”, vedi il sito dell’associazione a/simmetrie, ndt) è un segno che questo sostegno potrebbe benissimo essere trasversale alle diverse forze politiche.