Prosegue la deriva orwelliana dell’Unione Europea, con tentativi sempre più espliciti di riscrivere il passato per controllare il presente. I sovietici pagarono il prezzo di gran lunga più alto per fermare i nazisti, tuttavia il loro ruolo viene oggi occultato e si tenta invece di equiparare il regime comunista a quello nazista, contro ogni evidenza documentale.

 

 

Di Max Parry, 25 ottobre 2019

 

 

Il mese scorso, in occasione dell’ottantesimo anniversario dell’inizio della Seconda guerra mondiale, il Parlamento europeo ha votato una risoluzione  dal titolo “L’importanza della memoria europea per il futuro dell’Europa”. Il documento adottato:

 

  1. – sottolinea che la Seconda guerra mondiale, la guerra più devastante nella storia d’Europa, è iniziata come risultato immediato del famigerato Trattato nazi-sovietico di non aggressione del 23 agosto 1939, noto anche come Patto Molotov-Ribbentrop, e dei suoi protocolli segreti, per cui due regimi totalitari che condividevano l’obiettivo della conquista mondiale hanno diviso l’Europa in due zone di influenza;

 

  1. – ricorda che i regimi nazisti e comunisti hanno compiuto omicidi di massa, genocidi e deportazioni e causato una perdita di vite umane e di libertà nel XX secolo su una scala mai vista nella storia umana, e ricorda l’orribile crimine dell’Olocausto perpetrato dal regime nazista; condanna con la massima fermezza gli atti di aggressione, i crimini contro l’umanità e le violazioni dei diritti umani di massa perpetrati dai regimi nazisti, comunisti e di altri regimi totalitari. 

 

 

 

Per 75 anni, ci avevano raccontato che la guerra è iniziata il 1 settembre 1939 quando la Germania invase la Polonia, anche se sul fronte del Pacifico la guerra tra Giappone e Cina era iniziata due anni prima. Ora, dobbiamo convincerci che in realtà la guerra iniziò otto giorni prima, quando il ministro degli Esteri tedesco visitò Mosca. Fate finta di non vedere la doppia giravolta intrinseca nella premessa, secondo la quale una guerra sarebbe la conseguenza di un accordo di pace che, senza che venga fornita alcuna prova, si dice contenesse “protocolli segreti”, e non disposizioni. Vedete, a differenza degli altri patti firmati tra i paesi europei e la Germania nazista – come la Conferenza di Monaco (nell’originale: il Tradimento di Monaco, NdVdE) del 1938 con la Francia e la Gran Bretagna a cui i sovietici non erano invitati mentre l’Austria e la Cecoslovacchia venivano omaggiate a Hitler in cambio della cortesia di attaccare Mosca – il patto Molotov-Ribbentrop era davvero un accordo confidenziale tra Hitler e Stalin per conquistare l’Europa e dividerla.

 

Questa è pura mitologia. Il fatto è che non sono stati né i sovietici né la Germania a tracciare la linea di demarcazione della Polonia nel 1939, perché si trattava di un ripristino del confine riconosciuto dalla Società delle Nazioni e dalla Polonia stessa come proposto dai britannici a seguito della Prima guerra mondiale. Perfino Winston Churchill durante la sua prima trasmissione radiofonica in tempo di guerra alla fine di quell’anno ammise:

 

La Russia ha perseguito una fredda politica di interesse nazionale. Avremmo potuto desiderare che l’esercito russo si schierasse sulla linea attuale di amica e alleata della Polonia, anziché da invasore. Ma il fatto che l’esercito russo dovesse stare su quest’ultima linea era chiaramente necessario per la sicurezza della Russia contro la minaccia nazista.

