Il sito Counterpunch denuncia la deriva del Partito Democratico americano, la stessa che è avvenuta da noi. Invece di occuparsi dei conflitti di classe cercando di risolverli, i democratici li negano, così approfondendoli. Il loro ragionare in termini di gender, preferenze sessuali o religiose e simili non fa che aiutare i capitalisti, dividendo la classe lavoratrice in innumerevoli fazioni.

 

di Paul Street, 24 maggio 2017

L’anno scorso, Daniel Denvir descrisse acutamente la strategia politica di Hillary Clinton come “l’apice del neoliberalismo, in cui una versione distorta della politica dell’appartenenza viene usata per difendere un’oligarchia e uno stato nazionale di sicurezza, celebrando le diversità per gestire lo sfruttamento e il conflitto sociale” (il corsivo è mio).

Questo “apice” della politica neoliberale dell’appartenenza (NIP) è un’arma potente nelle mani dei pochi capitalisti privilegiati e del loro impero globale di omicidi di massa. È stata al centro del fenomeno Barack Obama e della sua presidenza.  Ed è tuttora viva e vegeta e presente al vertice del Partito Democratico e dei suoi numerosi alleati tra i media, anche sei mesi dopo l’umiliante sconfitta di Hillary Clinton.

Funziona così. Non sei riuscito a sopportare di votare il “male minore” ossia la candidata bugiarda neoliberale e guerrafondaia Hillary Clinton, malvagio strumento e alleata di una dittatura non eletta e intrecciata di denaro, impero e supremazia bianca?

Be’, dice la NIP, questo dimostra che sei sessista. Hai un problema di genere. Evidentemente non sopporti che una donna ricopra una posizione di autorità.

Lo stesso vale se hai avuto l’ardire di notare il grottesco imperialismo di Madeleine Albright, buona amica anti-russa di Hillary ed ex Segretario di Stato di Bill Clinton. La Albright è la rivoltante funzionaria imperialista che ha dichiarato alla CBS che l’assassinio di mezzo milione di bambini iracheni (bambine incluse) ad opera delle sanzioni economiche imposte dagli USA è stato “un prezzo che valeva la pena pagare” per i progressi nel raggiungimento degli obiettivi di politica estera statunitensi (la Albright ha dichiarato anche che c’è “un posto all’inferno” per le ragazze che non hanno votato per la Clinton l’anno scorso).

Lo stesso vale se non se non esulti di gioia per la partecipazione delle donne-pilota al bombardamento statunitense dei villaggi afgani.

Che importa delle donne e ragazze tra gli  innumerevoli cittadini USA e del mondo feriti e minacciati dall’agenda neoliberale e imperialista che la Clinton ha portato avanti con lo stesso fervore e malignità del suo leggendario marito molestatore di donne?

Che importa se molte femministe e donne progressiste non hanno potuto digerire il corporativismo e il militarismo di Hillary Clinton e hanno appoggiato Bernie Sanders (insieme a uomini che sono stati assurdamente scherniti come “Berniebros” – “fratelli di Bernie” NdVdE – dalla campagna di Hillary) alle primarie presidenziali democratiche? O se hai votato per una donna (Jill Stein) come presidente?
No, dice la NIP. Hai odiato Hillary perché non credi nei diritti delle donne.

Hai criticato il primo presidente nero degli USA perché era prigioniero e servo della già menzionata dittatura di non eletti e hai rifiutato di salire sul carro del suo falso progressismo di speranza-cambiamento? Hai denunciato la dedizione senza risparmio di Obama ai ricchi e ai potenti? Non hai sostenuto Obama quando bombardava con i droni donne e bambini musulmani attraverso un programma di assassinii non-molto-mirati che Noam Chomsky ha giustamente definito “la più estrema campagna di terrorismo dell’era moderna?”

Be’, dice la NIP; questo dimostra soltanto quanto tu sia razzista. Devi avere un problema con gli uomini neri in posizioni di autorità.

