Il commento di Eurointelligence, prestigioso think tank sulle questioni europee diretto da Wolfgang Munchau, sulle elezioni regionali in Umbria. La preoccupazione dal loro punto di vista è che perdurando questo governo la situazione non potrà che degenerare e  il partito di Matteo Salvini continuare a rinforzarsi sino a conquistare la maggioranza assoluta. Le politiche di austerità sono sempre apparse miopi a questi sinora inascoltati custodi dell’europeismo e dell’euro, i quali ora si mostrano consapevoli che tirare ulteriormente la corda non potrà che consegnare definitivamente il paese alla coalizione euroscettica di centrodestra. Ed è inutile che i 5 Stelle cerchino di ancorarsi alle vecchie posizioni, senza una svolta coraggiosa il loro destino è segnato. 

 

Eurointelligence, 28 Ottobre 2019

 

 

Le elezioni regionali in Umbria, nell’Italia centrale, sono state assolutamente scioccanti per il Movimento 5 Stelle. Hanno ottenuto solo il 7,4% dei voti, dopo il precedente 27%. Luigi di Maio, il leader del partito, ha dichiarato in un’intervista al Corriere della Sera questa mattina che non vede più il senso di un’alleanza con il PD. Il governo potrà anche rimanere in carica per un po’, forse anche per un periodo abbastanza lungo. Peggio andranno le cose, maggiore sarà per loro l’incentivo a resistere. Ma per questa coalizione siamo chiaramente all’inizio della fine. D’ora in poi non sarà altro che il declino. La domanda è: a quale velocità.

 

Il risultato del PD, al 22,3%, è debole, ma rispettabile. I due grandi vincitori sono la Lega al 37% e soprattutto i Fratelli d’Italia, i suoi alleati fascisti (non si può qui non sottolineare l’utilizzo tendenzioso e  inappropriato del termine “fascismo” da parte dei media mainstream, ndt), che sono arrivati ​​al 10,4%. Il loro candidato comune ha vinto le elezioni senza alcuna difficoltà.

 

Non abbiamo mai condiviso l’ottimismo dei mercati finanziari per l’attuale governo e il sollievo per la fine di quello di Matteo Salvini. Salvini è più pericoloso fuori dal palazzo che dentro. Lo vediamo in corsa per la maggioranza assoluta, che gli permetterà di modificare la legge elettorale. Inoltre, non ci fidiamo della sua recente conversione a sostegno dell’euro, quando ha addirittura citato la famosa espressione di Mario Draghi sull’irreversibilità dell’euro  (Eurointelligence si riferisce qui alle interpretazioni false e tendenziose delle parole di Salvini da parte dei giornalisti nostrani, ndt).

 

Abbiamo sempre sostenuto che la politica del consenso centrista si è rivelata dannosa per l’Italia, perché ha persistentemente fallito nell’affrontare i problemi del Paese. L’Italia non ha praticamente avuto alcuna crescita della produttività da quando ha aderito all’euro. Ha solo attraversato brevissimi periodi di debole ripresa, prima di ricadere nell’attuale recessione, seguendo una politica fiscale conforme alle regole di Maastricht, ma economicamente non ottimale. Il primo ministro, Giuseppe Conte, è un tecnocrate in stile Monti senza affiliazioni di partito. Il PD ha ottenuto posizioni di importanza cruciale: il posto di commissario europeo e il ministero dell’Economia. Di Maio è il ministro degli Esteri, ma ai suoi elettori non interessa la diplomazia. Il 5 Stelle è un movimento di base interessato a una redistribuzione del reddito, una promessa che il partito è riuscito a mantenere solo in piccola parte durante la coalizione con la Lega. Nell’attuale coalizione, il 5 Stelle si sta trasformando in un altro partito dell’establishment.

 

Di Maio ha detto al Corriere che pensa ai 5 Stelle e al PD come a partiti alternativi, piuttosto che complementari. Un’analisi del voto suggerisce che la metà degli elettori dei 5 Stelle in Umbria non è andata alle urne a causa della coalizione con il PD. Il prossimo grande test elettorale saranno le elezioni regionali in Emilia Romagna, una regione posta nel cuore dell’Italia, con una popolazione cinque volte più grande di quella umbra.

 

Durante l’intervista Di Maio è sembrato esitante sul suo tentativo di uscire dalla coalizione. Ma con l’andar del tempo le pressioni per staccare la spina si intensificheranno. Non vi è alcun vantaggio elettorale per i 5 Stelle. Siamo assolutamente in disaccordo con la tesi secondo cui il governo può durare fino alla fine della legislatura sulla base del fatto che i deputati temono le elezioni anticipate. Se questo è un fattore reale, tuttavia i voti – come i corsi azionari – possono sempre diminuire della metà e poi ancora dimezzarsi. Tendiamo a considerare che se il Movimento 5 Stelle avesse optato per le elezioni anticipate, il 20-25% dei voti sarebbe stato un risultato realistico. Se portano avanti ad oltranza l’attuale mandato fino alla fine, potrebbero arrivare a un risultato elettorale a una cifra, come in Umbria.

 

Notiamo un parallelo tra i Cinque Stelle e il SPD tedesco: il risultato elettorale del 2017, a poco più del 20%, era visto allora come il punto più basso. Ma ora nei sondaggi il partito è dato al 14%, mentre i Verdi si sono decisamente affermati come il principale partito della sinistra. Altri due anni della grande coalizione, come sostenuto da Olaf Scholz, uno dei candidati alla leadership del partito, saranno tossici per loro come lo sarebbero per i Cinque Stelle altri due anni in una difficile coalizione con il PD. Occorre tenere a mente che anche un partito al 7% può sempre comunque perdere il 50% dei suoi elettori.