 

Tuttavia, secondo l’UE, anche se Mosca è stato l’ultimo paese ad accettare un accordo di pace con Hitler, faceva tutto parte di un complotto segreto tra di loro. In tal caso, perché allora la Germania ha scelto di invadere l’URSS nel 1941? L’UE lascia la questione senza risposta. Dimenticatevi le sue politiche razziali di schiavizzare gli slavi o il fatto che Hitler dichiarò apertamente nel Mein Kampf  che la Germania aveva bisogno di conquistare l’Est per garantire il Lebensraum (ossia lo “spazio vitale” di cui, secondo Hitler, la Germania aveva bisogno e cui aveva diritto, NdVdE). Non importa che nella primavera del 1941, meno di due mesi prima dell’Operazione Barbarossa, Stalin tenne un  discorso  al Cremlino ad un festeggiamento statale per i neolaureati dell’Accademia Militare di Frunze per avvertire di un imminente attacco:

 

La guerra con la Germania è inevitabile. Se il compagno Molotov riuscirà a rinviare la guerra per due o tre mesi attraverso il Ministero degli Affari Esteri, sarà la nostra fortuna, ma voi stessi dovete andare e predisporre misure per preparare al combattimento le nostre forze.

 

L’UE ha censurato il fatto che l’unica ragione della firma del patto nazi-sovietico nell’agosto 1939 era stata guadagnare tempo per la strategia di guerra di logoramento dell’Armata Rossa, per preparare adeguatamente i suoi armamenti contro una futura invasione da parte della Wehrmacht. La leadership sovietica capì bene che la Germania avrebbe infine rinnegato l’accordo, considerando che nel 1936 aveva firmato il Patto anti-Comintern con il Giappone e l’Italia contro l’Internazionale Comunista. Per sei anni, l’URSS fu ostacolata da parte degli inglesi e dei francesi nei suoi tentativi di forgiare una equivalente coalizione antifascista e di difendere collettivamente la Cecoslovacchia, ma i governanti francesi e inglesi erano troppo occupati a corteggiare e fare affari con la Germania. Erano stati solo i sovietici a difendere la Repubblica spagnola da Franco nelle prove finali prima del conflitto mondiale e solo quando tutti gli altri mezzi furono esauriti alla fine accettarono un accordo con gli hitleriani.

 

Proprio una settimana prima della firma del trattato di pace, Stalin tenne un discorso segreto al Politburo dove spiegò:

 

La questione della guerra o della pace è entrata in una fase critica per noi. Se concludiamo un trattato di mutua assistenza con la Francia e la Gran Bretagna, la Germania si allontanerà dalla Polonia e cercherà di convivere con le potenze occidentali. Eviteremo quindi la guerra, ma gli eventi futuri potrebbero prendere una svolta negativa per l’URSS. Se accettiamo la proposta della Germania di concludere con lei un patto di non aggressione, la Germania attaccherà la Polonia e l’Europa precipiterà in gravi ribellioni e disordini. In queste circostanze avremo molte possibilità di rimanere fuori dal conflitto, mentre potremo sperare di entrare a tempo debito in guerra.

 

Quest’ultima risoluzione fa parte di una lunga lista di false ricostruzioni della Seconda guerra mondiale da parte dell’impero anglosassone, ma è forse la sua falsificazione più eclatante, che profana le tombe dei 27 milioni di cittadini sovietici che costituirono l’80% del numero totale di morti alleati. All’inizio di quest’anno, per la commemorazione del 75° anniversario dello sbarco in Normandia, la Russia e il suo capo di stato sono stati esclusi dagli eventi di Portsmouth, in Inghilterra. Come se la continua assenza dei leader dell’Europa occidentale alle celebrazioni del 9 maggio del Giorno della Vittoria tenute ogni anno in Russia non fosse abbastanza offensiva. Anche se è vero che il fronte orientale non era coinvolto nell’Operazione Overlord, il presidente russo Vladimir Putin aveva in precedenza partecipato agli eventi per il 70° anniversario del D-Day nel 2014. Non c’è dubbio che l’aumento delle tensioni geopolitiche tra l’Occidente e Mosca negli anni successivi ha dato all’UE la possibilità di riscrivere interamente il ruolo della Russia nella vittoria alleata con scarsa disapprovazione pubblica, anche se molte delle famiglie di coloro che si sono offerti volontari nelle Brigate Internazionali si sono giustamente sentite insultate da questa manomissione della storia ed hanno espresso la loro contrarietà.