Che importa dei molti milioni, se non miliardi, di persone di colore che sono state colpite o minacciate dall’agenda neoliberale e imperialista che Obama ha portato avanti con lo stesso fervore e malignità dei Clinton? A chi importa dei tuoi avvertimenti e osservazioni riguardo il totale disastro del fenomeno Obama e della sua presidenza rispetto alla causa dell’uguaglianza nera? O del fatto che molti neri americani non fossero d’accordo con il concetto malato che mettere una faccia tecnicamente nera nel posto simbolicamente più alto fosse una soluzione alla perdurante esistenza del razzismo nel cuore della vita americana?

Sei preoccupato delle pressioni al ribasso che gli immigranti africani e messicani possono esercitare sui salari e sul potere negoziale dei sindacati sul tuo mercato del lavoro locale?

Be’, sostiene la NIP, questo dimostra che razza di egoista, nazionalista-bianco-che-guarda-solo-FOX-News sei.

Dimentichiamoci il gioioso sfruttamento da parte dei datori di lavoro locali del lavoro degli immigranti come alternativa a basso costo e strumento per dividere la classe lavoratrice – e dimentichiamoci i tuoi stessi sforzi per vedere riconosciuti i diritti agli immigrati e l’inclusione degli immigrati nelle lotte per ottenere condizioni di lavoro e di vita migliori.

Sei preoccupato che l’influsso di ricchi studenti provenienti dalla Cina stia contribuendo a gonfiare i prezzi del tutoraggio al college e all’università, provocando l’esclusione dei figli della classe lavoratrice americana dall’istruzione superiore negli USA? Trovi sgradevoli i notevoli sprechi e l’esclusivo orientamento al business di molti di questi studenti cinesi?

Per la NIP ciò dimostra solo quanto tu sia un razzista che desidera segretamente riportare in vita la Legge di Esclusione della Cina del 1882.

Non importa quanto hai scritto, detto e/o fatto per criticare il rozzo, neo-Dickensiano sfruttamento del proletariato cinese – la vera fonte di ricchezza che rende possibile per le famiglie cinesi ricche mandare i propri figli unici nelle università americane.

Hai osato notare che l’afflusso di massa delle donne nel mondo del lavoro statunitense durante e dopo gli anni 70 ha permesso alla classe imprenditrice di schiacciare le paghe orarie e ha contribuito alla crisi della vita familiare della classe lavoratrice?

La NIP sostiene che questo dimostra che maschio sciovinista sei: ovviamente tu ritieni che “il posto di una donna è a casa”. Devi essere un sessista che vuole riportare l’orologio indietro, quando non c’erano i diritti delle donne.

Non importa se da tempo sostieni la parità di genere sul posto di lavoro e oltre.

Sei preoccupato per il fatto che i dati recenti dimostrano che i maschi della classe lavoratrice bianca degli USA stanno attraversando un periodo di declino precipitoso in termini di aspettativa di vita, a causa del collasso del mercato del lavoro per gli uomini della classe lavoratrice nell’era neoliberista?

Per la NIP questa è la dimostrazione che sei un sessista bianco che si interessa solo dei bianchi.

A chi interessa la tua lunga opposizione al sessismo, razzismo e ad altri mali?

Trovi molto poco sorprendente che molti bianche della classe lavoratrice e rurale reagiscano male alla frase “Le vite dei neri contano”, dato che negli ultimi 40 anni è stato loro insegnato dal capitalismo neoliberista che le LORO vite non contano?

Questo prova che sei un razzista che non capisce la speciale oppressione subita dalle persone di colore.

Non interessa la tua lunga denuncia e opposizione al razzismo e la tua difesa della frase “Le vite dei neri contano”.

Non sopporti il pericoloso piano imperialista USA per umiliare la Russia?

Questo dimostra che adori i grandi e forti nazionalisti bianchi, come Vladimir Putin. Vorresti segretamente tornare ai bei giorni della supremazia indiscussa degli uomini bianchi.