 

Lo scopo reale della mozione dell’UE è quello di alterare la storia della guerra, dando il merito agli Stati Uniti per la liberazione dell’Europa, assolvendo al contempo le democrazie occidentali che hanno aperto la porta all’ascesa del fascismo e hanno cercato di utilizzare la Germania per annientare l’URSS. La storia stessa dovrebbe essere sempre oggetto di dibattito e di studio, ma gli atlantici hanno apportato questo cambiamento formale senza alcuna prova a sostegno e interamente a fini politici. Come la fondazione stessa del progetto dell’UE, l’obiettivo dichiarato della proposta è presumibilmente quello di impedire che si verifichino future atrocità, anche se il superstato UE è stato progettato da ex nazisti come Walter Hallstein, il primo Presidente della Commissione Europea, che era un avvocato tedesco in diverse organizzazioni legali del Partito Nazista e combatté per la Wehrmacht in Francia fino alla sua cattura come prigioniero di guerra dopo l’invasione della Normandia.

 

Anziché prevenire crimini futuri, l’Unione Europea ne ha commesso essa stessa uno, modificando ingannevolmente la cronologia del comunismo in modo da renderla parallela a quella del Terzo Reich. Inoltre, ha sostenuto che essi erano due facce della stessa medaglia del “totalitarismo” e che di tutta la barbarie commessa durante la guerra i sovietici erano ugualmente colpevoli o – a giudicare dal numero di volte in cui il testo cita l’URSS rispetto alla Germania – lo erano ancora di più. Non è chiaro se dobbiamo ora ignorare completamente le precedenti conclusioni raggiunte dai tribunali militari di Norimberga tenuti dagli alleati in base al diritto internazionale, in cui tutti i 12 criminali di guerra condannati a morte nel 1946 furono tedeschi, non sovietici. Il documento non tenta nemmeno di nascondere il suo obiettivo politicizzato, l’attuale governo di Mosca, affermando che:

 

La Russia rimane la più grande vittima del totalitarismo comunista e il suo sviluppo in uno stato democratico sarà ostacolato finché il governo, l’élite politica e la propaganda politica continueranno a giustificare i crimini comunisti e a glorificare il regime totalitario dell’Unione Sovietica.

 

Questa accusa non resiste all’osservazione critica, poiché da allora la Russia ha eretto monumenti ufficiali a coloro che sono stati giustiziati e perseguitati politicamente durante il cosiddetto “Grande Terrore”. Tuttavia, la netta differenza tra la risoluzione dell’UE e il Muro del Dolore di Mosca è che quest’ultimo si basa sulle prove degli archivi storici sovietici. È diventata una diffusa e ridicola credenza in Occidente che Stalin in qualche modo abbia ucciso cinque volte più persone di Hitler, un’assurdità che non si riflette negli archivi sovietici una volta rigorosamente segreti e ormai divulgati, che dopo essere stati esaminati per due decenni mostrano che in un periodo di tre decenni dai primi anni ’20 alla sua morte, nel 1953, il numero totale registrato di cittadini sovietici giustiziati dallo stato è poco meno di 800.000. Anche se questo è certamente un numero orribile, come fa a cominciare a essere confrontato con uno sterminio su scala industriale basato sulla teoria della razza?

 

 

Come si può credere che Stalin abbia ucciso decine di milioni di persone quando anche l’analisi più semplice di un grafico demografico della popolazione mostra che il tasso di popolazione sovietica è aumentato costantemente in ogni decennio, con l’unica riduzione in atto durante la Seconda guerra mondiale? I socialisti, che forse più di ogni altra tendenza politica sembrano soffrire di autorazzismo, dovrebbero difendere la propria storia da una simile falsificazione. È solo quando si verificano storture sotto gli Stati comunisti che l’intero sistema politico ed economico deve essere denunciato, ma mai il capitalismo, che per cinque secoli ha colonizzato metà del mondo schiavizzando e sterminando intere nazioni.

 

La maggior parte delle stime di morti enormemente esagerate derivano da falsità contenute nel Libro Nero del Comunismo da un gruppo di accademici francesi di destra nel 1997, che non nascondevano il loro appoggio all’autoproclamato Esercito di Liberazione Russo (ROA), collaborazionista con i nazisti, comandato dal generale Andrey Vlasov, che disertò in favore della Germania durante la guerra:

 

Un destino singolare fu riservato ai Vlasovtsy, i soldati sovietici che avevano combattuto sotto il generale sovietico Andrei Vlasov. Vlasov era il comandante della Seconda Armata, che era stato fatto prigioniero dai tedeschi nel luglio 1942. Sulla base delle sue convinzioni antistaliniste, il generale Vlasov accettò di collaborare con i nazisti per liberare il suo paese dalla tirannia dei bolscevichi.

 

L’altro lavoro molto citato dall’Occidente per la sua sovrastimata rappresentazione della repressione sovietica è l’altrettanto inaffidabile Arcipelago Gulag, di Alexander Solzhenitsyn, che, come ha notato lo storico Ludo Martens, ha anche tentato di fornire una giustificazione del tradimento di Vlasov nella sua opera best-seller del 1973:

 

Fu così che la Seconda Armata di Vlasov perì, ripetendo letteralmente il destino della seconda armata russa di Samsonov nella Prima guerra mondiale, essendo stata altrettanto follemente gettata nell’accerchiamento. Ora, questo, naturalmente, era tradimento alla Patria! Questo, naturalmente, è stato un tradimento vergognoso! Ma è stato di Stalin. Il tradimento non implica necessariamente lo svendere in cambio di denaro. Può includere l’ignoranza e l’incuria nei preparativi per la guerra, la confusione e la codardia al suo inizio, il sacrificio senza senso di eserciti e corpi solo per salvare l’uniforme del proprio maresciallo. In effetti, non esiste un tradimento più amaro da parte di un Comandante Supremo.

 

La verità si trova negli archivi sovietici, che indicano che il successore di Stalin, l’ucraino Nikita Krusciov, era così intento ad assolvere totalmente se stesso come leader sovietico da qualsiasi colpa nelle purghe degli anni ’30 da dare tutte le colpe dei suoi eccessi al suo predecessore. Successivamente, gli storici occidentali come il propagandista del ministero degli Esteri britannico Robert Conquest seguirono il suo esempio e questo racconto divenne rapidamente dottrina ufficiale. Col senno di poi, il famigerato discorso segreto di Krusciov del 1956, “Sul culto della personalità e sulle sue conseguenze“, piantò nel sistema sovietico i semi del dubbio, che alla fine avrebbe portato alla sua rovina decenni dopo. Al contrario, ciò che i documenti storici  mostrano  è che la maggior parte di coloro che furono epurati in quel periodo non erano necessariamente percepiti come minacce politiche allo stesso Stalin, ma venivano presi di mira a causa di una paranoia sistemica complessiva dell’intero governo sovietico per quanto riguarda il sabotaggio interno e l’attività controrivoluzionaria da una vera e propria quinta colonna, che traeva ispirazione da un certo traditore ex bolscevico in esilio e una potenziale invasione proveniente dall’esterno del paese.

 

Molti dimenticano che durante la guerra civile russa, proprio tale scenario si era verificato quando gli alleati della Prima guerra mondiale, compresi gli Stati Uniti, intervenirono collettivamente dalla parte dei Bianchi solo per essere cacciati dall’Armata Rossa, rendendo tali istinti di sopravvivenza non del tutto irragionevoli. Per non parlare della rapida industrializzazione dell’intera nazione in un solo decennio durante la preparazione alla crescente minaccia della guerra con la Germania. Quando Hitler iniziò il suo Grande Piano per l’Oriente, le loro peggiori paure si concretizzarono, quando decine di migliaia di nazionalisti ucraini cambiarono sponda e si arruolarono nella 14a Divisione Granatieri Waffen delle SS (Prima Galiziana) in Ucraina, per collaborare con gli occupanti tedeschi nel massacro dei loro connazionali e, dopo la fine della guerra, continuarono la loro lotta traditrice durante gli anni ’50 con l’assistenza della CIA. Quindi, come dice il proverbio, solo perché sei paranoico non significa che il complotto non sia in atto…