Non interessa la tua costante e indefessa critica dell’oligarchia neliberista di Putin, oltre che del suo razzismo e sessismo.

Non riesci a sopportare i professori di storia e sociologia (o di altre “scienze sociali”) che si concentrano sulla razza/etnicità e/o il gender e/o gli orientamenti sessuali e/o la religione e/o la nazionalità e/o l’età e/o l’ecologia, con l’assurda esclusione delle classi sociali nel raccontare la storia degli avvenimenti presenti?

Questo dimostra che sei un razzista e/o omofobo e/o bigotto e/o anti-ecologico.

Non importa la centralità della disuguaglianza tra classi nello sviluppo dei fenomeni di razzismo, oppressione etnica, sessismo, omofobia e via dicendo.

Non importa che la crisi ambientale venga pilotata al di sopra di qualsiasi problema dalla follia estremista della classe dominante capitalista.

Esiste un nome per tutta questa follia di politica dell’appartenenza nella quale si identificano così tanti liberali borghesi finti progressisti: la regola di dominio di classe divide et impera.

Non sono uno di quei social-democratici ed economisti che riducono tutto ai conflitti di classe e che dicono che tutta quanta la politica dell’appartenenza dovrebbe essere messa da parte. Nessun uomo di sinistra degno di questo nome dovrebbe negare o ignorare le esperienze specifiche di oppressione delle donne, dei neri, dei nativi americani, sudamericani, gay, transgender, musulmani, arabi, africani e così via. Sottovalutare la particolarità dell’oppressione e della vita delle persone legata a identità razziali, di genere, sessuali, etniche e di nazionalità non porta da nessuna parte, né moralmente né politicamente.

Quello che è da rigettare è l’identitarismo borghese paralizzante e reazionario al quale è profondamente legato il pessimo, affarista e neoliberista Partito Democratico. Come ha fatto notare Conor Lynch a Salon lo scorso autunno, “la campagna della Clinton ha tentato di incentrare le elezioni del 2016 sull’odiosità di Trump (“Amiamo l’odio per Trump”) e la sua “truppa di miserabili”, senza intanto offrire una reale visione di cambiamento progressivo e populista… quando qualcuno a sinistra ha sollevato legittime preoccupazioni riguardo al messaggio perdente della Clinton o al suo bagaglio politico durante e dopo le primarie, è stato ridicolmente etichettato come “fratello” sessista o razzista da figure apicali del partito (anche se alcuni dei più duri critici progressisti della Clinton erano di fatto donne e persone di colore).

La sinistra nei suoi momenti migliori ha percepito la politica dell’appartenenza in modo opposto sia al “dividi e comanda” della classe dirigente, sia al riduzionismo di classe. Come ha detto Luis Proyect lo scorso dicembre:

“Mentre l’idea di riunire i lavoratori in base ai loro interessi di classe e alla loro provenienza etnica, il loro gender, e altre differenze ha un enorme seguito a prima vista, non esiste un modo facile per dare concretezza a un approccio simile, data la tendenza innata del sistema capitalistico a creare divisioni tra la classe lavoratrice per mantenere il vantaggio sulla classe intera… ancora nel 1960… i leader trozkisti… percepivano la rivoluzione americana come una sorta di fronte unito di diverse battaglie che si sono riunite sulla base di comuni interessi di classe. Se questa è una concessione alla ‘politica dell’appartenenza’, temo che un movimento socialista che si basi su richieste particolari dei neri e altri di altri settori della popolazione che agiscono nel loro proprio interesse sulla base del sesso, delle preferenze sessuali ecc sarà inevitabilmente mancante della universalità necessaria a trionfare contro una classe capitalista coesa. Per dirla in termini dialettici, negare l’esistenza di contraddizioni e rifiutarsi di risolverle non potrà che portare a contraddizioni più profonde”.

E questo è davvero corretto. Si riferisce all’identità come un mezzo che serve a costruire solidarietà tra la classe lavoratrice in opposizione al capitale, mentre la NIP cerca di dividere la classe lavoratrice per servire il capitale.