 

Per quanto riguarda l’accusa di “riverniciatura” dei crimini comunisti, è vero che i recenti sondaggi indicano che il 70% dei russi oggi ha una visione favorevole di Stalin, ma sono altrettanti i nostalgici dello  stesso comunismo e rimpiangono la rottura dell’URSS sulla base del fatto che il sistema socialista “si prendeva cura della gente comune”. Putin una volta ha osservato che, nonostante l’eredità repressiva di Stalin, dubitava che lo statista georgiano sarebbe stato disposto a sganciare due bombe atomiche sul Giappone come fatto dagli Stati Uniti, un’atrocità che ha ucciso 225.000 civili innocenti (la maggior parte di loro istantaneamente), il che è più di un quarto dei giustiziati durante l’intera era staliniana. Ha sbagliato a dirlo? Una notevole quantità di morti si è verificata anche nelle carestie sovietiche degli anni ’30, ma ci sono molte più prove che suggeriscono che i britannici hanno deliberatamente affamato a morte tre milioni di bengalesi, di quante ce ne siano per sostenere la frode Holodomor inventata dalla Diaspora nazionalista ucraina. Se l’Occidente vuole parlare di carestia deliberata, dovrebbe dare un’occhiata a ciò che gli Stati Uniti hanno fatto con le loro sanzioni economiche nel 1990, che uccisero mezzo milione di bambini iracheni, episodio riguardo al quale l’ex Segretario di Stato degli Stati Uniti Madeleine Albright notoriamente commentò: “ne valeva la pena”.

 

Non è la prima volta che gli anglosassoni omettono storicamente il ruolo sovietico nella vittoria alleata o confondono l’URSS con il Terzo Reich. In precedenti occasioni il Parlamento Europeo ha emanato risoluzioni che dichiarano il 23 agosto “una giornata europea di memoria delle vittime dell’alleanza nazista-sovietica”. Questo è un tentativo degli atlantici di rappresentare il comunismo come in qualche modo peggiore del fascismo, scollegando nel frattempo i nazisti dalla discebdenza dal colonialismo europeo, il cui razzismo è stato la sua fonte di ispirazione. Perché ciò che colpì gli Ebrei non fu considerato un’estensione di ciò che era già stato fatto alle tribù Herero-Nama per le quali la Namibia sta facendo causa alla Germania un secolo dopo?

 

L’establishment politico neoliberista in Europa e i suoi oppositori populisti anti-UE ci tengono ad apparire nemici l’uno dell’altro, ma sembra che condividano le stesse favolette sulla Seconda guerra mondiale, cioè che i nazisti e i sovietici erano mali equivalenti come scritto in quest’ultimo decreto. È una grande ironia che il miliardario liberale “filantropo” e manipolatore di valuta George Soros sia così deriso dai populisti di destra, quando sono state le sue ONG dell’Open Society Institute a progettare il crollo del comunismo nell’Europa orientale. Soros sarà pure contrario al piglio anti-immigrati del nazionalismo di destra attualmente in aumento nell’Europa occidentale, ma come fanatico russofobo è disposto a scegliere strani compagni di letto, come gli ultranazionalisti a Kiev per minare la sfera di influenza di Mosca, e ciò include la revisione della storia della Seconda guerra mondiale a una versione favorevole ai nazionalisti ucraini, che hanno preso il potere durante il colpo di stato pro-UE del 2014 in Ucraina (l’autore sembra ignorare che in realtà i nazionalisti neonazisti ucraini sono pro-UE, e sono in genere avversati dai “populisti nazionalisti di destra anti-UE”, NdVdE).

 

Il regime della giunta nazista a Kiev ha da allora istituito leggi russofobiche di “de-comunistizzazione”, che cancellano le tracce rimanenti del passato sovietico ucraino, sostituendole con memoriali ai loro nemici in tempo di guerra. Un recente esempio è stata la città di Vinnitsa, che ha rinominato una via intitolata alla spia sovietica ed eroe di guerra Richard Sorge, dedicandola a Omelyan Hrabetsk, un comandante dell’Esercito Insurrezionale Ucraino che collaborò con la Germania durante la guerra e uccise migliaia di polacchi ed ebrei. Sorge si finse un giornalista tedesco a Tokyo e fornì notoriamente a Mosca l’informazione tempestiva che il Giappone non aveva intenzione di attaccare l’URSS, permettendo a Stalin di trasferire rinforzi essenziali alla battaglia di Mosca, che si rivelò essere un importante punto di svolta nella guerra. Fu giustiziato dai giapponesi nel 1944 e dichiarato postumo Eroe dell’Unione Sovietica.

 

Ora l’UE sta ” de-comunistizzando ” la storia nella sua legislazione. Nel frattempo, l’influenza di Soros sull’UE non può essere sopravvalutata in quanto il suo potere di lobbying gli permette di avere un’influenza sul suo ramo esecutivo più di qualsiasi capo di Stato ufficiale nell’Unione politica ed economica. Il magnate degli hedge fund ha fatto fortuna come investitore durante la privatizzazione di massa della Russia negli anni ’90 dopo aver arruolato Jeffrey Sachs e il FMI per applicare la “terapia d’urto” alla sua economia, come ha fatto in Polonia e nella sua nativa Ungheria. Sotto Putin, tuttavia, le ONG di Soros sono state escluse dalla Russia. Forse la ragione per fornire così cinicamente sostegno agli elementi fascisti in Ucraina per contrastare Mosca è che lo ha fatto personalmente in gioventù in Ungheria.

 

Nato Gyorgy Schwartz, durante la Seconda guerra mondiale era un adolescente di una ricca famiglia ebraica che sopravvisse all’occupazione dell’Asse usando la sua ricchezza per corrompere un funzionario governativo del governo collaborazionista di Arrow Cross, che fornì documenti falsi ai Soros identificandoli come cristiani, mentre l’adolescente per sua stessa ammissione consegnava avvisi di deportazione ad altri ebrei. Poco tempo dopo, il giovane Soros fingeva di essere il figlio gentile adottato di un funzionario che inventariava gli oggetti di valore e le proprietà rubate agli ebrei, e lo accompagnava persino durante il suo lavoro. Si potrebbe pensare che, in quanto ebreo, fosse ossessionato da queste esperienze, ma Soros ha più volte dichiarato che non ha rimpianti e le ha anche paragonate in maniera inquietante al suo futuro lavoro come investitore.

 

Come Soros, l’Unione Europea non ha alcuna ideologia se non una sete inestinguibile di avidità ed è amica dei nazisti quando questi odiano la Russia. Per i suoi interessi politici, essa è disposta a promuovere pericolosamente una versione della storia inventata da una nuova estrema destra, in cui i quisling che collaborarono con le potenze dell’Asse sfuggono alla colpa e i sovietici che li hanno coraggiosamente sconfitti vengono calunniati malignamente. Il fascismo non è mai stato completamente sradicato solo perché l’Occidente ha continuato a nutrirlo durante la guerra fredda e anche ora che il capitalismo è stato reinstaurato in Eurasia, continua a farlo per ostacolare una Mosca risorgente sulla scena mondiale.

 

Mentre il mondo appare sempre più sull’orlo della Terza Guerra Mondiale, ci ricordiamo l’espressione di Karl Marx che notoriamente affermò che “la storia si ripete… prima come tragedia, poi come farsa” nel Diciottesimo Brumaio di Luigi Napoleone, quando paragona la presa del potere di Napoleone Bonaparte nella Rivoluzione francese con il colpo di stato di suo nipote mezzo secolo dopo, che pose fine alla Rivoluzione Francese. Altrettanto appropriata è la frase umoristica del leggendario scrittore e noto anti-imperialista Mark Twain che notoriamente disse “la storia non si ripete, ma fa rima con se stessa.” Entrambi sono applicabili all’indiscutibile tragedia della Seconda guerra mondiale e alla profanazione beffarda della sua storia da parte dell’UE, le cui politiche continuano a rendere un altro conflitto globale molto più probabile.